Luce sul mistero del Graal

     

Foto: Eddi van W. Flickr. com

Una studiosa della Tradizione ci guida in un affascinante viaggio alla ricerca del Mistero dei Misteri, aiutandoci a superare barriere e pregiudizi e spingendoci ad ascoltare la voce della vita.

Vi sono misteri che giacciono sopiti nell’inconscio dell’umanità da dove periodicamente risorgono, in una forma o nell’altra, suscitanto grandi ondate di curiosità e di fascino che non si spiegano con la sola moda. Tra questi misteri vi è quello del Graal, oggetto indefinito, che ha ispirato in ogni tempo poeti, romanzieri e più recentemente cineasti. Il Graal è legato alle speranze di salvezza, felicità, prosperità, vita eterna che abitano l’uomo da sempre. Sul Graal è stato scritto molto ma poche sono state le ipotesi fautrici di ispirazione e di nutrimento per i ricercatori di verità.

Una bellissima eccezione a questa regola è « Il Graal custodito dai Templari » di Maria Grazia Lopardi, uscito lo scorso anno nelle Edizioni Arkeios. In questo saggio la giurista aquilana prosegue il filone che, partendo dalla vicenda di Collemaggio e di Celestino V, l’ha condotta passo dopo passo a studiare gli enigmi dei Cavalieri del Tempio,  del Quadro magico del Sator, dell’architettura sacra medievale e altri  ancora.

Ne « Il Graal custodito dai Templari » Maria Grazia Lopardi presenta una sua convincente ipotesi sulla natura del Graal :  Coppa, Pietra, Donna, ma anche molto molto di più. I Templari e con essi Pietro da Morrone, il futuro papa Celestino V, avrebbero conosciuto il mistero e si sarebbero sforzati di tramandarlo alle generazioni future attraverso simboli che i primi avrebbero inciso con fatica sulle pareti delle loro celle e che il secondo avrebbe affidato alla sua Basilica di Collemaggio. In questa ricerca, dove molto si parla di androginia perduta, l’Autrice si muove coraggiosamente tra razionalità maschile e intuito femminile.

Maria Grazia Lopardi ha gentilmente accettato di rispondere ad alcune domande su questa sua opera affascinante e scritta con contagiosa passione.

Nella sua ricerca, attraverso le lingue e le culture sulle tracce della Tradizione, lei si lascia guidare tanto dall’intuizione quanto dall’erudizione. Come è arrivata a questo metodo originale?

E’ il frutto di una mia evoluzione personale: mentale per formazione-non a caso sono una giurista- ho dovuto ad un certo punto della vita dare fiducia alla mia parte irrazionale, all’intuizione che mi si palesava con incredibile forza tanto da farmi arrendere all’evidenza e da ricevere  l’avallo della mia parte razionale. Credo che sia l’equilibrio tra testa e cuore che viene richiesto in questo momento della storia dell’umanità. La vita ci parla di continuo e richiede che la stiamo ad ascoltare.

Lei ripete che il libro dedicato al Quadrato magico del Sator è stato fondamentale per le sue successive ricerche. Perché?

Perche è stato frutto di una intuizione straordinaria:  partendo da questo misterioso quadrato recante una scritta palindroma

SATOR

AREPO

TENET

OPERA

ROTAS

 ho rinvenuto un codice cosmico, la legge del creato che  si ritrova in natura ma anche nelle costruzioni sacre realizzate da iniziati. Si tratta di una legge musicale, effetto del primo suono-vibrazione che ha informato il cosmo, si tratta della rete delle dee tessitrici di tutte le mitologie che compongono la Matrice degli Archetipi  imprimenti  la forma a fiori, foglie, piante ecc. Credo di aver rinvenuto nel mio reticolo il canto unico dell’universo, la unificazione delle forze cui aspirano i fisici…Tutto è informazione e il mio reticolo è il campo informante. Questa intuizione mi ha consentito di entrare nel segreto dei Maestri Costruttori, tanto da permettermi di tracciare piante di chiese, moschee, sinagoghe; mi ha condotto, con mia grande emozione, a comprendere cosa sia il GRAAl, il grembo cosmico da cui scaturisce il creato, lì dove Galaad vide “l’inizio e la  causa di ogni cosa”.  Ho anche rinvenuto la coerente traduzione  dal latino della frase:  Il Creatore (SATOR) verso cui tendo (AREPO, forma contratta di ADREPO) sostiene (TENET) con la sua azione (OPERA, azione musicale, vibratoria)  le sfere celesti (ROTAS ovvero il senso di rotazione delle particelle, lo spin).

Contrariamente ad altri studiosi lei non esclude nessuna fonte: le grandi religioni, Guénon, la Teosofia, i Rosacroce, Kryon. Pensa che tutte le ricerche spirituali abbiano valore e che nessuna vada considerata come errata?

Sostanzialmente sì, penso che la Tradizione Unica, intesa come Conoscenza primordiale che come un fiume scorre ora sotterraneo ora in superficie, sia alla base di religioni e scuole di Sapienza, casomai camuffata dalle colorazioni connesse a tempi , luoghi e popoli a cui era destinata, e dalle interpretazioni e sovrastrutture umane. Se si penetra in profondità ovunque emerge la Traditio.

Pensa che oggi l’umanità sia matura per riscoprire il segreto custodito dai Templari?

Credo che sia destinato proprio all’umanità di oggi. La Fisica ci sta arrivando (reticolo cosmico, stringhe, campo quantico ecc.) ma è l’essere umano che deve comprendere come interagire con la Matrix, come divenire artefice della propria esistenza e scrivere il proprio futuro, come usare le Porte dei Templari, i luoghi graalici per trasmutare la propria materia mortale e spiritualizzarla come la tradizione cristiana dice del corpo di Maria che esprime la materia tutta.

Che cosa porterà all’uomo moderno l’accesso al potere femminile del Graal?

Il collegamento con il campo dell’intuizione, dunque la Conoscenza di prima mano, non appresa dai libri, la consapevolezza di essere il creatore del settimo giorno, quello in cui Dio si riposa, di avere il compito, pacificato in sé e in armonia nella recuperata androginia, di realizzare la  cubica Gerusalemme divina che esprime il compimento della creazione.

Annunci
Published in: on 9 agosto 2012 at 09:03  Comments (1)  
Tags: , , ,

Lo specchio della mano

L’analisi della mano è una scienza antica che ha subito nuovi sviluppi negli ultimi tempi, prendendo a prestito conoscenze da varie discipline vecchie e nuove. Non mancano i collegamenti con la moderna psicologia in modo da offrire un quadro dinamico del momento e del carattere del consultante, rendendolo altresì attento alle potenzialità e agli aspetti spirituali del suo essere.

 

« L’analisi della mano prende in considerazione i vari aspetti e parti della stessa ». Ci dice Werner Sigrist, imprenditore e analista della mano che opera nel Ticino. « Così la forma – riconoscibile anche a distanza – indica il carattere di base di una persona. Le dita e le varie zone del palmo sono collegate con gli dei dell’Antichità pagana, che simboleggiano le forze archetipiche presenti nella personalità. Per fare alcuni esempi : Marte rappresenta l’iniziativa, la combattività ; Venere gli aspetti affettivi e sensuali ; Saturno il senso della responsabilità e  del dovere… L’analista osserva anche la posizione in cui viene presentata la mano (chiusa o aperta, morbida o tonica). L’analisi comunque non viene mai considerata come definitiva, poiché la mano è uno specchio vivo che si trasforma a seconda del momento che stiamo attraversando. Perciò l’analista non fa mai previsioni. Potrebbe al massimo trarre delle conclusioni da certe premesse, avvertire la persona che se continua su una certa strada potrebbe andare incontro a determinati inconvenienti… ma in genere si astiene da questo tipo di speculazione ».

