La porta dell’infinito

È di recente pubblicazione l’autobiografia di Ettore de Gennis, guaritore, veggente e contattista dotato di capacità che hanno dell’incredibile.

Un libro illuminante per chi vuole conoscere le potenzialità dell’essere umano quando vengono liberate dai limiti individuali e collettivi. Per Ettore de Gennis l’evento liberatorio è decisamente traumatico in quanto si tratta dello scoppio di una bomba che lo scaglia in aria nel lontano 1944. In quel momento l’allora giovanissimo soldato vive un’uscita dal corpo e una miracolosa guarigione da ferite diagnosticate come mortali dai medici militari. Dopo la guerra, de Gennis parte per il Brasile dove lavora per un periodo di alcuni anni. La natura esuberante dei tropici lo entusiasma, ma intrighi politici locali non gli permettono di stabilirsi definitivamente nel Paese. