Conoscere la propria verità nascosta

Nel Ticino esiste da alcuni anni un’associazione che diffonde una dottrina dal nome intrigante: Etelusio. L’associazione fa capo a un maestro di nome Michele ed è rappresentata in Ticino da Iren Nikiforova. Le abbiamo posto alcune domande.

Che cos’è Etelusio?

Etelusio è un’antica dottrina misterica che proviene dal bacino del Mediterraneo e che è stata trasmessa oralmente dai maestri, i cosiddetti Mistikos, ai discepoli. Per dottrina non si intende una religione bensì un insieme di strumenti, di mezzi, il cui fine è di liberarci dalla schiavitù dell’ignoranza e di accedere a quelle parti di noi in cui è nascosto il potere o, per usare un altro termine, le potenzialità. Dell’insegnamento fanno parte anche delle tecniche ben specifiche, destinate al coloro che vogliono intraprendere questa strada.

Etelusio è guidato da un maestro. Gli allievi gli devono ubbidienza?

Più che di ubbidienza parlerei di devozione. Si tratta di “sapere che non si sa” e quindi di avere l’umiltà di seguire colui che ha percorso il cammino prima di noi. Dobbiamo anche lasciare che la dottrina agisca su di noi, ci attraversi. Quindi la devozione riguarda sia la dottrina che colui che la insegna. Nel nostro caso abbiamo la fortuna di poter incontrare un maestro in carne e ossa: non si tratta di un ricordo o di un’immagine tramandata dai libri.

La liberazione di cui mi ha parlato, a che cosa porta?

Prima di parlare di risultati bisogna essere bene in chiaro sullo scopo che si vuole raggiungere. Quando si parla di migliorare si stessi e di cammino di crescita spesso si vuole semplicemente rafforzare la propria personalità per ottenere successo nel mondo. Vi è però un altro modo di migliorare se stessi ed è quello di rivolgere la propria attenzione a quella parte di noi che è invisibile, nascosta. Etelusio non mira tanto a farci diventare più importanti né a procurarci riconoscimenti, quanto a metterci in contatto con la parte sconosciuta e nascosta di noi che è quella che detiene il potere. Per stabilire questo contatto dobbiamo prima svuotarci da tutto ciò che abbiamo considerato come parte di noi, perché solo svuotandoci possiamo tornare a essere riempiti. Certo, Etelusio propone anche corsi che mirano a migliorare la vita quotidiana, ma il vero insegnamento è molto più profondo e non dà esiti immediatamente riscontrabili. Si tratta appunto di portare l’attenzione all’interiorità.

Chi sono le persone che si avvicinano a Etelusio?

Sono persone “in ricerca”, persone che hanno la sensazione che manchi loro qualcosa, magari senza sapere bene ciò che stanno cercando. Spesso sono giunte a una svolta nella loro vita e  si sentono in qualche modo con le spalle al muro.  Senza una spinta interiore molto forte nessuno intraprende un cammino di conoscenza.

Etelusio, essendo una dottrina antica, comprende anche pratiche sciamaniche?

Esistono al mondo delle forze che fanno parte della vita. Così come noi esseri umani siamo portatori di energie, anche il resto del mondo è attraversato da correnti di potere. Entrare in contatto con queste forze, non per manipolarle ma per conoscerle, permette di vivere in sintonia con esse. È uno degli aspetti della magia.

Perché spesso tendiamo a volere a tutti i costi cose che sono contrarie alla corrente energetica del momento?

L’essere umano ha varie componenti. Se non ci conosciamo non possiamo nemmeno capire da quale parte di noi viene la spinta a cercare di realizzare a tutti i costi qualche cosa anche se tutto sembra contrastarci. Un primo passo consiste nel capire che esistono forze più grandi di noi contro le quali non possiamo fare nulla. Dobbiamo perdere le nostre illusioni di onnipotenza.

Come possiamo capire chi siamo?

Il punto di partenza è capire ciò che non siamo. Spesso quando siamo convinti di volere una cosa, in realtà non siamo veramente noi a volerla. Perciò un primo passo verso la conoscenza di noi stessi è proprio il distinguere quali sono le nostre vere esigenze.

Le techniche si praticano in gruppo o individualmente?

Ci sono incontri individuali e incontri a piccoli gruppi nei centri. Ci sono anche dei seminari che si svolgono nella natura, in certi casi all’estero.

Il fatto che Etelusio appartenga alla tradizione occidentale facilita le cose per chi segue questa dottrina?

Certamente, in quanto le pratiche sono in un certo senso più vicine al nostro DNA. Non voglio togliere nulla alle pratiche orientali, anzi, ne riconosco la bellezza. Sono convinta però che le loro forme meditative non hanno lo stesso effetto su di noi, proprio perché i loro mantra e le loro tecniche, non fanno parte della nostra cultura e sono degli elementi sconosciuti che dobbiamo assimilare.

Che diffusione ha Etelusio?

Prima ho accennato alle forze e alle correnti energetiche che si manifestano nel mondo.  Vi sono momenti in cui queste correnti richiedono che la dottrina resti nascosta. In altri momenti invece viene data la possibilità a molte persone di avvicinarsi a essa. Oggi stiamo vivendo un momento di apertura. Per cui sono nati centri in Ticino e anche in altri paesi. È un movimento molto rapido che non dipende da noi che ne siamo solo gli strumenti.

Per saperne di più: http://www.etelusio.com

 

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Published in: on 29 ottobre 2012 at 10:42  Lascia un commento  
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Il duemiladodici è un portale

Devana ci parla della sua visione della data fatidica, della ricerca spirituale che la porta a viaggiare nei luoghi sacri di tutto il mondo .