« Le linee del palmo si creano contemporaneamente allo sviluppo del sistema nervoso centrale, tra l’ottava e la dodicesima settimana di vita embrionale, e possono cambiare nel corso della vita. In base ad esse l’analista si può fare un quadro del carattere in quel momento della vita della persona : la linea del cuore è legata al modo di vivere emozioni e sentimenti, così come alle relazioni con gli altri e con se stessi ; la linea della testa al modo di ragionare e ai moventi che determinano le decisioni ; la linea della vita parla del rapportorto della persona con il proprio corpo e con la propria salute ; infine dalla linea del destino si riconosce l’orientamento di base della vita, sia privata che professionale ».

« Particolarissimo è il ruolo delle linee dei polpastrelli, le cosiddette impronte digitali. Queste ultime si formano nel feto circa cinque mesi prima della nascita (quando, secondo alcune culture, l’anima entra nell’embrione). Le impronte digitali, come noto, sono uniche e non cambiano mai.  Per l’analista della mano rappresentano il tema prenatale o karmico, qualcosa che la persona porta con sé nella vita. Se in altre parti della mano si vede ciò che la persona ha vissuto, l’influenza dell’ambiente e della famiglia, nelle impronte digitali non vi è nulla di tutto ciò. Dalle impronte digitali si ricava il tema fondamentale della persona, ciò con cui si dovrà confrontare per tutta la vita. In questo caso non si tratta di cambiare nulla, ma di individuare una giusta direzione in cui evolversi ».

« Che cosa si può ancora vedere tramite l’analisi della mano ? Un aspetto importante è certamente legato alla scoperta dei talenti di una persona e ai suoi antagonisti, ossia a ciò che gli impedisce di esprimersi al meglio.  Si può prendere l’esempio di qualcuno che è fatto per calcare le scene ma che non osa “buttarsi” per timore di essere criticato. Può sembrare incredibile ma cinque persone su dieci non vivono i loro talenti per mancanza di autostima. Lo scopo dell’analisi della mano è di far capire alla persona ciò che può essere se vive al meglio le proprie potenzialità ».

«  Per quanto concerne le origini della disciplina, l’analisi della mano viene praticata fin dall’antichità. In anni più recenti l’americano Richard Hunger ha sviluppato lo studio delle impronte dei polpastrelli e ha fondato l’Istituto internazionale di analisi della mano (International Institute of Handanalysis). L’analisi della mano è collegata a varie teorie psicologiche e tra l’altro alla Psicosintesi di Roberto Assagioli, quando afferma che abbiamo diverse subpersonalità. Importante è conoscere queste  subpersonalità in modo da poterle gestire, perché chi ne è inconsapevole ne viene posseduto. Se sappiamo riconoscere quale subpersonalità si sta esprimendo in un determinato momento, possiamo comprendere certe nostre reazioni viverle meglio ».

« Altri collegamenti si possono trovare tra analisi della mano e l’astrologia, in particolare per quanto concerne la teoria dei quattro elementi. L’acqua corrisponde alla profondità, alla sensibilità, all’empatia ; l’aria è il mentale, l’osservazione ; la terra è la concretezza, l’affidabilità, mentre il fuoco è la passione, l’entusiasmo, la spontaneità ».

« Che cosa si può chiedere all’analisi della mano ? Una seduta di analisi ci può aiutare a fare chiarezza su un determinato problema, oppure si può chiedere una panoramica della propria personalità, per sapere ad esempio quale elemento (per tornare al riferimento all’astrologia) è dominante in noi e quale  al contrario è nascosto. A questo proposito si può anche fare riferimento a Jung e alla cosiddetta “funzione inferiore“, ossia a quella facoltà che non abbiamo sviluppato. Per fare und esempio, una persona che possiede molta acqua, ossia molta dolcezza e sensibilità, può essere dominata dal fuoco, dall’impeto, dall’impulsività che non le permettono di esprimere le sue altre qualità. In questo caso è importante renderla attenta alla necessità di moderare gli aspetti dinamici del prorio carattere per poter vivere quelli più profondi e interiori ».

« La presa di coscienza del proprio elemento mancante è importantissima perché altrimenti rischiamo di cadere vittima di meccanismi compensatori, come quello di essere affascinati e di innamorarci di persone ricche proprio dell’elemento che a noi fa difetto. Per fare un altro esempio, una persona tutta fuoco e aria, ossia tutta movimento e idee astratte,  poco conscia del lato concreto, tenderà a legarsi a un(a) partner terra, concreto(a) e stabile, con cui rischia poi di entrare in conflitto o di sviluppare incomprensioni».

Published in: on 2 agosto 2012 at 08:21  Lascia un commento  
Tags:

Alla ricerca delle civiltà perdute

È di recente pubblicazione il libro di Sabina Marineo « Prima di Cheope : le origini » dedicato all’Egitto prima del tempo dei faraoni. L’autrice presenta tra l’altro la tesi affascinante dell’esistenza in quella regione di antichissime civiltà matrifocali e pacifiche, ma culturalmente avanzate.

 

La Sfinge di Giza. foto frans 16611 Flickr.com

Incontriamo Sabina Marineo a Monaco di Baviera dove vive e lavora, pubblicando sia in italiano che in tedesco. Conoscevamo il suo interesse per i templari e  per i misteri come quello di Rennes le Château, ma non la sapevamo esperta di antico Egitto. Le chiediamo qualche informazione sul suo nuovo libro.

 

C’è un motivo particolare per cui ti interessi dell’antico Egitto ?

« Certo, ma i miei motivi sono di natura più personale che professionale. Infatti non ho studiato egittologia, ma letteratura e lingue straniere e poi ho fatto teatro, un po’ per tradizione familiare e un po’ perché mi affascinava l’idea di entrare “nella pelle“ di qualcun altro. Naturalmente ho sempre letto molto e ho anche scritto, ma soprattutto racconti e romanzi. Poi un giorno mi sono imbattuta nel famoso libro “Il Santo Graal“ di Baigent, Leigh, e Lincoln che mi ha spinta ad approfondire il tema delle società segrete. Di pari passo ho anche cominciato a studiare la storia dell’antico Egitto. Ho seguito delle lezioni all’università di Monaco, ma soprattutto ho studiato e letto molto per conto mio. Devo dire che l’Egitto mi ha sempre attratto molto tanto che nel corso dei mei viaggi in Africa ho sempre colto l’occasione per tornare in quel paese e conoscerlo meglio».

 

Nel tuo libro rivaluti il mito che consideri non come favola, ma come trasposizione di una realtà storica. Perché?

«Le società del lontano passato avevano un senso della storia molto diverso dal nostro. Per loro il mito era lo strumento più adatto per tramandare avvenimenti storici, o anche la memoria di personaggi che rivestivano un’importanza particolare».

 

Come  Ermete?

