Il metacorpo: per ricordare chi siamo (ed evitarci qualche errore di troppo)

L’uomo non ha solo un corpo fisico, ma é dotato anche di un involucro di energie sottili. La nozione, tramandata soprattutto in oriente, ma nota a mistici, esoteristi, filosofi, pensatori e ricercatori di ogni cultura, ha raggiunto l’occidente con la teosofia alla fine dell’800 e con la New Age negli anni ’70 del 900.Oggi il tema viene affrontato con profondità particolare e all’interno di un sistema (di sistemi) logico e motivato, in un libro di recente pubblicazione: “Il Mediatore. Il ponte dimenticato tra anima e corpo”.Per l’autrice, Giovanna di Montejaisi, le quattro dimensioni che ci compenetrano, conformano e condizionano fungono da ponte tra corpo ed anima, rendendo possibile quell’interazione che altrimenti non potrebbe esistere. Già… Chi ci aveva pensato?

 

Giovanna ci accoglie nella sua casa, un’oasi imprevedibile, verde e tranquilla, non sfiorata dalla frenesia milanese.  Lei è una donna esile, ma abitata da una forza tangibile (non per niente ha superato patologie come la sindrome di Simmons e due tumori al seno).

– Come è nato il suo libro?

– Con un’altra nascita…Tutto è cominciato con l’arrivo di una bambina, che si è catapultata giù decisamente inattesa –racconta- Partorirla mi avrebbe procurato un trauma alla colonna individuato solo dopo anni di sofferenza. Una diagnosi così tardiva avrebbe comportato un periodo altrettanto lungo di riabilitazione, non propriamente una passeggiata: da invalida a convalescente  un miglioramento c’era, ma legato a una rabbia profonda che mi covava dentro (allora non sapevo che la rabbia era solo energia mal direzionata). Per svaporarla avevo bisogno di dare un senso all’esperienza-dolore che continuava ad accompagnarmi. Dotata di una laurea in psicologia sociale da scienze politiche, avevo riempito la mia forzata inattività con una vera e propria ricerca sulle origine del dolore, e non certo per prima! Avevo cercato lumi nella psicologia, nella fisiologia (capendoci poco), nella filosofia, nella religione, persino nella parapsicologia, insomma in tutto quello che mi veniva in mente e tra le mani. Ma non trovavo mai nulla che mi spiegasse perché avevo perso le redini della mia vita a quel modo. Eppure un motivo doveva esserci, un motivo ed un fine. Inevitabilmente mi ero messa a pregare e, col tempo, la preghiera -di essere aiutata a capire- era stata esaudita. Sarei stata dressata su un percorso a ostacoli che comprendeva anche una buona piallata al mio temperamento scorpionico.

Il dressaggio cui Giovanna si riferisce consiste in quattro anni di istruzione medianica, vere e proprie lezioni a orari fissi, in parte notturni, a cui bisognava presentarsi pronti; al loro esaurirsi Giovanna chiede “alle istanze superiori” di poter condividere quanto appreso. Ha così inizio una attività di supporto alle persone totalmente gratuita, come le veniva consigliato.

Non ero nemmeno sulla guida del telefono, eppure chi aveva bisogno arrivava, per vie talmente traverse da spazzar via ogni possibile dubbio.“Il Mediatore” -nella sua veste finale- nasce da quanto appreso in quattro anni di apprendimento e sperimentato poi (oltre che elaborato) in sedici.  I miei master li ho presi sul campo…

– La sua attività potrebbe essere definita di cura?

Se lo sostenessi mio figlio, che è medico, mi toglierebbe la parola -protesta- Preferisco dire che offro  alle persone  la possibilità di utilizzare i risultati delle mie ricerche per contribuire alla “cura di sé” dal versante spirituale. E’ come mettere a disposizione l’energia mancante nel modo che ad ognuno si adatta meglio; poi  ognuno si cura da sé. Uso l’esempio del fenomeno chiamato sintropia: nell’eventuale stato di caos di un sistema aperto, l’immissione di energia dall’esterno può permettere il raggiungimento di un livello superiore di ordine. Nel momento del loro  massimo disordine, immettere energia nelle persone, che siano interiormente pronte, può dare risultati insperati per immediatezza ed efficacia: e quest’energia è la somma di quella ambientale sempre disponibile, e/o dell’energia della parola, e/o della ritrovata consapevolezza e/o della conoscenza che mi è stata, e ancora mi viene, riversata. Ho visto persone arrivare fardellate di pesi ed andarsene sulla nuvoletta (riuscendo poi ad  atterrare e decollare da sole).

– Per indicare vari punti e livelli del metacorpo lei usa termini assolutamente inediti, come Arco Matrice, Asse psichico e Thor, altri poco noti come “Stella Nucleo”o “Nimbus” ed alcuni più conosciuti, quali “Chakra”e “ Kundalini”, anche se poi li amplia.

– Mi sono documentata, ovviamente –spiega Giovanna- Ho cominciato a scrivere nel 1998 sino a riempire settecento pagine con parte del materiale raccolto nel corso degli anni. A quel punto non mi sono chiesta, come sarebbe stato logico, “Chi mi potrebbe leggere?” bensì “Chi mi potrebbe credere?”. La domanda era rivolta a me stessa, ma avrebbe ricevuto una risposta inequivocabile: non dovevo chiedere di credere, ma di ricordare.

Poiché ricordare presuppone aver dimenticato, mi ero messa sulle tracce delle antiche conoscenze che aderivano a quanto ri-appreso ed ho continuato a documentarmi sino al 2002.

-Vuol dire che in passato vi era una conoscenza del metacorpo che è andata perduta con gli anni ?