Devana alla fiera Ai Confini del Mondol’acqua

 Avevamo incontrato Devana alcuni anni fa sulle rive Ceresio. Allora ci aveva affascinato parlando della sua ricerca dell’immortalità, intesa anche e soprattutto come spiritualizzazione del corpo fisico e passaggio ad altre dimensioni (vedi « E se fossimo…immortali » nella sezione Artcoli del sito di Mutamenti). La ritroviamo ora a Mendrisio, dove partecipa alla fiera Ai Confini del Mondo e riprendiamo con lei il discorso del passaggio dimensionale del 2012 cui ci aveva già accennato. In barba alla crescente isteria e al timore di catastrofi, Devana ribadisce la convinzione che la trasformazione è sottile e non si riferisce ad una data temporale precisa. «Per me il 2012 non è una data, ma un portale attraverso il quale transitare per tornare all’Uno che riassume tutte le forme. Tutta l’umanità è destinata a uscire dalla dualità e a tornare all’unità, quindi ciascuno ha il suo 2012, ossia un punto in cui andiamo oltre l’illusione della forma verso quella che chiamiamo « ascensione ». Il discorso dell’ascensione ci riporta al grande tema della ricerca di Devana : il passaggio al corpo di luce. « L’ ascensione avviene quando sei libero da ogni attaccamento alla materia » precisa« e gli attaccamenti possono essere di vario genere, da quello del cibo alle varie dipendenze, dall’alcol, dal fumo e altro ancora ». Oggi effettivamente si parla con sempre maggiore insistenza di vivere sensa mangiare, o comunque mangiando molto meno. « È possibile vivere senza mangiare » ci dice Devana « D’altro canto è ormai noto che molti di noi mangiano per riempire buchi emozionali. Riempiamo il frigo con le nostre emozioni per così dire. Il cibo è l’ultimo dei grandi attaccamenti. Dobbiamo capire innanzitutto che alimentarsi è un momento sacro, di comunione con i doni della Terra e dobbiamo anche fare tutto il possibile per mangiare del cibo che non sia stato ottenuto facendo del male, uccidendo, o usando la chimica. Un passo ulteriore sta nel capire che non è il cibo che ci mantiene in vita, ma l’energia, come ha dimostrato Jasmuheen ». Passiamo quindi a parlare della ricercatrice australiana e della sua proposta di nutrimento pranico. « In luglio, dopo dodici anni di tentativi, ho finalmente terminato la pratica di digiuno preconizzata da Jasmuheen con lo scopo di connettersi all’alimentazione pranica ». Afferma Devana. « Sono 21 giorni di digiuno e la prima settimana si prevede anche di non bere. Attraverso questa pratica mi sono resa conto che si può fare una vita assolutamente normale senza mangiare. Al termine dei 21 giorni sono partita per il cammino di Compostela e l’ho percorso tutto senza allenamento. Oggi so di poter vivere senza mangiare anche se qualche volta mangio perché mi piace il sapore del cibo. Sono convinta che la via dell’ascensione è questa : liberarsi da ogni credenza che ci porta a dipendere. A quel punto sei abbastanza leggero da poterti involare verso la nuova dimensione che sarà la quinta dimensione, quella dell’unità ».Nel nostro precedente incontro avevamo accennato a questo tipo di evoluzione, ma anche a una conservazione del corpo fisico. Oggi, ci dice Devana, ciò che la interessa è soprattutto una trasmutazione del corpo fisico in corpo di luce. « Per me la via della ricerca rimane sempre quella del viaggiare, perché viaggiando trovo gli insegnamenti e le risposte ». Tra queste ultime ci sono due nuovi importanti strumenti : l’acqua e la voce. « Ho trovato una forte connessione con l’acqua. Entrando nelle acque sacre dei luoghi che visito ricevo un’informazione. L’acqua mi trasmette le memorie, mi infonde il sapere legato a quei siti. Poi mi porto a casa l’acqua e la uso per fare dei rituali sciamanici. Viaggiano mi sono ricordata di essere stata una sciamana in altre vite e sono tornata ad essere una sciamana in perché niente rende meglio l’idea di quello che sono e di quello che faccio. Sciamano significa ponte e io mi sento veramente un ponte tra le dimensioni, tra le culture, tra le manifestazioni. In quanto al suono, durante un viaggio in Perù, in una caverna situata sopra Cuzco, mi è stata attivata la funzione del canto che utilizzo per informare l’acqua delle cellule delle persone che tratto ». Rivela. « Si tratta di suoni canalizzati :  io presto solo le mie corde vocali per l’emissione di quel canto che produce degli effetti e inserisce dei nuovi programmi direttamente nelle cellule  delle persone che ascoltano».

Published in: on 29 ottobre 2012 at 10:27  Lascia un commento  
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Niente paura per il 2012-2013

I prossimi mesi non saranno segnati da eventi catastrofici, afferma Eddy Seferian,  sciamano milanese che continua a lavorare con i Maestri ascesi per la creazione di un’Europa finalmente unita e pacificata. I cambiamenti saranno di natura energetica, sottile e solo chi ha antenne particolari riuscirà a captarli.

Eddy Seferian al termine della conferenza a Mendrisio

Avevamo conosciuto Eddy Seferian a Milano alcuni anni fa. Allora ci aveva parlato del suo straordinario percorso e del dono che lo accompagna fin dall’infanzia di comunicare con creature di altre dimensioni e in particolare con i Maestri ascesi. Lo abbiamo ritrovato Mendrisio, in occasione della fiera  “Ai Confini del Mondo”, dove ha tenuto una conferenza e cantato i mantra dettati da Saint Germain e da altri maestri. È sempre lo stesso, sorridente e pieno di energia. Emana una serenità contagiosa che non si altera quando gli chiediamo che cosa pensi della temuta scadenza della fine 2012- inizio 2013.

“La situazione è in evoluzione” ci risponde.

Ma è vero che siamo arrivati a un punto cruciale? Insistiamo noi.

“Vorrei non rispondere” sospira. “Posso solo dire che ci sono molte persone che hanno addirittura perso il sonno. Io invece sono tranquillissimo e non mi sento di intervenire presso di loro. Ho anche delle delusioni, perché tra queste persone spaventate ci sono degli amici di cui non immaginavo che si lasciassero trascinare da queste paure. Non bisogna assolutamente aver paura. Quello che succede e che succederà è soprattutto sui piani sottili. Lo sentirà soprattutto chi è sensitivo e chi ha le antenne”.

Ma non ci saranno tempeste magnetiche? Chiediamo

“Se ci saranno ne avvertiremo le conseguenze. Non dimentichiamo che ci sono già state in passato e che nessuno ne ha parlato”.

Intano, ci dice, continua la sua opera di canalizzazione dei Maestri ascesi . “Il mio lavoro è per l’Europa. Ciò che mi stanno facendo fare è per l’Europa che si sta infine formando attorno ad un nucleo che è la Svizzera. La Svizzera ha dato l’esempio di unione di etnie diverse e si trova geograficamente nel cuore dell’Europa, anche se oggi non fa parte dell’Unione Europea. La Svizzera è in mezzo alle tre nazioni europee più importanti: francesi, nordici e latini puri. Ciò che avviene oggi con la crisi dell’euro non é che il risvolto sul piano fisico delle tempeste inevitabili che accompagnano la formazione dell’Europa sul piano eterico.

Gli chiediamo del Maestro St. Germain: quale è la sua posizione rispetto all’Europa visto che è  legato essenzialmente agli Stati Uniti?

“Il compito di St. Germain è di portare la vibrazione della libertà ovunque”. Puntualizza Eddy. “Passato l’Atlantico c’è l’Europa in primo luogo. C’è anche l’Africa, ma l’Africa è un capitolo che verrà chissà fra quanti secoli”.

E l’Asia? Gli ricordiamo noi, pensando alla Cina e ad altre potenze emergenti.

“Non so cosa dire perché non sento niente. So che i Maestri, negli anni Cinquanta quando parlavano della Cina, ci dicevano ridendo e scherzando: “un cino”, ossia  un uncino che punge e stimola. Noi ne restavamo molto sorpresi perché erano i tempi di Mao, ma oggi a distanza di anni non si può negare che avessero ragione”.

Vogliamo sapere qualcosa del suo lavoro, che lo porta a tenere meditazioni in svariate località italiane ed estere.

“Ormai non lavoro più in ufficio” ci risponde alludendo alla professione “normale” che ha esercitato fino a pochi anni fa. “ma in realtà sono più occupato di prima. Mi sposto, tengo le meditazioni, trascrivo le registrazioni. Dovrei pubblicare un altro libro dedicato ai nuclei filosofali che  formano una rete attorno alla terra. Ma non ne ho il tempo”.

Può dirci qualcosa di questi nuclei filosofali? “Quando ho finito il mio compito mi sono reso conto che sono diciassette nell’emisfero nord e diciassette nell’emisfero sud. Diciassette e diciassette fa trentaquattro: tre e quattro, il divino e l’umano. Elemento metafisico fuoco ed elemento metafisico terra. È la  metà della quadratura, della perfezione, ma non deve mai diventare un quadrato perfetto perché la perfezione  è statica.

Published in: on 25 ottobre 2012 at 19:05  Lascia un commento  
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Luce sul mistero del Graal

     

Foto: Eddi van W. Flickr. com

Una studiosa della Tradizione ci guida in un affascinante viaggio alla ricerca del Mistero dei Misteri, aiutandoci a superare barriere e pregiudizi e spingendoci ad ascoltare la voce della vita.

Vi sono misteri che giacciono sopiti nell’inconscio dell’umanità da dove periodicamente risorgono, in una forma o nell’altra, suscitanto grandi ondate di curiosità e di fascino che non si spiegano con la sola moda. Tra questi misteri vi è quello del Graal, oggetto indefinito, che ha ispirato in ogni tempo poeti, romanzieri e più recentemente cineasti. Il Graal è legato alle speranze di salvezza, felicità, prosperità, vita eterna che abitano l’uomo da sempre. Sul Graal è stato scritto molto ma poche sono state le ipotesi fautrici di ispirazione e di nutrimento per i ricercatori di verità.

Una bellissima eccezione a questa regola è « Il Graal custodito dai Templari » di Maria Grazia Lopardi, uscito lo scorso anno nelle Edizioni Arkeios. In questo saggio la giurista aquilana prosegue il filone che, partendo dalla vicenda di Collemaggio e di Celestino V, l’ha condotta passo dopo passo a studiare gli enigmi dei Cavalieri del Tempio,  del Quadro magico del Sator, dell’architettura sacra medievale e altri  ancora.

Ne « Il Graal custodito dai Templari » Maria Grazia Lopardi presenta una sua convincente ipotesi sulla natura del Graal :  Coppa, Pietra, Donna, ma anche molto molto di più. I Templari e con essi Pietro da Morrone, il futuro papa Celestino V, avrebbero conosciuto il mistero e si sarebbero sforzati di tramandarlo alle generazioni future attraverso simboli che i primi avrebbero inciso con fatica sulle pareti delle loro celle e che il secondo avrebbe affidato alla sua Basilica di Collemaggio. In questa ricerca, dove molto si parla di androginia perduta, l’Autrice si muove coraggiosamente tra razionalità maschile e intuito femminile.

Maria Grazia Lopardi ha gentilmente accettato di rispondere ad alcune domande su questa sua opera affascinante e scritta con contagiosa passione.

Nella sua ricerca, attraverso le lingue e le culture sulle tracce della Tradizione, lei si lascia guidare tanto dall’intuizione quanto dall’erudizione. Come è arrivata a questo metodo originale?

E’ il frutto di una mia evoluzione personale: mentale per formazione-non a caso sono una giurista- ho dovuto ad un certo punto della vita dare fiducia alla mia parte irrazionale, all’intuizione che mi si palesava con incredibile forza tanto da farmi arrendere all’evidenza e da ricevere  l’avallo della mia parte razionale. Credo che sia l’equilibrio tra testa e cuore che viene richiesto in questo momento della storia dell’umanità. La vita ci parla di continuo e richiede che la stiamo ad ascoltare.

Lei ripete che il libro dedicato al Quadrato magico del Sator è stato fondamentale per le sue successive ricerche. Perché?

Perche è stato frutto di una intuizione straordinaria:  partendo da questo misterioso quadrato recante una scritta palindroma

SATOR

AREPO

TENET

OPERA

ROTAS

 ho rinvenuto un codice cosmico, la legge del creato che  si ritrova in natura ma anche nelle costruzioni sacre realizzate da iniziati. Si tratta di una legge musicale, effetto del primo suono-vibrazione che ha informato il cosmo, si tratta della rete delle dee tessitrici di tutte le mitologie che compongono la Matrice degli Archetipi  imprimenti  la forma a fiori, foglie, piante ecc. Credo di aver rinvenuto nel mio reticolo il canto unico dell’universo, la unificazione delle forze cui aspirano i fisici…Tutto è informazione e il mio reticolo è il campo informante. Questa intuizione mi ha consentito di entrare nel segreto dei Maestri Costruttori, tanto da permettermi di tracciare piante di chiese, moschee, sinagoghe; mi ha condotto, con mia grande emozione, a comprendere cosa sia il GRAAl, il grembo cosmico da cui scaturisce il creato, lì dove Galaad vide “l’inizio e la  causa di ogni cosa”.  Ho anche rinvenuto la coerente traduzione  dal latino della frase:  Il Creatore (SATOR) verso cui tendo (AREPO, forma contratta di ADREPO) sostiene (TENET) con la sua azione (OPERA, azione musicale, vibratoria)  le sfere celesti (ROTAS ovvero il senso di rotazione delle particelle, lo spin).

Contrariamente ad altri studiosi lei non esclude nessuna fonte: le grandi religioni, Guénon, la Teosofia, i Rosacroce, Kryon. Pensa che tutte le ricerche spirituali abbiano valore e che nessuna vada considerata come errata?

Sostanzialmente sì, penso che la Tradizione Unica, intesa come Conoscenza primordiale che come un fiume scorre ora sotterraneo ora in superficie, sia alla base di religioni e scuole di Sapienza, casomai camuffata dalle colorazioni connesse a tempi , luoghi e popoli a cui era destinata, e dalle interpretazioni e sovrastrutture umane. Se si penetra in profondità ovunque emerge la Traditio.

Pensa che oggi l’umanità sia matura per riscoprire il segreto custodito dai Templari?

Credo che sia destinato proprio all’umanità di oggi. La Fisica ci sta arrivando (reticolo cosmico, stringhe, campo quantico ecc.) ma è l’essere umano che deve comprendere come interagire con la Matrix, come divenire artefice della propria esistenza e scrivere il proprio futuro, come usare le Porte dei Templari, i luoghi graalici per trasmutare la propria materia mortale e spiritualizzarla come la tradizione cristiana dice del corpo di Maria che esprime la materia tutta.

Che cosa porterà all’uomo moderno l’accesso al potere femminile del Graal?

Il collegamento con il campo dell’intuizione, dunque la Conoscenza di prima mano, non appresa dai libri, la consapevolezza di essere il creatore del settimo giorno, quello in cui Dio si riposa, di avere il compito, pacificato in sé e in armonia nella recuperata androginia, di realizzare la  cubica Gerusalemme divina che esprime il compimento della creazione.

Published in: on 9 agosto 2012 at 09:03  Comments (1)  
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Alla ricerca delle civiltà perdute

È di recente pubblicazione il libro di Sabina Marineo « Prima di Cheope : le origini » dedicato all’Egitto prima del tempo dei faraoni. L’autrice presenta tra l’altro la tesi affascinante dell’esistenza in quella regione di antichissime civiltà matrifocali e pacifiche, ma culturalmente avanzate.

 

La Sfinge di Giza. foto frans 16611 Flickr.com

Incontriamo Sabina Marineo a Monaco di Baviera dove vive e lavora, pubblicando sia in italiano che in tedesco. Conoscevamo il suo interesse per i templari e  per i misteri come quello di Rennes le Château, ma non la sapevamo esperta di antico Egitto. Le chiediamo qualche informazione sul suo nuovo libro.

 

C’è un motivo particolare per cui ti interessi dell’antico Egitto ?

« Certo, ma i miei motivi sono di natura più personale che professionale. Infatti non ho studiato egittologia, ma letteratura e lingue straniere e poi ho fatto teatro, un po’ per tradizione familiare e un po’ perché mi affascinava l’idea di entrare “nella pelle“ di qualcun altro. Naturalmente ho sempre letto molto e ho anche scritto, ma soprattutto racconti e romanzi. Poi un giorno mi sono imbattuta nel famoso libro “Il Santo Graal“ di Baigent, Leigh, e Lincoln che mi ha spinta ad approfondire il tema delle società segrete. Di pari passo ho anche cominciato a studiare la storia dell’antico Egitto. Ho seguito delle lezioni all’università di Monaco, ma soprattutto ho studiato e letto molto per conto mio. Devo dire che l’Egitto mi ha sempre attratto molto tanto che nel corso dei mei viaggi in Africa ho sempre colto l’occasione per tornare in quel paese e conoscerlo meglio».

 

Nel tuo libro rivaluti il mito che consideri non come favola, ma come trasposizione di una realtà storica. Perché?

«Le società del lontano passato avevano un senso della storia molto diverso dal nostro. Per loro il mito era lo strumento più adatto per tramandare avvenimenti storici, o anche la memoria di personaggi che rivestivano un’importanza particolare».

 

Come  Ermete?

«Sì. Come Ermete. Il mito era uno strumento. L’idea della storia, così come la conosciamo oggi, si è cristallizzata solo molto più tardi, con i greci e i latini. Prima non c’era. Come ho scritto nel libro, la concezione del tempo degli egizi e degli altri popoli della lontana antichità era differente dalla nostra e il modo di concepire la storia è strettamente legato alla concezione del tempo. Nell’antico Egitto la visione del tempo era duplice: poteva essere lineare come la nostra, ma era anche ciclica.  Se osserviamo gli avvenimenti passati da un punto di vista ciclico, ci rendiamo conto che il mito era uno strumento di primaria importanza per comprenderli pienamente. Infatti, se guardiamo le società tradizionali come quella dell’antico Egitto, vediamo che tutte registrano degli avvenimenti che si ripetono, ma che in un certo senso avvengono sempre per la prima volta».

 

Come è possibile?

«È possibile perché l’avvenimento ricorrente è sempre trasformato, sempre nuovo. Questo concetto è molto difficile da capire per noi. Possiamo capirlo a livello intellettuale, ma farlo nostro è difficilissimo, proprio perché abbiamo un senso completamente diverso dello scorrere del tempo».

 

Il tuo libro parla molto di civiltà preistoriche che una parte dell’archeologia liquida come primitive. Perché?

«Infatti, parlo di civiltà matrifocali e  che sia molto importante rivalutarle. Penso che, fino a prova del contrario, queste civiltà preistoriche erano molto più pacifiche di quelle che le hanno seguite. Probabilmente non si basavano nemmeno su una struttura gerarchica, il che secondo me è  un fatto molto positivo. È probabile che avessero una struttura ecumenica dove tutti avevano accesso alle risorse naturali.»

 

Queste civiltà potrebbero addirittura servire da modello a noi?

«Certo. Soprattutto oggi questi modelli potrebbero aiutarci. Noi siamo il frutto delle grandi culture patriarcali e aggressive: della cultura sumera, egizia, greca e romana, ma ci stiamo rendendo conto che non possiamo continuare così, che dobbiamo cambiare, altrimenti distruggeremo il pianeta, o quantomeno la razza umana».

 

Le culture matrifocali erano africane?

«Per quanto concerne l’Egitto si può supporre che fossero africane. Del resto l’Africa ha una grande tradizione di culture matrifocali. Ma non dimentichiamo che anche la vecchia Europa ha avuto delle culture di questo stampo, in particolare nei Balcani e attorno al Mar Nero, nel quattro-cinquemila avanti Cristo».

 

Da dove provenivano le culture patriarcali?

«Erano di origine indoeuropea, ossia proprio i nostri antenati. Si pensa che venissero dalle steppe del Volga, nella Russia meridionale, anche se è molto difficile dire quale fosse veramente la loro patria d’origine. Erano tante tribù differenti, per cui sarebbe assolutamente sbagliato parlare di una razza. Tuttavia queste tribù erano accomunate dalla lingua e da un sistema religioso incentrato su un culto solare, una divinità maschile, un dio-padre».

 

Tra i loro dei vi era anche Horus, il dio-falco?

«Infatti. Horus era una divinità guerresca per eccellenza. Nelle raffigurazioni più antiche il dio-falco è sempre rappresentato con la clava o con l’arpione, intento a uccidere i nemici. Horus inoltre era detto “colui che viene da lontano” quindi si può supporre che fosse una divinità arrivata da un paese straniero».

 

Mentre Iside era paragonabile alla dea madre delle civiltà più antiche?

«Iside è una delle metamorfosi subite dalle grandi dee del passato dopo l’affermarsi delle civiltà patriarcali e degli dei maschili. Sebbene discendente della Grande Madre, viene onorata soprattutto in quanto moglie di Osiride e madre di Horus. Ciò rispecchia tra parentesi anche il cambiamento di ruolo della donna nella società. Questo relegare la donna nell’abito privato della casa e della famiglia è tipico delle culture patriarcali. E pensare che le civiltà preistoriche non erano matriarcali, ossia non garantivano alla donna un posto di preminenza. Per quanto possiamo dedurre dai reperti trovati fin qui,  i due elementi maschile e femminile erano complementari. Il ruolo centrale della donna era semplicemente dovuto al fatto che dava la vita».

 

Ti stanno a cuore le culture matrifocali?