«Sì. Come Ermete. Il mito era uno strumento. L’idea della storia, così come la conosciamo oggi, si è cristallizzata solo molto più tardi, con i greci e i latini. Prima non c’era. Come ho scritto nel libro, la concezione del tempo degli egizi e degli altri popoli della lontana antichità era differente dalla nostra e il modo di concepire la storia è strettamente legato alla concezione del tempo. Nell’antico Egitto la visione del tempo era duplice: poteva essere lineare come la nostra, ma era anche ciclica.  Se osserviamo gli avvenimenti passati da un punto di vista ciclico, ci rendiamo conto che il mito era uno strumento di primaria importanza per comprenderli pienamente. Infatti, se guardiamo le società tradizionali come quella dell’antico Egitto, vediamo che tutte registrano degli avvenimenti che si ripetono, ma che in un certo senso avvengono sempre per la prima volta».

 

Come è possibile?

«È possibile perché l’avvenimento ricorrente è sempre trasformato, sempre nuovo. Questo concetto è molto difficile da capire per noi. Possiamo capirlo a livello intellettuale, ma farlo nostro è difficilissimo, proprio perché abbiamo un senso completamente diverso dello scorrere del tempo».

 

Il tuo libro parla molto di civiltà preistoriche che una parte dell’archeologia liquida come primitive. Perché?

«Infatti, parlo di civiltà matrifocali e  che sia molto importante rivalutarle. Penso che, fino a prova del contrario, queste civiltà preistoriche erano molto più pacifiche di quelle che le hanno seguite. Probabilmente non si basavano nemmeno su una struttura gerarchica, il che secondo me è  un fatto molto positivo. È probabile che avessero una struttura ecumenica dove tutti avevano accesso alle risorse naturali.»

 

Queste civiltà potrebbero addirittura servire da modello a noi?

«Certo. Soprattutto oggi questi modelli potrebbero aiutarci. Noi siamo il frutto delle grandi culture patriarcali e aggressive: della cultura sumera, egizia, greca e romana, ma ci stiamo rendendo conto che non possiamo continuare così, che dobbiamo cambiare, altrimenti distruggeremo il pianeta, o quantomeno la razza umana».

 

Le culture matrifocali erano africane?

«Per quanto concerne l’Egitto si può supporre che fossero africane. Del resto l’Africa ha una grande tradizione di culture matrifocali. Ma non dimentichiamo che anche la vecchia Europa ha avuto delle culture di questo stampo, in particolare nei Balcani e attorno al Mar Nero, nel quattro-cinquemila avanti Cristo».

 

Da dove provenivano le culture patriarcali?

«Erano di origine indoeuropea, ossia proprio i nostri antenati. Si pensa che venissero dalle steppe del Volga, nella Russia meridionale, anche se è molto difficile dire quale fosse veramente la loro patria d’origine. Erano tante tribù differenti, per cui sarebbe assolutamente sbagliato parlare di una razza. Tuttavia queste tribù erano accomunate dalla lingua e da un sistema religioso incentrato su un culto solare, una divinità maschile, un dio-padre».

 

Tra i loro dei vi era anche Horus, il dio-falco?

«Infatti. Horus era una divinità guerresca per eccellenza. Nelle raffigurazioni più antiche il dio-falco è sempre rappresentato con la clava o con l’arpione, intento a uccidere i nemici. Horus inoltre era detto “colui che viene da lontano” quindi si può supporre che fosse una divinità arrivata da un paese straniero».

 

Mentre Iside era paragonabile alla dea madre delle civiltà più antiche?

«Iside è una delle metamorfosi subite dalle grandi dee del passato dopo l’affermarsi delle civiltà patriarcali e degli dei maschili. Sebbene discendente della Grande Madre, viene onorata soprattutto in quanto moglie di Osiride e madre di Horus. Ciò rispecchia tra parentesi anche il cambiamento di ruolo della donna nella società. Questo relegare la donna nell’abito privato della casa e della famiglia è tipico delle culture patriarcali. E pensare che le civiltà preistoriche non erano matriarcali, ossia non garantivano alla donna un posto di preminenza. Per quanto possiamo dedurre dai reperti trovati fin qui,  i due elementi maschile e femminile erano complementari. Il ruolo centrale della donna era semplicemente dovuto al fatto che dava la vita».

 

Ti stanno a cuore le culture matrifocali?

«Sì e spero che con i nuovi ritrovamenti archeologici e con i mezzi sempre più sofisticati di cui disponiamo per tornare indietro nel passato si arrivi a rivalutare queste culture che oggi, come abbiamo detto, vengono ancora considerate come molto primitive se paragonate con le “grandi” civiltà sumera o egizia. Se parliamo dell’Egitto in particolare, spero che proprio lo studio delle civiltà predinastiche possa con il tempo e i ritrovamenti fare luce su questa civiltà preistorica africana che forse era una grande cultura. Oggi non abbiamo tracce sicure, ma non è escluso che proprio la famosa sfinge di Giza sia frutto di quella civiltà disprezzata ».

Sabina Marineo, Prima di Cheope: le origini, Nexus edizioni

 

Published in: on 18 luglio 2012 at 20:17  Lascia un commento  
Tags: , , ,

Dalla materia grigia alla materia bianca

Contrariamene al credo comune, la materia grigia non è indice d’intelligenza. Lo è piuttosto la “materia bianca” in diretta connessione con la Vita che è emozione, evoluzione, mutamento. Oggi le neuroscienze riconoscono di aver sottovalutato il suo ruolo, intravedono il suo legame con i sogni, l’intuito e l’inconscio in generale, sanno che quella bianca, pari al 90% del cervello, è cruciale per svelare il profondo mistero dell’essere umano: la coscienza. È la coscienza che porta in essere la realtà, mostrano saggi, filosofie e anche la fisica quantica; invece la conoscenza è legata all’immagine. Un esempio è il quadro di Magritte, una pipa con sotto la scritta “questa non è una pipa”: ci ricorda che è solo un’immagine e non è l’oggetto.

A dirlo è la professoressa Giuliana Conforto, astrofisica e studiosa “trasversale” che collega magistralmente le conoscenze astratte più avanguardistiche con la saggezza antica e quindi con l’uomo e il suo destino.

Oggi si svela la cecità abissale della scienza e, in particolare dell’astronomia che per tre secoli ha osservato il cielo solo in frequenze ottiche. In altre frequenze le forme dei corpi sono diverse. Noi stessi, ad esempio, in raggi X siamo scheletri, mentre in infrarosso abbiamo un’estensione più ampia di quella abituale. Esistono infinite immagini di qualsiasi corpo, in terra e cielo, diverse a seconda della lunghezza d’onda osservata.

Le religioni e le filosofie antiche, in Oriente come in Occidente, hanno sempre sostenuto che ciò che consideriamo realtà è Maya, illusione per gli orientali, ombre proiettate sulla parete di una caverna per Platone e Socrate. Realtà umbratile diceva Giordano Bruno, un filosofo che Giuliana Conforto apprezza molto e al quale ha dedicato ampio spazio in tutti i suoi libri.

Le Scienze dello Spazio non osservano la realtà, bensì il solo campo elettromagnetico, ben sapendo che non è l’unico mezzo di comunicazione esistente. Per lo stesso motivo le neuroscienze hanno esaltato la materia grigia e “dimenticato” quella bianca. La grigia comunica attraverso l’elettricità, che è bipolare, cioè composta di cariche opposte. Non a caso società e cultura sono afflitte dal bipolarismo. A livello conscio o “razionale”- dice la professoressa Conforto – usiamo la materia grigia che è vincolata alla vista. La materia grigia funziona in termini duali o bipolari, tipici del campo elettromagnetico.

