Nel viso il passato e il futuro

In questa foto del noto comico italiano Roberto Benigni, sono messe in evidenza le due parti del viso

La Morfopsicologia ci aiuta a conoscerci e a scoprire le nostre potenzialità oltre a migliorare i rapporti con le persone che ci circondano permettendoci di capire meglio le loro reazioni.

Il viso è solitamente la prima cosa che ci colpisce quando incontriamo una persona. I suoi tratti e la sua mimica generano in noi quella simpatia, o quella antipatia, che determinerà gran parte del nostro rapporto. Da sempre l’umanità ha tentato di darsi dei parametri per determinare con certezza il significato dei tratti del volto. La Morfopsicologia è uno dei metodi più moderni di studio sistematico del viso e si ispira anche alle teorie psicologiche elaborate dai due capostipiti della psicanalisi : Sigmund Freud e Carl Gustav Jung.  Abbiamo intervistato Claudia Boeri e Lieta Vitali, fondatrici dell’Associazione Simpa di Milano, che tiene corsi di Morfopsicologia.

 

Quando è nata la Morfopsicologia ?

« Si parla di Morfopsicologia dagli anni Trenta, quando lo psichiatra infantile francese Louis Corman ha messo in luce le sue ricerche in ambito ospedaliero. Il dottor Corman era stato ispirato dalle scoperte di Claude Sigaud, un internista di fine Ottocento, evidentamente molto avanzato. Inoltre il metodo si appoggia ai vari indirizzi psicologici che si andavano affermando a quel tempo. In seguito, la Morfopsicologia ha avuto una certa difficoltà a farsi strada in quanto è prevalso, anche in psicologia, il pensiero analitico e razionale. Quindi l’aspetto rilevato da Corman, più legato a un pensiero sintetico-intuitivo, si è urtato a molti ostacoli e resistenze ».

 

Ma le ricerche sul carattere attraverso i tratti del volto risalgono a tempi più lontani degli anni Trenta… Sono note, e anche molto discusse, le teorie elaborate da Cesare Lombroso a cavallo tra Otto e Novecento.

« I primi tentativi di stabilire un legame sistematico tra il viso e il carattere risalgono all’antichità. Per quanto riguarda le teorie di Lombroso, non si può dire che siano del tutto sbagliate, il problema sta piuttosto nel fatto che non sono contestualizzate. Per fare un esempio: se una persona non ha una fronte alta non vuol dire per forza che non sia intelligente, bisogna vedere il resto del viso e inoltre bisogna anche tener conto del fatto che ci sono molti tipi di intelligenza. È anche sbagliato voler leggere certi tratti come indici indiscutibili di tendenze criminali. In un certo senso Lombroso è servito a Corman per verificare che un tratto non può essere letto prescidendo da qualsiasi collegamento con il resto del viso. Inoltre il volto non è una cosa statica, può cambiare nel tempo e anche da momento a momento. Rispecchia quelli che sono i nostri movimenti e le nostre reazioni nel mentale, nell’affettivo e nell’istintuale che sono i tre piani in cui Corman divide il viso ».

 

Si può leggere anche il passato ?

« Sì, si può leggere perché il passato c’è stato e ha lasciato delle tracce su di noi. Ma più che leggere il passato possiamo vedere come potrebbe evolvere il nostro futuro in base a  potenzialità che non sospettiamo di avere, o che sottovalutiamo ».

 

La Morfopsicologia sostiene che in ogni viso c’è una parte maschile e una femminile a prescindere dal sesso della persona. Perché ?

« La teoria della parte maschile e femminile presente in ciascuna persona è ripresa dalla psicologia di Jung.  È molto importante tenere conto di queste due parti  per capire su che cosa basiamo il nostro essere. C’è quindi una lettura dove Corman ha definito la parte maschile e femminile che c’è nel volto di ciascuno. Queste due parti possono essere in armonia e integrarsi, rendendo più ricco il nostro vivere, così come invece possono essere in conflitto. Lo stesso può dirsi delle parti cerebrale, affettiva e istintuale. La lettura del volto permette di stabilire se queste parti sono bene integrate o se invece sono in opposizione tra loro ».

 

Un altro aspetto della Morfopsicologia è la definizione di tratti del volto tipici di ogni fase della vita. Quali sono i parametri che permettono di stabilire questi fasi ?

« Qui la Morfopsicologia si riallaccia alle teorie di Freud sull’evoluzione della personalità dalla prima infanzia all’età adulta.  Lo studio dei tratti del viso permette di stabilire a quale età la persona è rimasta più legata. Ci sono persone adulte che hanno conservato tratti tipici dell’infanzia, o dell’adolescenza, e questi tratti si traducono poi in tendenze psicologiche ».

 

Che cosa fa sì che una persona rimanga legata a una fase della vita ormai superata ?

« Le cause possono essere molte. Può essere ad esempio che, al momento in cui un’adolescente sta scoprendo la propria autonomia, un giudizio lo blocchi e lo renda in un certo senso dipendente dall’opinione degli altri. Altre volte gli shock vengono dalla primissima infanzia o addirittura dal periodo prenatale. Anche in questi casi, studiando il volto si può capire quando si è verificano l’episodio ».

 

Ci vuole una formazione psicologica per studiare Morfopsicologia ?

« I nostri corsi sono aperti a tutti. Noi vediamo la Morfopsicologia soprattutto come un aiuto a conoscere meglio se stessi. Una forma di maieutica. Naturalmente ci sono anche psicologi che frequentano i nostri corsi. I gruppi in genere sono composti da persone molto diverse che si integrano molto bene. Tra i nostri allievi c’è stata persino una cartomante ambulante che desiderava scoprire il collegamento tra la personalità così come risultava dal volto e la lettura della carte.  Comunque la maggior parte delle persone interessate sono naturopati, perché la Morfopsicologia fa parte dell’approccio olistico alla persona ».

 

Oggi sempre più persone   fanno ricorso alla chirurgia plastica per modificare il loro aspetto e conformarlo a un ideale di bellezza. Che cosa ne pensate ?

« Non abbiamo niente contro la chirurgia plastica in quanto tale. Tutto sta nel vedere con quale maturità si affronta l’intervento. Alla fine si tratta di ciò che Freud definisce il rapporto tra l’idea dell’io e l’io. È giusto avere un ideale di se stessi perché l’ideale spinge verso un miglioramento, ma bisogna anche capire quale è il proprio io.  Se un io si lascia definire da regole estetiche  senza tener conto di quello che è, allora l’intervento estetico anziché migliorare la situazione la peggiora e rende la persona ancora più fragile e insicura. Un fenomeno che ci sembra inquietante è il costante calo dell’età delle persone che fanno ricorso alla chirurgia estetica, in quanto si sa che l’adolescenza per definizione è un momentoin cui non ci si sente bene nel proprio corpo e si vorrebbe essere diversi. Un altro fatto importante è saper accettare gli anni che passano. Le rughe raccontano la storia della vita e cancellarle significa rifiutare la propria biografia ».

Per saperne di più:

www.morfopsicologiaitalia.it
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