Alla riscoperta del proprio sogno

“Si può prendere in considerazione questo: alla nascita, e forse anche prima, abbiamo un Sogno”… “Potremmo ipotizzare che nascendo abbiamo ben chiaro il Sogno, quello cioè che siamo nati per fare, la direzionne nostro percprso nella quale possiamo dispiegare i dettami della nostra Anima per dirla con E. Bach.”
Questa premessa sta alla base di “La ruota della Creatività”, secondo libro di Adriano Parmigiani, terapista e insegnante di Shiatsu oltre che studioso di floriterapia e della tradizione dei nativi americani. Il guaio è che gran parte di noi dimentica questo sogno e vaga nel mondo in preda a un inquietante senso di vacuità che tenta di colmare inventandosi scopi e missioni posticci, o lasciandosi imporre un “sogno” dall’esterno.

Perché avviene ciò?Chiediamo all’autore.
“Tutto comincia con il processo di socializzazione” ci risponde  “Un processo che è necessario perché altrimenti non potremmo vivere, ma che oscura una serie di cose,  anche con le migliori intenzioni da parte dei migliori genitori e dei migliori educatori”.

Si può ritrovare il proprio sogno?
“Certo, ma la riscoperta di questo compito originale significa mettere in moto un processo di memoria e per mettere in moto un processo di memoria è necessaria una certa quantità di energia. Tutto il mio libro è la descrizione di come i nativi attuavano questa forma di psicoterapia ante litteram, attuata dai saggi e dai vecchi della tribù per aiutare ciascuno a ritrovare quello che è il suo specifico cammino, indipendentemente da quelli che erano i bisogni della società, della tribù, della famiglia. Si tratta di un processo che non è molto conosciuto perché è poco divulgato”.

Chi legge il tuo libro può scoprire gli strumenti per ritrovare il proprio sogno anche senza saggi ad assisterlo?
“Sì” nel senso che una volta che sei entrato nel processo, che lo hai capito, puoi e devi andare avanti da solo. È come quando uno va in analisi: ci rimane per un certo numero di anni e poi capisce alcune cose e può anche permettersi di lasciare l’analista. Qui è più o meno la stessa cosa, nel senso che si parte da una concezione del mondo completamente diversa dalla nostra che viene sintetizzato come ruota di medicina. La ruota di medicina è il modo in cui i nativi delle pianure americane vedevano il mondo e se stessi nel mondo”.

Mi potresti fare un esempio?
“Ti posso citare uno dei racconti evocati nel libro, la storia del giovanotto Occhio di Falco che voleva sposare Raggio di Luna e che per dimostrare il proprio valore era intenzionato a rubare due cavalli della tribù vicina. A quel punto otto saggi della tribù lo facevano sedere in mezzo a loro e impersonavano  per lui ciascuno una direzione della Ruota di Medicina. Ogni direzione aveva un modo di porsi di fronte alla vita: il nord, per esempio, rappresenta la mente, il razionale, il Sud rappresenta invece l’acqua, l’istinto. Quindi c’era un confronto tra il fanciullo che voleva diventare uomo e gli uomini che gli facevano da specchi, rappresentando le varie direzioni, ossia tutte le parti della sua psiche. Lo scopo di questo processo non era di indebolirlo o di ostacolarlo, ma di mostrargli dove era la sua debolezza e aiutarlo a diventare forte per far sì che lui andasse a fare il suo atto d’amore, ma che lo facesse con una consapevolezza diversa e non trascinato da un impulso che gli poteva nuocere. I saggi parlavano molto di consapevolezza e con questo termine intendevano una consapevolezza interiore, non una motivazione esterna”.

Ma è un sistema applicabile anche alla nostra società, o a un progetto che potrebbe interessare la nostra società?
“Sicuramente a un progetto che potrebbe interessare il singolo. In fondo il concetto dei nativi non era un concetto che riguardasse una struttura sociale. Il focus era sull’individuo. La struttura familiare, tribale e sociale era assolutamente in funzione dell’individuo, ossia esattamente il contrario di quello che succede oggi alle nostre latitudini, in barba a quanto viene affermato nelle Costituzioni dei singoli stati.  Per tornre alla società occidentale moderna, la mia idea è che la cosa importante sia di creare in questa società delle oasi in cui si possano costruire delle relazioni diverse. Se poi queste oasi riescono a crescere a macchia di leopardo e a costruire una rete, questa è una bella utopia che potrebbe anche realizzarsi”.

Adriano Parmigiani,  La ruota della creatività, Un percorso per recuperare il Sogno, Edizioni Youcanprint. ISBN 978-88-67519-10-1.

Per contattare l’autore: lacasaheyoka@libero.it

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