Il cervello emozionale è composto di materia bianca che genera le emozioni, muove tutti i fluidi corporei e non usa l’elettricità. Tutta la società è invece soggetta al predominio dell’elettricità, dipende da un sistema produttivo fragile che nasconde la vera Intelligenza, la Vita, che anima, comprende tutto e non discrimina niente. Il punto chiave della mia ricerca è che la Vita è una forza universale, che le scienze hanno rivelato: la forza nucleare debole

Perché le percezioni legate alla materia bianca sono diventate inconsce?  

Perché le religioni hanno controllato le emozioni e le scienze le hanno escluse. Oggi queste ultime s’interrogano sul significato della coscienza, ma non sanno rispondere perché sono vincolate al metodo scientifico che è logico-sperimentale. Le emozioni non sono “logiche”, donano esperienze, sensazioni, intuizioni, previsioni. Tutta la “conoscenza” ignora il contatto tra conscio, vincolato al passato, e l’inconscio che è senza tempo. Così siamo decurtati, dimezzati, scissi tra quello che vediamo e quello che sentiamo, tra quello che dobbiamo fare, perché lo impongono le norme stabilite, e quello che vogliamo fare, per realizzare i nostri progetti.

Le scoperte di Freud e tutte le ricerche che si fanno oggi in psicologia sono il segnale di un cammino verso un possibile ricongiungimento tra materia grigia e materia bianca?

Si tutto serve, ma il fatto essenziale è che non c’è alcuna divisione tra i due generi di materia cerebrale. Al contrario c’è cooperazione. La materia bianca nutre e supporta quella grigia, regola persino le sue trasmissioni sinaptiche, è in un certo senso il direttore generale del corpo umano. Le scienze l’hanno emarginata perché si limitano a studiare l’elettricità e non possono osservare la sua intima relazione con la forza nucleare debole, la VITA UNIVERSALE. Questa FORZA genera suoni, onde acustiche nei circuiti del nostro sistema nervoso con frequenza elevatissima. Le scienze non hanno strumenti per registrarli, ma noi possiamo sentirli e riconoscerne il significato. Possiamo ricomporre la nostra individuale integrità. Ognuno di noi può ristabilire il proprio contatto.

Le tempeste solari potrebbero danneggiare l’intero sistema elettrico mondiale. La NASA ha lanciato parecchi allarmi in questo senso.

È vero. Le tempeste magnetiche solari stanno aumentando d’intensità e il picco dovrebbe essere raggiunto nei primi mesi del 2013. Potrebbe avvenire un black out mondiale, provocare un danno al sistema ed essere una straordinaria rivelazione per l’umanità che anela alla verità: non abbiamo visto la realtà, ma il campo elettromagnetico che circonda la terra, trasmette le immagini e le proietta sulle fasce di Van Allen che avvolgono la terra. Ciò che crediamo “realtà” è invece un film in 3D. La verità è che siamo immersi in una sala cinematografica a 360 gradi che scambiamo per la realtà.  Il campo elettromagnetico del sole è infinitamente più forte della nostra saletta cinematografica e potrebbe cancellarla in un batter d’occhio.

Saremo in grado di vedere la realtà?

Se sparisce il campo elettromagnetico della Terra sicuramente sì. Del resto con gli esercizi, che propongo nei miei seminari, si può già vedere dentro di sé che esistono infiniti mondi nel futuro dei quali siamo partecipi. La nostra mente grigia è precipitata nel passato perché scambia la “mela”, la sala cinematografica, per realtà. Quando Michelangelo dipinge Dio che separa la luce dalle tenebre, suggerisce un fatto che le neuroscienze ora riconoscono: la separazione tra luce e tenebre è interna al nostro cervello tra ciò che possiamo vedere con gli occhi e ciò che possiamo sentire e/o sognare. Jung ha avuto delle intuizioni geniali nel sottolineare l’importanza dei sogni.  Il nostro cervello è un’antenna dell’iperspazio e possiamo riattivare questa sua capacità. Non so bene che succederò nel 2013, ma mi sembra evidente che sta crollando un sistema basato su “valori” virtuali, fissato su efficienza, produzione, crescita, in fondo, sulla fatica e i sacrifici dell’Uomo. Se riconosciamo che la Vita è una dolce risorsa nucleare, la stessa forza debole che ci anima e ci consente di riprodurci, capiamo che questi “valori” sono tutti falsi e possiamo liberarcene.

Published in: on 4 giugno 2012 at 09:10  Lascia un commento  
Tags: ,

L’universo implicito di Marizio Cavallo

È di recente pubblicazione « Fulgori dall’Abisso », il terzo libro di Maurizio Cavallo. In quest’opera da lui stesso definita « mistica », l’Autore descrive la realtà di un universo multidimensionale e affronta il tema controverso del « Re del Mondo ».

È uscito di recente per i tipi di Verdechiaro Fulgori dall’Abisso, terza opera di Maurizio Cavallo, (Jhlos). Come nei precedenti  Ai Confini del Tempo e Oltre il Cielo, anche in queste pagine Maurizio ci descrive una  tappa del viaggio alla scoperta di una realtà invisibile cui gli è stato concesso il difficile privilegio di accedere in seguito alla ben nota abduction.

Il clariano Suell gli è ancora guida, ma solo per un breve tratto del terribile percorso che, attraverso paesaggi di volta in volta opprimenti o meravigliosi, lo porterà a riconoscere come tempo e spazio siano illusori e come ciò che l’uomo comune crede la realtà non sia altro che il velo dipinto dietro il quale si cela qualcosa di assai più complesso, misterioso,  affascinante e terribile.

Leggere il libro di Maurizio Cavallo mi ha richiamato irresistibilmente alla mente la famosa immagine di Camille Flammarion, in cui il saggio getta uno sguardo oltre l’orizzonte limitato del cielo notturno per scoprire altre stelle e altri mondi.

Se alcuni dei temi trattati nelle pagine di  Fulgori dall’Abisso sono quelli noti agli occultisti,   come il Re del Mondo, la Terra Cava, o Shamballa, la realtà rivelata dall’Autore è al tempo stesso più remota e più vicina al nostro mondo.

Addentrandoci nel racconto e seguendo il protagonista nel suo errare tra varie dimensioni esistenti contemporaneamente l’una accanto all’altra, scopriamo un universo molteplice, un multiverso, o una realtà implicita – per usare i termini cari al fisico David Bohm – le cui dimensioni si dispiegano di fronte a colui la cui frequenza vibratoria sa adattarsi a quella dei luoghi visitati.

Che senso ha parlare di Terra cava? Si chiede Maurizio con graffiante ironia. Non è in qualche anfratto della crosta terrestre così come appare ai nostri sensi limitati che troveremo la reggia del Re del Mondo. Questo luogo, né mitico né simbolico, giace nelle pieghe di un altro petalo della rosa che metaforicamente rappresenta il multiverso. Perciò tutti i viaggi di esplorazione dei territori himalayani sono inutili. Anche chi casualmente sfiorasse uno dei portali dimensionali presenti nella nostra realtà quotidiana, non potrebbe mai varcarlo senza un invito venuto da altrove.