– E’ molto probabile ci sia stata un’epoca nella quale il mondo dello spirito era ben conosciuto. Il ricordo di questo sapere è sopravvissuto in tutte le culture, tanto che diversi autorevoli  studiosi l’hanno denominata Antica Tradizione. Lo dimostrerebbero, ad esempio, gli insegnamenti dei Rishi indiani e  della medicina tradizionale cinese, ben prima dell’era Cristiana,.

– E questi Rishi e taoisti avrebbero ereditato il loro sapere da civiltà ancora più antiche ?

– Penso proprio di sì, anzi, a mio parere, lavoravano già su una tradizione che si era affievolita! Non per nulla diversi aspetti del metacorpo, come insegnati nella cultura orientale –almeno, per come essa ci ha raggiunto- appaiono concentrati, con varie componenti dimensionali presentate come fossero una. Comunque anche l’ebraismo, il misticismo cristiano e il sufismo hanno contribuito a preservare il ricordo, anche se spesso il manto della ritualità ha prevalso sul contenuto. Era troppo al di fuori di un certo pensiero e di una certa vita e, soprattutto, rientrava nel non visibile, cioè nell’a-scientifico, quindi nel non esistente, pura fuffa. Ho letto in un libro (che non saprei citare) che a noi Occidentali l’antico sapere è pervenuto anche… tramite la superstizione, che nel suo etimo significa ciò che “super stat” , ossia che sta sopra, cioè che sopravvive.

Ma le antiche teorie stanno da tempo  riaffiorando, soprattutto grazie all’interazione tra metafisici americani e studiosi orientali negli anni ’80 ed al lavoro di ricercatori come Barbara Brennan e John Pierrakos. Oggi  cerco anch’io di dare il mio contributo.

– Tutti possono vedere il metacorpo ?

– Non bisognerebbe pensare in termini di “vedere” quanto di “percepire”.  I sensi interni infatti non hanno le stesse categorie e gli stessi parametri di quelli esterni, che sperimentano l’esistente da dietro una finestra strettina strettina. I sensi interni, che  ho rinominato facoltà animiche, permettono la comunione con l’intero, come prova chiunque pratica seriamente la meditazione: non si percepiscono le cose staccate da sé, si è dentro di esse. Lo chiamano olismo…

In ogni caso i sensi interni, che permettono di cogliere le dimensioni sottili, sono potenzialità del corredo individuale e sembrano eccezionali perché divengono utilizzabili solo evolvendosi, cioè alzando le proprie vibrazioni! Il che non configura soltanto essere ottimisti nè riesce a tutti, soprattutto oggi, con questa frenesia di cambiare strada senza offrire nessun sentiero.   Eppure le strade e i segni ci sono, da quelli insegnati dalle religioni ai vari percorsi, come il mio. Che non è certo l’unico, ma che è quello da cui sono entrata nel disegno e di cui conosco ogni pietra.

Il primo passaggio verso il metacorpo è lasciar cadere i pregiudizi e poi andare dentro, conoscersi, sino a ritrovare i doni natali; il secondo step sarebbe esprimerli a favore degli altri, uniformandosi  a quel disegno di armonia sotteso a micro e macrocosmo.

Chiediamo a Giovanna di parlarci del cambiamento epocale che prospetta nel libro, dove sostiene che il futuro renderà indispensabile ricordarsi del metacorpo e delle sue funzioni.

– L’avvicinamento del sistema solare all’eclittica della galassia e molti altri fenomeni cosmici previsti nel famoso 2012 non preannunciano la fine del mondo, ma preparano la trasformazione di un certo tipo di mondo: l’ingresso della terra in una zona a maggior concentrazione di energia farà sì che saremo tutti irradiati di più. Questo non dovrebbe danneggiarci, dato che siamo esseri spirituali dotati di un involucro (il metacorpo) tarato sull’elettromagnetismo di origine naturale. Non dovrebbe, sempre che le dimensioni sottili siano equilibrate e funzionanti. Ma lo sono, quando neanche se ne ricorda l’esistenza?!

Qui sta il busillis, come cerco di spiegare, in maniera piana e laica, ne “Il mediatore”.  In sintesi, chi è pronto, cioè in armonia con se stesso, con gli altri e con il pianeta, sarà in grado di gestire questo aumento di energia senza sballare, anzi rinforzandosi attraverso lo stesso incremento del flusso. Gli altri potrebbero ritrovarsi con più problemi, psicologici e somatici, di quelli attuali…

– E tutte le catastrofi di cui hanno scritto?

– Il pianeta, che è vivo e risonante, potrà reagire, anzi, lo sta già facendo, ma quello che sostengo è che il 2012 dovrebbe essere rivisitato come una tappa per orientarsi, un’occasione per allinearsi a un disegno che, come sostengono le religioni, è una storia di salvezza. E salvezza ha la stessa radice di salus, salute: quella fisica, ma -prima- quella spirituale.

–  Si ritorna al concetto di cura…

Uniformarsi (cioè darsi la forma dell’uno) è analogo al riunire consapevolmente anima, metacorpo e corpo e rappresenterebbe la prima cura di ogni incarnazione.

– Questa visione potrebbe andare a integrare le cure biomediche?

– Potrebbe… e senza pestare i piedi a nessuno. In antico non si diceva “extra spiritum nulla salus”? I miei libri vorrebbero contribuire a ridefinire lo spirito, con tutte le insperate libertà che il riscoprirlo comporta e vorrebbero essere una risorsa per ricordare e per evitarsi qualche errore di troppo. Un cartaceo invece di una pillola..

 

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Published in: on 29 settembre 2011 at 20:36  Lascia un commento  
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