«Sì e spero che con i nuovi ritrovamenti archeologici e con i mezzi sempre più sofisticati di cui disponiamo per tornare indietro nel passato si arrivi a rivalutare queste culture che oggi, come abbiamo detto, vengono ancora considerate come molto primitive se paragonate con le “grandi” civiltà sumera o egizia. Se parliamo dell’Egitto in particolare, spero che proprio lo studio delle civiltà predinastiche possa con il tempo e i ritrovamenti fare luce su questa civiltà preistorica africana che forse era una grande cultura. Oggi non abbiamo tracce sicure, ma non è escluso che proprio la famosa sfinge di Giza sia frutto di quella civiltà disprezzata ».

Sabina Marineo, Prima di Cheope: le origini, Nexus edizioni

 

Published in: on 18 luglio 2012 at 20:17  Lascia un commento  
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L’universo implicito di Marizio Cavallo

È di recente pubblicazione « Fulgori dall’Abisso », il terzo libro di Maurizio Cavallo. In quest’opera da lui stesso definita « mistica », l’Autore descrive la realtà di un universo multidimensionale e affronta il tema controverso del « Re del Mondo ».

È uscito di recente per i tipi di Verdechiaro Fulgori dall’Abisso, terza opera di Maurizio Cavallo, (Jhlos). Come nei precedenti  Ai Confini del Tempo e Oltre il Cielo, anche in queste pagine Maurizio ci descrive una  tappa del viaggio alla scoperta di una realtà invisibile cui gli è stato concesso il difficile privilegio di accedere in seguito alla ben nota abduction.

Il clariano Suell gli è ancora guida, ma solo per un breve tratto del terribile percorso che, attraverso paesaggi di volta in volta opprimenti o meravigliosi, lo porterà a riconoscere come tempo e spazio siano illusori e come ciò che l’uomo comune crede la realtà non sia altro che il velo dipinto dietro il quale si cela qualcosa di assai più complesso, misterioso,  affascinante e terribile.

Leggere il libro di Maurizio Cavallo mi ha richiamato irresistibilmente alla mente la famosa immagine di Camille Flammarion, in cui il saggio getta uno sguardo oltre l’orizzonte limitato del cielo notturno per scoprire altre stelle e altri mondi.

Se alcuni dei temi trattati nelle pagine di  Fulgori dall’Abisso sono quelli noti agli occultisti,   come il Re del Mondo, la Terra Cava, o Shamballa, la realtà rivelata dall’Autore è al tempo stesso più remota e più vicina al nostro mondo.

Addentrandoci nel racconto e seguendo il protagonista nel suo errare tra varie dimensioni esistenti contemporaneamente l’una accanto all’altra, scopriamo un universo molteplice, un multiverso, o una realtà implicita – per usare i termini cari al fisico David Bohm – le cui dimensioni si dispiegano di fronte a colui la cui frequenza vibratoria sa adattarsi a quella dei luoghi visitati.

Che senso ha parlare di Terra cava? Si chiede Maurizio con graffiante ironia. Non è in qualche anfratto della crosta terrestre così come appare ai nostri sensi limitati che troveremo la reggia del Re del Mondo. Questo luogo, né mitico né simbolico, giace nelle pieghe di un altro petalo della rosa che metaforicamente rappresenta il multiverso. Perciò tutti i viaggi di esplorazione dei territori himalayani sono inutili. Anche chi casualmente sfiorasse uno dei portali dimensionali presenti nella nostra realtà quotidiana, non potrebbe mai varcarlo senza un invito venuto da altrove.

Ma il privilegio di scoprire ciò che si cela nelle pieghe del tempo e dello spazio va pagato con la perdita di ogni punto di riferimento e con un doloroso disincanto nei confronti di tutte le teorie filosofiche, scientifiche e di tutti i dogmi religiosi vigenti nel nostro mondo. L’autore di Fulgori dall’Abisso ha scoperto molto presto la terribile solitudine cui è condannato colui che torna dietro il velo dopo aver ammirato altri orizzonti.

Se il sapere acquisito da Jhlos a così caro prezzo ha fatto sparire dal suo animo le rassicuranti certezze legate alla personalità con la sua vita, il suo passato e il suo futuro (ogni traccia di me e di mio ), l’esperienza lo ha liberato dal timore della morte. L’Ade non è se non il perdurare  del sogno di falsa realtà di cui presto l’umanità si dovrà liberare per recuperare quel terzo serpente, quella elica di DNA di cui i creatori l’hanno saggiamente privata in passato perché contiene il segreto dell’immortalità

Florinda Balli

Maurizio Cavallo, Fulgori dall’Abisso, Verdechiaro Edizioni

Le origini dell’uomo

Si afferma che la parte dell’Antico Testamento in cui viene detto: “i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e presero per mogli quelle che si scelsero fra tutte” potrebbe indicare che degli extraterrestri avrebbero fecondato delle femmine umane terrestri. Comunque sia avvenuta questa fecondazione, o questo trapianto di un ovulo extraterrestre completo, noi non siamo metà terrestri e metà extraterrestri (angeli). Quindi i nostri lontani antenati umani si sarebbero trovati a crescere con delle mamme scimmie e avrebbero dovuto cominciare da zero, senza scrittura né tecnologia, proprio come Tarzan.
I padri, loro, non sarebbero mai tornati sulla terra a vedere come andavano le cose. Questa assenza può avere vari motivi: forse pensavano che fosse troppo presto, o forse sul loro pianeta era successo qualcosa, per esempio una guerra.
Comunque noi umani siamo avanti milioni di anni rispetto al resto del nostro pianeta. Ancora qualche centinaio di anni e potremmo ritrovare tutto il nostro potenziale exraterrestre.
Ma che cosa dice la grande maggioranza della gente quando la si interroga sulle origini dell’umanità? Ecco un esempio di conversazione. Credi in Dio? Chiediamo. “Sì” rispondono molti. Gli hai mai parlato? “No”. Lo hai mai visto? “No”. Ma allora perché credi che esista? “Non lo so. Ci credo e basta”.
Ma allora, insistiamo, perché non credi nella teoria degli extraterrestri? “Perché non ci credo”.
Ma ci sono parecchie prove un po’ in tutto il mondo. Le costruzioni fatte di pietre gigantesche in cima alle montagne come il Machu Picchu. I muri dei templi costruiti con precisione assoluta e del tutto impossibile persino con gli attuali mezzi. Per non parlare di Baalbek e così via. Ci sono molto tracce del passaggio di civiltà più avanzate…
“No. Non ci credo”.
John Ratner

Published in: on 12 aprile 2012 at 10:01  Lascia un commento  
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E se la terra fosse cava?

La Terra potrebbe non essere come ci hanno insegnato a scuola ? È ciò che sostiene (ma non è il solo) l’artista e naturopata John Ratner, californiano di nascita ma residente da vari decenni a Roma. In un saggio pubblicato in italiano, con testo originale inglese a fronte, Ratner illustra infatti il perché della sua adesione alla teoria della Terra Cava, un’ipotesi che da anni circola in molti ambienti a dispetto delle smentite della scienza.

La base di questa teoria, scrive Ratner,  è il movimento rotatorio della terra e degli altri pianeti che ne potrebbe aver determinato la forma sferica. È noto che i vortici sono vuoti all’interno, poiché che il movimento tende a spingere la materia contro le pareti. Così si sarebbe formato un vuoto sotto la crosta terrestre e quindi la terra sarebbe cava e non piena di magma come afferma la scienza.