Ma il privilegio di scoprire ciò che si cela nelle pieghe del tempo e dello spazio va pagato con la perdita di ogni punto di riferimento e con un doloroso disincanto nei confronti di tutte le teorie filosofiche, scientifiche e di tutti i dogmi religiosi vigenti nel nostro mondo. L’autore di Fulgori dall’Abisso ha scoperto molto presto la terribile solitudine cui è condannato colui che torna dietro il velo dopo aver ammirato altri orizzonti.

Se il sapere acquisito da Jhlos a così caro prezzo ha fatto sparire dal suo animo le rassicuranti certezze legate alla personalità con la sua vita, il suo passato e il suo futuro (ogni traccia di me e di mio ), l’esperienza lo ha liberato dal timore della morte. L’Ade non è se non il perdurare  del sogno di falsa realtà di cui presto l’umanità si dovrà liberare per recuperare quel terzo serpente, quella elica di DNA di cui i creatori l’hanno saggiamente privata in passato perché contiene il segreto dell’immortalità

Florinda Balli

Maurizio Cavallo, Fulgori dall’Abisso, Verdechiaro Edizioni

Le origini dell’uomo

Si afferma che la parte dell’Antico Testamento in cui viene detto: “i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e presero per mogli quelle che si scelsero fra tutte” potrebbe indicare che degli extraterrestri avrebbero fecondato delle femmine umane terrestri. Comunque sia avvenuta questa fecondazione, o questo trapianto di un ovulo extraterrestre completo, noi non siamo metà terrestri e metà extraterrestri (angeli). Quindi i nostri lontani antenati umani si sarebbero trovati a crescere con delle mamme scimmie e avrebbero dovuto cominciare da zero, senza scrittura né tecnologia, proprio come Tarzan.
I padri, loro, non sarebbero mai tornati sulla terra a vedere come andavano le cose. Questa assenza può avere vari motivi: forse pensavano che fosse troppo presto, o forse sul loro pianeta era successo qualcosa, per esempio una guerra.
Comunque noi umani siamo avanti milioni di anni rispetto al resto del nostro pianeta. Ancora qualche centinaio di anni e potremmo ritrovare tutto il nostro potenziale exraterrestre.
Ma che cosa dice la grande maggioranza della gente quando la si interroga sulle origini dell’umanità? Ecco un esempio di conversazione. Credi in Dio? Chiediamo. “Sì” rispondono molti. Gli hai mai parlato? “No”. Lo hai mai visto? “No”. Ma allora perché credi che esista? “Non lo so. Ci credo e basta”.
Ma allora, insistiamo, perché non credi nella teoria degli extraterrestri? “Perché non ci credo”.
Ma ci sono parecchie prove un po’ in tutto il mondo. Le costruzioni fatte di pietre gigantesche in cima alle montagne come il Machu Picchu. I muri dei templi costruiti con precisione assoluta e del tutto impossibile persino con gli attuali mezzi. Per non parlare di Baalbek e così via. Ci sono molto tracce del passaggio di civiltà più avanzate…
“No. Non ci credo”.
John Ratner

Published in: on 12 aprile 2012 at 10:01  Lascia un commento  
Tags: ,

Il metacorpo: per ricordare chi siamo (ed evitarci qualche errore di troppo)

L’uomo non ha solo un corpo fisico, ma é dotato anche di un involucro di energie sottili. La nozione, tramandata soprattutto in oriente, ma nota a mistici, esoteristi, filosofi, pensatori e ricercatori di ogni cultura, ha raggiunto l’occidente con la teosofia alla fine dell’800 e con la New Age negli anni ’70 del 900.Oggi il tema viene affrontato con profondità particolare e all’interno di un sistema (di sistemi) logico e motivato, in un libro di recente pubblicazione: “Il Mediatore. Il ponte dimenticato tra anima e corpo”.Per l’autrice, Giovanna di Montejaisi, le quattro dimensioni che ci compenetrano, conformano e condizionano fungono da ponte tra corpo ed anima, rendendo possibile quell’interazione che altrimenti non potrebbe esistere. Già… Chi ci aveva pensato?

 

Giovanna ci accoglie nella sua casa, un’oasi imprevedibile, verde e tranquilla, non sfiorata dalla frenesia milanese.  Lei è una donna esile, ma abitata da una forza tangibile (non per niente ha superato patologie come la sindrome di Simmons e due tumori al seno).

– Come è nato il suo libro?

– Con un’altra nascita…Tutto è cominciato con l’arrivo di una bambina, che si è catapultata giù decisamente inattesa –racconta- Partorirla mi avrebbe procurato un trauma alla colonna individuato solo dopo anni di sofferenza. Una diagnosi così tardiva avrebbe comportato un periodo altrettanto lungo di riabilitazione, non propriamente una passeggiata: da invalida a convalescente  un miglioramento c’era, ma legato a una rabbia profonda che mi covava dentro (allora non sapevo che la rabbia era solo energia mal direzionata). Per svaporarla avevo bisogno di dare un senso all’esperienza-dolore che continuava ad accompagnarmi. Dotata di una laurea in psicologia sociale da scienze politiche, avevo riempito la mia forzata inattività con una vera e propria ricerca sulle origine del dolore, e non certo per prima! Avevo cercato lumi nella psicologia, nella fisiologia (capendoci poco), nella filosofia, nella religione, persino nella parapsicologia, insomma in tutto quello che mi veniva in mente e tra le mani. Ma non trovavo mai nulla che mi spiegasse perché avevo perso le redini della mia vita a quel modo. Eppure un motivo doveva esserci, un motivo ed un fine. Inevitabilmente mi ero messa a pregare e, col tempo, la preghiera -di essere aiutata a capire- era stata esaudita. Sarei stata dressata su un percorso a ostacoli che comprendeva anche una buona piallata al mio temperamento scorpionico.

Il dressaggio cui Giovanna si riferisce consiste in quattro anni di istruzione medianica, vere e proprie lezioni a orari fissi, in parte notturni, a cui bisognava presentarsi pronti; al loro esaurirsi Giovanna chiede “alle istanze superiori” di poter condividere quanto appreso. Ha così inizio una attività di supporto alle persone totalmente gratuita, come le veniva consigliato.

Non ero nemmeno sulla guida del telefono, eppure chi aveva bisogno arrivava, per vie talmente traverse da spazzar via ogni possibile dubbio.“Il Mediatore” -nella sua veste finale- nasce da quanto appreso in quattro anni di apprendimento e sperimentato poi (oltre che elaborato) in sedici.  I miei master li ho presi sul campo…

– La sua attività potrebbe essere definita di cura?

Se lo sostenessi mio figlio, che è medico, mi toglierebbe la parola -protesta- Preferisco dire che offro  alle persone  la possibilità di utilizzare i risultati delle mie ricerche per contribuire alla “cura di sé” dal versante spirituale. E’ come mettere a disposizione l’energia mancante nel modo che ad ognuno si adatta meglio; poi  ognuno si cura da sé. Uso l’esempio del fenomeno chiamato sintropia: nell’eventuale stato di caos di un sistema aperto, l’immissione di energia dall’esterno può permettere il raggiungimento di un livello superiore di ordine. Nel momento del loro  massimo disordine, immettere energia nelle persone, che siano interiormente pronte, può dare risultati insperati per immediatezza ed efficacia: e quest’energia è la somma di quella ambientale sempre disponibile, e/o dell’energia della parola, e/o della ritrovata consapevolezza e/o della conoscenza che mi è stata, e ancora mi viene, riversata. Ho visto persone arrivare fardellate di pesi ed andarsene sulla nuvoletta (riuscendo poi ad  atterrare e decollare da sole).