Ma nemmeno gli ambienti scientifici non sono univoci in proposito. Anzi ! Vi sono addirittura stati eminenti scienziati convinti che la Terra fosse cava. Tra questi Sir Edmund Halley (1656-1742), grande matematico che predisse con precisione il ritorno della cometa cui diede il nome, e lo svizzero Leonard Euler (1707-1783), considerato uno dei più grandi matematici di tutti i tempi.

Ma non basta che la Terra sia cava : il suo interno sarebbe altresì abitato, anche se, scrive Ratner, quest’ultima tesi risulta difficile da accettare. Gli abitanti del « centro della Terra » camminerebbero sulla superficie della crosta, grazie all’attrazione della massa rispetto al vuoto. In altre parole non potrebbeo cadere al centro, proprio come noi non possiamo cadere nello spazio, come invece sostenevano coloro che credevano nella teoria della Terra piatta.

Apprendiamo addirittura che la crosta terrestre sarebbe tanto sottile ai poli da creare delle aperture che metterebbero in comunicazione l’interno e l’esterno della Terra. Insomma, esplorando in poli, potremmo « cadere » dentro il globo terrestre.

Ma allora, viene da dire, perché nessuno ha mai scoperto queste aperture ? Qualcuno c’è stato, risponde Ratner, solo che la notizia è stata messa immediatamente a tacere.

Il più famoso tra gli scopritori dell’interno della Terra sarebbe stato l’ammiraglio Richard E. Byrd che nel 1947 fece un volo di 2700 chilometri « all’interno della Terra al di là » come affermò. Questa dichiarazione venne prontamente interpretata come una metafora poetica che esprimeva la meraviglia dell’alto ufficiale di fronte alla bellezza del paesaggio polare. Fatto curioso tuttavia, l’ammiraglio Byrd avrebbe visto un mammuth vivo e vegeto. Ma di nuovo la sua affermazione venne sorvolata, come se non si fosse trattato di un fatto assolutamente inaudito.

Del resto, scrive Ratner, i paleontologi non scoprono forse ogni tanto delle carcasse di mammuth perfettamente conservate nei ghiacci del polo ? In questi casi tutti ammirano la perfetta qualità della conservazione, senza riflettere nemmeno per un istante sul fatto che il mammuth ufficialmente  è estinto da diecimila anni. Come è possibile che la carne di questi reperti si conservi bene al punto da risultare addirittura commestibile ? Il freddo dei ghiacci polari non basterebbe a mantenerla in modo tanto perfetto. L‘unica spiegazione è che il cadavere sia decisamente meno vecchio, il che implica che vi sia in luogo in cui alcuni esemplari di mammuth vivano felicemente anche ai nostri giorni.

Le aperture ai poli spiegherebbero inoltre certe anomalie che vengono registrate a volte negli strumenti di bordo degli aerei quando sorvolano i poli. Il fatto che nessuno abbiamo mai fotografato questi buchi polari si spiega sia con le difficoltà intrinseche dovute all’altitudine di crociera degli aerei di linea, sia con possibili mascheramenti e coperture sia da parte degli abitanti del centro della terra che delle autorità della superficie.  Si teme in pratica che l’umanità che vive fuori dalla terra sia molto attratta dal centro dove a quanto pare vi è un clima ideale, una natura bellissima e addirittura un altro sole !

Eppure qualche scambio c’è tra interno ed esterno della Terra.  Ciò spiegherebbe le apparizioni di UFO, presunti extraterrestri  e così via. Senza contare le leggende che parlano di una regione misteriosa, abitata da dei e che si ritrovano in varie culture. In barba agli scettici la teoria della Terra Cava continua ad affascinarci e a farci sognare.

John R. Ratner, La Teoria della Terra Cava, La Caravella Editrice

 

Published in: on 5 aprile 2011 at 19:58  Lascia un commento  
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Alle sorgenti del tempo

Quando intervistai Maurizio Cavallo, molti anni fa (vedi “Viaggo e trasformazione” nella sezione Articoli di questo sito),  ebbi l’impressione che fosse ancora intento a elaborare un’esperienza che all’osservatore esterno poteva anche sembrare affascinante e invidiabile, ma che per lo stesso interessato era stata assolutamente sconvolgente e non solo per i drammatici cambiamenti che aveva portato nella sua vita, ma anche e soprattutto perché aveva fatto piazza pulita di quei luoghi comuni e di quei i concetti che noi tutti, coscienti o meno, diamo per scontati e che riguardano il mondo, la realtà, la vita e il nostro destino di esseri umani.

“Nei primi tempi ho persino avuto la tentazione di suicidarmi” mi confessò per darmi un’idea dello smarrimento in cui era piombato subito dopo l’abduction.

A quei tempi Jhlos affidava soprattutto alla pittura e alla musica i suoi ricordi, i suoi pensieri e i suoi sentimenti. Non temeva tanto di suscitare incredulità e ironia quanto di diventare suo malgrado un guru, ruolo che gli esseri da lui incontrati non gli avevano assolutamente affidato.  Nonostante tutto accettò di scrivere per Mutamenti alcuni testi (vedi, sempre nella sezione Articoli, “I Templari e i Teschi di Cristallo”) in cui lasciava intravedere il sapere che aveva acquisito attraverso il contatto con una realtà molto diversa dalla nostra. Gli esseri che lo avevano rapito continuavano infatti a parlargli, a incontrarlo a volte fissandogli veri e propri “appuntamenti” durante i quali riceveva un’istruzione intensa quanto stravolgente.

Negli anni successivi Maurizio ha rotto il silenzio pubblicando “Oltre il Cielo” un libro in cui narra la sua “abduction” e descrive alcuni dei contatti avuti in seguito con i clariani. Il libro ha riscosso un notevole successo ed è stato tradotto in varie lingue tra cui l’inglese, il francese e il giapponese. Recentemente è uscita una seconda opera di Maurizio Cavallo, intitolata “Alle sorgenti del tempo”, dove l’Autore riprende la narrazione della sua avventura “extraterrestre” (ma è difficile parlare di luoghi quando si fa riferimento a esperienze del genere) descrivendo un nuovo incontro con gli alieni che lo conducono a bordo del Kethos, un mezzo di trasporto spazio-temporale, per scoprire l’essenza stessa del tempo e della realtà in cui tutta l’umanità è immersa.

In compagnia dei suoi istruttori e in particolare del clariano Suell, Maurizio scopre via via la storia stessa dell’umanità, del pianeta Terra e dell’universo. Viene portato alle radici di tutto ciò che noi consideriamo comunemente realtà, comprende le origini dell’illusione temporale e sperimenta in pratica una dimensione di “eterno infinito presente” simile allo stato descritto da certi mistici. L’uomo di oggi si deve risvegliare dall’illusione del tempo lineare, in perpetua fuga dal futuro verso il passato, e deve prendere coscienza che “tutto è qui e ora”  per sfuggire finalmente alla sofferenza e alla paura della morte. Solo allora potrà andare incontro al destino di serenità e di pace che lo attende.