– Per indicare vari punti e livelli del metacorpo lei usa termini assolutamente inediti, come Arco Matrice, Asse psichico e Thor, altri poco noti come “Stella Nucleo”o “Nimbus” ed alcuni più conosciuti, quali “Chakra”e “ Kundalini”, anche se poi li amplia.

– Mi sono documentata, ovviamente –spiega Giovanna- Ho cominciato a scrivere nel 1998 sino a riempire settecento pagine con parte del materiale raccolto nel corso degli anni. A quel punto non mi sono chiesta, come sarebbe stato logico, “Chi mi potrebbe leggere?” bensì “Chi mi potrebbe credere?”. La domanda era rivolta a me stessa, ma avrebbe ricevuto una risposta inequivocabile: non dovevo chiedere di credere, ma di ricordare.

Poiché ricordare presuppone aver dimenticato, mi ero messa sulle tracce delle antiche conoscenze che aderivano a quanto ri-appreso ed ho continuato a documentarmi sino al 2002.

-Vuol dire che in passato vi era una conoscenza del metacorpo che è andata perduta con gli anni ?

– E’ molto probabile ci sia stata un’epoca nella quale il mondo dello spirito era ben conosciuto. Il ricordo di questo sapere è sopravvissuto in tutte le culture, tanto che diversi autorevoli  studiosi l’hanno denominata Antica Tradizione. Lo dimostrerebbero, ad esempio, gli insegnamenti dei Rishi indiani e  della medicina tradizionale cinese, ben prima dell’era Cristiana,.

– E questi Rishi e taoisti avrebbero ereditato il loro sapere da civiltà ancora più antiche ?

– Penso proprio di sì, anzi, a mio parere, lavoravano già su una tradizione che si era affievolita! Non per nulla diversi aspetti del metacorpo, come insegnati nella cultura orientale –almeno, per come essa ci ha raggiunto- appaiono concentrati, con varie componenti dimensionali presentate come fossero una. Comunque anche l’ebraismo, il misticismo cristiano e il sufismo hanno contribuito a preservare il ricordo, anche se spesso il manto della ritualità ha prevalso sul contenuto. Era troppo al di fuori di un certo pensiero e di una certa vita e, soprattutto, rientrava nel non visibile, cioè nell’a-scientifico, quindi nel non esistente, pura fuffa. Ho letto in un libro (che non saprei citare) che a noi Occidentali l’antico sapere è pervenuto anche… tramite la superstizione, che nel suo etimo significa ciò che “super stat” , ossia che sta sopra, cioè che sopravvive.

Ma le antiche teorie stanno da tempo  riaffiorando, soprattutto grazie all’interazione tra metafisici americani e studiosi orientali negli anni ’80 ed al lavoro di ricercatori come Barbara Brennan e John Pierrakos. Oggi  cerco anch’io di dare il mio contributo.

– Tutti possono vedere il metacorpo ?

– Non bisognerebbe pensare in termini di “vedere” quanto di “percepire”.  I sensi interni infatti non hanno le stesse categorie e gli stessi parametri di quelli esterni, che sperimentano l’esistente da dietro una finestra strettina strettina. I sensi interni, che  ho rinominato facoltà animiche, permettono la comunione con l’intero, come prova chiunque pratica seriamente la meditazione: non si percepiscono le cose staccate da sé, si è dentro di esse. Lo chiamano olismo…

In ogni caso i sensi interni, che permettono di cogliere le dimensioni sottili, sono potenzialità del corredo individuale e sembrano eccezionali perché divengono utilizzabili solo evolvendosi, cioè alzando le proprie vibrazioni! Il che non configura soltanto essere ottimisti nè riesce a tutti, soprattutto oggi, con questa frenesia di cambiare strada senza offrire nessun sentiero.   Eppure le strade e i segni ci sono, da quelli insegnati dalle religioni ai vari percorsi, come il mio. Che non è certo l’unico, ma che è quello da cui sono entrata nel disegno e di cui conosco ogni pietra.

Il primo passaggio verso il metacorpo è lasciar cadere i pregiudizi e poi andare dentro, conoscersi, sino a ritrovare i doni natali; il secondo step sarebbe esprimerli a favore degli altri, uniformandosi  a quel disegno di armonia sotteso a micro e macrocosmo.

Chiediamo a Giovanna di parlarci del cambiamento epocale che prospetta nel libro, dove sostiene che il futuro renderà indispensabile ricordarsi del metacorpo e delle sue funzioni.

– L’avvicinamento del sistema solare all’eclittica della galassia e molti altri fenomeni cosmici previsti nel famoso 2012 non preannunciano la fine del mondo, ma preparano la trasformazione di un certo tipo di mondo: l’ingresso della terra in una zona a maggior concentrazione di energia farà sì che saremo tutti irradiati di più. Questo non dovrebbe danneggiarci, dato che siamo esseri spirituali dotati di un involucro (il metacorpo) tarato sull’elettromagnetismo di origine naturale. Non dovrebbe, sempre che le dimensioni sottili siano equilibrate e funzionanti. Ma lo sono, quando neanche se ne ricorda l’esistenza?!

Qui sta il busillis, come cerco di spiegare, in maniera piana e laica, ne “Il mediatore”.  In sintesi, chi è pronto, cioè in armonia con se stesso, con gli altri e con il pianeta, sarà in grado di gestire questo aumento di energia senza sballare, anzi rinforzandosi attraverso lo stesso incremento del flusso. Gli altri potrebbero ritrovarsi con più problemi, psicologici e somatici, di quelli attuali…

– E tutte le catastrofi di cui hanno scritto?

– Il pianeta, che è vivo e risonante, potrà reagire, anzi, lo sta già facendo, ma quello che sostengo è che il 2012 dovrebbe essere rivisitato come una tappa per orientarsi, un’occasione per allinearsi a un disegno che, come sostengono le religioni, è una storia di salvezza. E salvezza ha la stessa radice di salus, salute: quella fisica, ma -prima- quella spirituale.

–  Si ritorna al concetto di cura…

Uniformarsi (cioè darsi la forma dell’uno) è analogo al riunire consapevolmente anima, metacorpo e corpo e rappresenterebbe la prima cura di ogni incarnazione.

– Questa visione potrebbe andare a integrare le cure biomediche?

– Potrebbe… e senza pestare i piedi a nessuno. In antico non si diceva “extra spiritum nulla salus”? I miei libri vorrebbero contribuire a ridefinire lo spirito, con tutte le insperate libertà che il riscoprirlo comporta e vorrebbero essere una risorsa per ricordare e per evitarsi qualche errore di troppo. Un cartaceo invece di una pillola..

 

Published in: on 29 settembre 2011 at 20:36  Lascia un commento  
Tags: , ,

La porta dell’infinito

È di recente pubblicazione l’autobiografia di Ettore de Gennis, guaritore, veggente e contattista dotato di capacità che hanno dell’incredibile.