Florinda Balli

Maurizio Cavallo Jhlos, Alle sorgenti del Tempo, Edizioni Verdechiaro

Vivere la Kabalah

Le Sephirot, o "Luci" nel corpo unano

Parlare di Kabalah, uno degli aspetti più misteriosi del misticismo ebraico, può a prima vista sembrare complicato.  Il termine “cabalistico” evoca di per sé qualcosa di astruso e di difficilmente spiegabile in termini concreti.  Tuttavia la Kabalah può applicarsi a infiniti ambiti: dalle più elevate visioni del cosmo alle realtà più quotidiane e concrete, proprio perché nella realtà spirituale non vi è differenza tra “grande mondo” universale e “piccolo mondo” individuale. Ne parliamo con Adriana Simeoni, studiosa di psicologia, cultrice di esoterismo e autrice di un libro di recente pubblicazione dedicato appunto alla Kabalah.

La Kabalah è legata ai grandi miti della creazione, alla magia, all’Alchimia. Per quale motivo affascina anche chi, come te, si interessa di psicologia?
La psicologia è veramente una scienza affascinante che può toccare gli antri più profondi e le vette più alte dell’essere umano e del cosmo (microcosmo e macrocosmo). Naturalmente dicendo questo non mi limito allo studio psicologico riconosciuto dalla scienza ufficiale, ma lo estendo a quello che ognuno singolarmente può portare avanti riconoscendo e sviluppando le proprie possibilità intrinseche. L’ampliamento di coscienza che ne deriva ognuno lo avrà effettuato per conto proprio e questo studio è quello che viene chiamato “esoterico” (dal greco esoterikos = interno), riguarda lo sviluppo delle capacità dell’individuo di conoscere sempre più se stesso e il mondo che lo circonda. L’ampliamento di coscienza ci porta a vivere diversamente la nostra vita quotidiana, non più a sopportare e a reagire ciecamente alle avversità, ma a considerarle come gradino di risalita di una scala evolutiva e quindi ad agire in maniera positiva; il nostro comportamento non sarà più quello egoistico, ma riguarderà il bene nostro, degli altri e della natura. Tramite lo studio della Kabalah si acquisisce la consapevolezza che la Vita è immortale, la consapevolezza che è proprio l’essere umano a portarla avanti, e che, se si agisce per un bene collettivo, le azioni sono oggettivamente valide per la vita in sé, altrimenti si matura un karma negativo, che poi bisognerà azzerare.
In natura tutto si trasforma (Laviosier) e magia e alchimia sono discipline che possono regolare questa trasformazione che diversamente, pur avvenendo, si realizzerebbe in maniera inconscia e in tempi molto più lunghi. Il mago è colui che sa e vuole trasformare coscientemente le energie che sono in natura e può trasformarle sia per cose egoistiche (magia nera) e sia per il bene del mondo (magia bianca). L’alchimia ci indica come poter trasformare, purificare e anche sublimare le energie che sono in noi e nel mondo. Ci insegna praticamente a portare le energie da dense, istintuali ed egoistiche ad energie spirituali, cioè come trovare l’oro nei metalli (o essenza incorruttibile), l’oro nell’essere umano (o il Sé), L’Elisir di Lunga Vita nel cosmo (o Essenza Creatrice). Esempio colui che vuole e sa trasformare le energie della propria indignazione e sa adoperarle in maniera adeguata per combattere le ingiustizie, per essere più forte del male, per diffondere serenità o per migliorare il mondo, è un mago bianco; se invece le trasforma per raggiungere traguardi egoistici suoi personali o personali di altri, è mago nero. L’essere umano, divenuto cosciente delle proprie possibilità, collaborerà con la “Grande Opera”, come dicono gli alchimisti, cioè collaborerà con la Vita Una, lavorerà per l’economia generale dell’universo: armonizzerà gli opposti, smusserà la pietra angolare, diffonderà armonia, gioia e luce ovunque si trovi.

E’ esatto che certe verità espresse dalla Kabalah hanno trovato conferma nella fisica e nella biologia?
La Cosmogonia cabalistica presenta dei lati molto vicini alle più moderne teorie scientifiche. Il Big-Bang è stato descritto dai cabalisti centinaia di anni fa, quello che loro hanno chiamato “Tzim-Tzum”. La teoria che è detta dai cabalisti “frammentazione dei recipienti” fu chiamata dagli scienziati “particelle subatomiche”. La creazione ex nihilo (dal nulla) è ormai riconosciuta dalla fisica quantistica. La possibilità di trasformare la materia in luce è da sempre uno degli assiomi fondamentali della Kabalah, come pure sapere che il mondo è fatto di luce, teoria dei fotoni, cioè da particelle luminose da cui poi sarebbe emerso il cosmo. E, continuando, all’interno del Tabernacolo, costruito dagli israeliti nel deserto per ospitarvi l’Arca dell’Alleanza, cofano contenente le Tavole sulle quali era scritta la Torah, avveniva un miracolo che sembrava inspiegabile: l’Arca, che veniva posta nella parte più interna del Tabernacolo, il Sancta Sanctorum, pur essendo visibile, non occupava spazio e le misure del Tabernacolo, prese con l’Arca o senza erano le stesse; oggi la teoria della relatività ha spiegato come un campo energetico, estremamente intenso, quale quello dell’Arca, possa curvare lo spazio facendo letteralmente sparire in sé determinati oggetti.
I minerali della terra, gli astri del cielo, le parti del corpo fisico, i numeri, le lettere, le parole, i nomi rappresentano determinate forze e non altre che sono nel cosmo, e studiando la Kabalah che si interessa della creazione, scopriremo tutti i collegamenti e i rapporti che ci sono fra noi, il cielo e la natura. Scopriremo che la monade che Leibnitz definisce come un punto metafisico, un centro di energia spirituale, privo di estensione, indivisibile, colmo di vita, di attività e forza incessante, sia quanto i cabalisti affermano di Kether (Prima Sephirah), il prototipo di ogni realtà fisica, psichica e spirituale. Anche la concezione fisico–matematica di un elettrone che occupa la totalità dello spazio, sembra essere l’esatto corrispondente della concezione cabalistica di Kether.
Nel The Misterious Universe scopriamo che James Jeans scrive: “Ciò dimostra che un elettrone deve occupare in un certo senso almeno la totalità dello spazio…. E gli scienziati, Faraday e Maxwell, immaginarono una particella elettrificata emanante linee di forza per tutto lo spazio… e via dicendo. Molte altre corrispondenze ancora ci sarebbero da enunciare, ma che verranno scoperte andando avanti nello studio della Kabalah.