Un libro illuminante per chi vuole conoscere le potenzialità dell’essere umano quando vengono liberate dai limiti individuali e collettivi. Per Ettore de Gennis l’evento liberatorio è decisamente traumatico in quanto si tratta dello scoppio di una bomba che lo scaglia in aria nel lontano 1944. In quel momento l’allora giovanissimo soldato vive un’uscita dal corpo e una miracolosa guarigione da ferite diagnosticate come mortali dai medici militari. Dopo la guerra, de Gennis parte per il Brasile dove lavora per un periodo di alcuni anni. La natura esuberante dei tropici lo entusiasma, ma intrighi politici locali non gli permettono di stabilirsi definitivamente nel Paese. Di ritorno a Roma riceve le prime prove dei doni che il trauma subìto durante la guerra ha risvegliato. Nell’opera autobiografica “La porta dell’infinito” pubblicata recentemente dall’editrice Verdechiaro, de Gennis racconta come l’apparizione di un UFO, alla finestra del suo ufficio, con la chiara percezione del messaggio “Siamo qui per te”, abbia segnato l’inizio della sua “carriera” di guaritore e veggente.

Presto inizia a raccogliere intorno a sé persone desiderose di beneficiare dei suoi doni e di partecipare agli eventi straordinari che la sua presenza attira. Fonda successivamente Cenacolo  81, poi Vangelo 2000, di cui fa parte anche l’astrofisica Giuliana Conforto. I gruppi da lui diretti hanno il privilegio di assistere a più riprese a fenomeni straordinari tra cui apparizioni di UFO in gran numero, luci che inspiegabilmente rischiarano la notte, immagini come “La porta dell’Infinito” che compaiono altrettanto inspiegabilmente nelle foto scattate con macchine polaroid puntate verso il sole, apporti di oggetti e altro ancora. I più sensibili tra i suoi compagni captano messaggi dai “fratelli dello spazio” e ne ricevono ammonimenti e consigli sia per quanto concerne la loro vita personale sia sulla condotta da adottare per tutta l’umanità .

I doni di guarigione, che mette con straordinaria generosità al servizio di chi lo avvicina come anche di persone lontane, sono per Ettore de Gennis solo un’occasione di manifestare quell’amore per tutti gli esseri che è per lui la condizione fondamentale del risveglio dell’essere umano. “Il mio interesse è risvegliare le coscienze” scrive “guarire il corpo è la naturale conseguenza”.

Stupefacente è anche la capacità di bilocazione che gli permette in un’occasione di essere veduto da vari conoscenti, seduto tra gli invitati a una nota emissione televisiva alla quale aveva rifiutato di partecipare. Lui stesso non ebbe coscienza del fenomeno e gli spettatori che lo videro rimasero sorpresi per il fatto che il conduttore non gli rivolgesse mai la parola.

Il libro di de Gennis è una fonte di stupore e un’occasione per riflettere sulle capacità della coscienza umana, oltre che un incitamento a manifestare quell’Amore universale che i “Fratelli dello spazio” indicano all’uomo come unica via verso la salvezza.

 

Ettore de Gennis, La Porta dell’Infinito, Edizioni Verdechiaro

UFO: presto una disclosure?

Il 21 maggio scorso si è tenuto a Lugano  il quinto congresso internazionale indetto dal CUSI (Centro Ufologico della Svizzera Italiana). Questa volta il tema scelto dalla presidente Candida Mammoliti e dai dirigenti del Centro  erano le sempre maggiori chances di una vicina « disclosure » per usare i termini ufologici, ossia di un pubblico riconoscimento dell’esistenza degli UfO da parte delle autorità.  Abbiamo posto qualche domanda a uno degli oratori del convegno, il sociologo e scrittore Roberto Pinotti, direttore del CUN (Centro Ufologico Nazionale) italiano.

 

Dottor Pinotti, ci sono degli indizi che permettano di sperare un’apertura sul problema UFO?

Io penso di sì perché da circa tre anni a questa parte istituzioni e governi di tutto il mondo stanno finalmente ammettendo che il fenomeno esiste e che se ne sono sempre occupati. Esistono quantità sterminate di file militari, e anche civili, e paesi europei come l’Inghilterra, la Francia, la Spagna, l’Italia, il Belgio li hanno tranquillamente resi accessibili al pubblico. Lo stesso discorso vale per paesi sudamericani come il Brasile, il Cile, l’Ecuador, l’Argentina. Il Messico ha ammesso a sua volta di aver studiato il fenomeno UFO. In Giappone, addirittura ministri l’hanno dichiarato importante. Poi anche l’Australia, la Nuova Zelanda, il Sudafrica e Israele hanno fatto la stessa cosa. Quindi sembra un contagio che in tutto il mondo sta portando i governi riconoscere la realtà del fenomeno.

Secondo lei, perché si è arrivati a tanto?

Perchè probabilmente  oggi non è più possibile fare quello che si faceva fino a ieri, cioè sbrigativamente negare tutto per non affrontare il problema a livello di pubblico.

Perché questo rifiuto di riconoscere pubblicamente l’esistenza degli UFO?

Ma perché il tema è ritenuto universalmente destabilizzante. E quindi anche per ragioni di ordine pubblico e di opportunità si è preferito parlarne il meno possibile. Inoltre non dimentichiamo che fin dall’inizio questo tema è stato appannaggio esclusivo dei militari e i militari hanno secretato tutto, fin dagli anni Cinquanta.

Comunque oggi tutte le ammnistrazioni e tutti governi stanno uscendo allo scoperto?

Non tutti. Chi ancora non sta dicendo nulla sono gli Stati Uniti, che sono proprio la prima potenza che ha studiato il fenomeno UFO per oltre vent’anni, tra il 1947 e il 1970, con quello che è stato chiamato “Progetto Blue Book”. In quella occasione sono stati esaminati ventimila casi circa di cui circa settecento sono rimasti inspiegabili da un punto di vista scientifico. Negli anni Settanta, l’Aeronautica USA ha chiuso il progetto, affermando che il fenomeno non costituiva una minaccia per la sicurezza nazionale e che di conseguenza non era il caso di continuare a occuparsene usando fondi federali. La stessa cosa che ha detto recentemente anche l’Inghilterra. Tutti questi paesi hanno aperto i loro file; ma se esistono documenti classificati come segreti, è assolutamente fuori discussione che vengano aperti né oggi né mai. È interessante notare che l’Unione Sovietica, quando è collassata, ha incredibilmente mostrato un dossier secondo il quale, negli ultimi dodici anni dell’URSS, il KGB si era interessato attivamente di UFO. Al collasso dello stato sovietico il documento è venuto fuori. Gli Stati Uniti anche loro hanno dei dossier perché, dopo l’abbandono del Progetto Blue Book nel 1970, il tema è diventato appannaggio dell’Intelligence. Ma gli Stati Uniti non ne parlano.

Perché?

La risposta è piuttosto semplice: se gli USA dovessero ammettere pubblicamente che il fenomeno esiste, che è intelligente, tecnologico e che oltretutto non è di origine terrestre ma viene da fuori, questo basterebbe per mettere seriamente in discussione la supremazia mondiale degli Stati Uniti. Quindi Washington tace.  Anzi, dirò di più: penso che non sia una caso se negli ultimi anni si stia diffondendo, soprattutto a livello cinematografico, televisivo e nella cronaca, una mitologia  che parla di alieni piccoli, umanoidi, che rapirebbero ignari essere umani.

Sta parlano delle abduction?

Certo. Non dico che il fenomeno non sia autentico, dico che non corrisponde ai parametri che gli si vogliono dare e che vedono degli alieni come assolutamente torvi, pericolosi, ostili. Naturalmente, se li dipingo in modo negativo, posso presentarmi al mondo come difensore e mantenere una certa leadership.

Quindi si tratterebbe di una manovra politica?

Penso proprio di sì. Fin quasi dagli inizi del cinema i governi hanno capito quale straordinaria arma propagandistica era questa arte. Hollywood fa propaganda da sempre. Durante la guerra fece propaganda contro le potenze dell’Asse e per sostenere i combattenti al fronte, sempre attraverso i film. Poi , durante la guerra fredda i cineasti presero di mira il  nemico sovietico. Oggi è il turno del terrorismo. Quindi, se Hollywood fa i film anti-alieni, è perché ha lo scopo di ottenere un certo tipo di risposta nell’immaginario collettivo. Perché dietro a tutto questo c’è un’Intelligence che fa benissimo quello che fa.

Che ruolo ha Internet nella questione UFO?

Un ruolo fondamentale. L’informazione é totalmente cambiata. Facciamo un esempio banalissimo: l’anno scorso in Italia ci sono state oltre duemila segnalazioni che sono state largamente veicolate via internet, l’aeronautica che segue la questione fin dal 1949 ha ricevuto a malapena venti segnalazioni. Questo vuol dire che la gente non riporta più questi casi all’autorità. Gli organi d’informazione vengono bypassati, sono ridotti a semplici casse di risonanza per gruppi di potere o, nel migliore dei casi, servono ad approfondire certe questioni, ma non fanno informazione. L’informazione viene fatta in rete dove in tempo reale tutti leggono tutto.

Con il rischio di bufale e di errori?

Ovviamente. Su cento notizie cinquanta saranno forse false e si deve imparare a discriminare. Ma intanto le cinquanta notizie vere circolano, cosa che un tempo non sarebbe successo.

Come si spiega allora che certi personaggi, anche noti al grande pubblico, continuino a negare e a ridicolizzare il fenomeno UFO?

Le spiegazioni possono essere di varia natura. Alcuni lo fanno in buona fede, perche si ostinano a pensare che i testi su cui si sono formati,  quaranta o cinquant’anni fa,

Roberto Pinotti (a destra) durante il congresso del CUSI

siano ancora validi. Altri invece hanno tutta la convenienza a mantenere lo status quo e, se hanno detto certe cose dieci o quindici anni fa, non se la sentono ammettere di aver sbagliato. Altri ancora  cercano semplicemente visibilità.

Non bisogna comunque sopravvalutare l’influenza di questi scettici. Per parlare solo della mia esperienza, in quarantacinque anni che mi occupo di questo problema ho visto le cose cambiare radicalmente. All’inizio chi si interessava di UFO erano poche centinaia di persone, oggi le posso assicurare che sono milioni. Secondo le statistiche addirittura il settantacinque per cento della popolazione mondiale é convinto della realtà del fenomeno.

Published in: on 21 giugno 2011 at 09:03  Lascia un commento  
Tags: , , , ,

Conoscersi per realizzarsi

Non vi è piena realizzazione di se stessi senza autoconoscenza. Adriana Simeoni, studiosa e scrittrice romana, offre ai lettori un libro in cui le teorie psicologiche e spirituali vanno di pari passo con gli esercizi pratici.

Il nuovo libro di Adriana Simeoni, studiosa romana che ha integrato gli studi di psicologia, specializzandosi in Comportamentismo, Piscosintesi e Logoterapia, porta un titolo che incuriosisce : “GLI INFINITI POTERI DELL’IO – Autorealizzazione e Autotrascendenza – Guida teorica e pratica“. In copertina, una riproduzione del quadro di G. Friedrich  “Il viandante sul mare di nebbia“ mostra una figura solitaria che, dall’alto di una roccia, contempla la pianura sottostante. Così, dice Adriana Simeoni, la coscienza, l’Io, deve arrivare a contemplare e a dominare le parti secondarie o periferiche della personalità.

L’autoconoscenza è indispensabile a chi voglia vivere pienamente, non a caso sul Tempio dell’Oracol a Delfi si leggeva questa scritta : “In te si trova occulto il tesoro degli Dei, Oh Uomo, conosci te stesso, e conoscerai l’universo e gli Dei”.

Adriana Simeoni si ispira come detto a Roberto Assagioli, fondatore della Psicosintesi e a Viktor Frankl, il cui metodo, la Logoterapia, (da non confondere con il lavoro sulla parola) si appella a un Logos, una parte superiore della psiche umana che si potrebbe paragonare a un maestro interiore che sa molto bene ciò di cui abbiamo bisogno e ciò di cui siamo capaci. Tutti noi possiamo perfezionarci a più livelli facendo appunto ricorso a questo Io, .

L’Io, o Coscienza, precisa l’Autrice, non è il Superio di Freud, che fa invece parte della personalità inferiore e contiene tutte le norme sociali e morali del “si fa” e del “non si fa”.  L’Io  superiore può a volte spingerci persino ad andare contro le convenzioni: non è  l’io quotidiano, bensì un io che, dice Assagioli, domina le parti più basse o periferiche della personalità che sono soltanto espressioni parziali di ciò che siamo.

Il lavoro di autoconoscenza non richiede né studio particolare né lunghi periodi di isolamento, scrive Adriana Simeoni, basta un impegno minimo ma regolare che strappi circa dieci minuti ogni giorno alla vita frenetica e rivolta al “fuori” cui quasi tutti ormai sono costretti.  Gli esercizi proposti cominciano con un rilassamento e prevedono poi vari tipi di lavoro, dalla visualizzazione all’affermazione, o alla meditazione che porta al contatto con la coscienza, l’Io, o il maestro che  ha il potere di trasmutare le energie personali portando a un cambiamento anche profondo del modo di essere e di comportarsi.

Gli infiniti poteri sono presenti in ciascuno, ma ciascuno è libero di intraprendere un percorso più o meno lungo e più o meno impegnativo. Si va dalla correzione dei difetti e debolezze alla piena realizzazione delle proprie potenzialità e, come detto nel titolo, si arriva  all’autotrascendenza. Quest’ultimo tratto del sentiero implica la trasmutazione delle energie secondo  i dettami dell’Alchimia spirituale che conduce l’uomo al contatto con lo spirito.

In quest’ultima parte del volume Adriana Simeoni si scosta dalla psicologia in senso stretto per invitare il lettore ad aprirsi alla dimensione del traspersonale, un percorso che richiede coraggio e volontà poiché dagli affetti quotidiani si passa all’amore universale, dall’intelligenza terrena alla saggezza e dal proprio progetto di vita individuale alla fusione con la volontà divina per giungere a intravedere l’eternità.

A queste mete che possono anche spaventare, il lettore viene condotto gradatamente e con mano gentile. Anche perché le tappe non si possono saltare e non vi è possibiltà di arrivare allo spirito se prima non si è fatto un certo ordine nella propria vita quotidiana e nei propri rapporti con il partner, con i familiari e con i colleghi di lavoro.

 

Adriana Simeoni, “Gli infiniti poteri dell’’Io”, Edizioni Terre Sommerse