Come possiamo, noi che viviamo in una società frenetica e consumistica usare la Kabalah come mezzo di elevazione?
Anche in questa società frenetica è doveroso cercare di ritagliarci un piccolo spazio, necessario per la nostra evoluzione e che dovremmo portare avanti come prima cosa in maniera voluta e cosciente. La mattina appena svegli, a costo di mettere la sveglia dieci minuti indietro, o la sera prima di andare a letto, possibilmente sempre alla stessa ora, come un vero impegno con noi stessi, e gli impegni presi con noi stessi sono i più importanti da rispettare, perché solo loro ci danno la possibilità di capire di più noi stessi (conosci te stesso e conoscerai il mondo –Socrate-), facciamo dieci minuti di riflessione che dedicheremo a riguardare il nostro comportamento quotidiano e ad osservare attentamente, senza scuse, se ci siamo comportati secondo i valori che ci indicano le Sephiroth. Le Sephiroth sono le Luci, le forze dell’Anima, i Numeri (o Leggi) che regolano il mondo e la nostra vita. Esse formano “l’Albero della Vita”, che con i suoi sentieri, ci indica il cammino di risalita verso l’Unità. L’Albero della Vita è un simbolo composito che rappresenta tutta la creazione secondo la Kabalah (Tradizione). Le Sephiroth, sono le forze che corrispondono a determinate parti del nostro corpo, della nostra psiche, della mente e del nostro spirito. I medici di un tempo, studiosi di Kabalah, pronunciando il nome della Sephirah preposta alla parte del corpo dolorante, riuscivano a curare il paziente, essi, però, conoscevano le vibrazioni di tale nome, vibrazioni che possono essere conquistate solo da colui che è in sintonia con la natura e che è onesto e veritiero.
Studiando il valore, la storia, la forma delle Sephiroth e valutando la posizione di queste sull’Albero, che sono poste in ordine successivo di emanazione, noi possiamo conosceremo il grado di realizzazione di queste in noi e nel mondo che ci circonda e possiamo conoscere la strada da percorrere per raggiungere le vette dello spirito. Queste forze sono: Volontà (Kether), Saggezza (Hokhmah), Intelligenza (Binah), Amore (Hesed), Severità (Ghevurah), Bellezza (Tiphereth), Vittoria (Netzah), Splendore (Hod), Fondamento o Verità (Yesod), Regno (Malkuth).
Cerchiamo ora di fare un esempio per delineare la risalita delle forze della nostra anima. Partendo dallo stato in cui siamo sicuramente abbiamo potuto notare che, in determinati momenti, si fa sentire in noi il desiderio di comprendere qualcosa di più della vita e, se ci soffermiamo a voler capire meglio, vediamo che in noi giocano tante forze: i sogni, le immagini, la fantasia, le forze della psiche, degli astri, le forze inconsce, gli archetipi e via dicendo, tutte espressioni che ci spingono a voler capire di più rispetto a ciò che appare nella vita. Ecco che, se riusciamo a non bloccarle, ma anche a non esserne dipendenti, queste forze ci spingono a percorrere il primo sentiero (il primo per la risalita delle energie umane, ma l’ultimo rispetto alle energie dell’emanazione), cioè la Tav, i sentieri sono le lettere dell’Aleph-Beth, o alfabeto ebraico, questo sentiero ci porterà a Yesod; Sephirah che vuol dire fondamento, vuol dire conoscere le nostre basi e ci insegna a divenire veritieri perchè la verità è il fondamento della Vita Vera; la ricerca della verità in noi ci aiuterà ad andare avanti nella ricerca della “Verità Una”. Questo lavoro, fatto su noi stessi, ci porterà al secondo sentiero. Il secondo è quello dalla lettera Shin che vuol dire fuoco, luce e ci introdurrà nella Sephirah di Hod, Splendore. Il nostro desiderio ora si fa più sentito, più autentico e veritiero e qui troveremo il Maestro giusto, adatto al momento evolutivo che attraversiamo, questi ci darà il “la”, “l’imput” per andare avanti, fin tanto che non troveremo il vero Maestro, che è quello interiore. E, raggiunta la Sephirah più alta, saremo uno con Lui. Questo studio e questo lavoro su noi possiamo e dobbiamo farlo, soprattutto perchè questa vita è frenetica, bastano dieci minuti al giorno di riflessione e possiamo veramente cambiare la nostra vita, perché essa è rivelatrice a noi stessi delle grandi possibilità che sono in noi.

Che cosa può portare lo studio della Kabalah all’uomo e alla donna di oggi?
Abbiamo avuto modo di dire, rispondendo alla prima domanda che lo studio della Kabalah ci porta a capire di più la vita e ad agire di conseguenza. Capendo che la Vita è Una e che tutto è collegato arriveremo a renderci conto che agendo per il bene di questa, agiamo per il vero bene nostro. Una volta presa coscienza di ciò, senza accorgercene, noi agiremo diversamente di fronte alle situazioni, saremo più decisi ad agire secondo coscienza, in nome di un bene comune. R.Assagioli, medico, psichiatra e psicoanalista, fondatore della psicosintesi, diceva che bisogna essere schiavi della propria coscienza e padroni della propria volontà. Agire secondo coscienza significa agire secondo quello che noi riteniamo giusto, leale e onesto nei riguardi di tutti indistintamente. E anche se la nostra concezione del giusto e del vero è ancora limitata, esercitandoci ad agire con coscienza, dandole credito, facendola essere sempre più presente in noi, questa si amplierà, si rafforzerà e noi acquisiremo sempre più attenzione verso il nostro modo di agire e  maggiore discernimento fra bene e male e, soprattutto, acquisiremo sempre più quella forza di volontà necessaria ad affermare ciò che riteniamo giusto. Per affermare le cose giuste nei riguardi di tutti bisogna essere forti ed equilibrati, spesso anche andare contro i nostri desideri personali, ma non è un traguardo troppo difficile se veramente desideriamo essere migliori. Le lettere dell’alfabeto ebraico e le Sephiroth  indicano i traguardi che l’essere umano deve raggiungere. La Kabalah è basata proprio sul valore delle dieci Sephiroth e su quello delle ventidue lettere dell’alfabeto ebraico, la cui forma e valore risale alle Tavole ricevute da Mosè sul mante Sinai, e che insieme costituiscono i trentadue sentieri necessari all’energia creatrice per arrivare a noi, e necessari all’energia di ritorno per risalire all’Unità. Risalendo questi sentieri, noi saremo sempre più all’altezza di ricevere nuova energia e nuova luce. Come già detto, ravvivando e realizzando nel nostro comportamento il valore di ogni Sephirah, acquisiremo sempre più le virtù, la forza e i valori che esse rappresentano. Ampliando la nostra coscienza, noi saliremo l’Albero, come se fosse la scala di Giacobbe, diventeremo sempre più omnicomprensivi, vedremo sempre più chiaramente il modo giusto di comportarci e saremo sempre più in pace e in armonia con noi stessi e con il mondo.

Adriana Simeoni, Kabalah, una via per raggiungere la divinità. Edizioni Terre Sommerse

Published in: on 22 gennaio 2010 at 10:38  Lascia un commento  
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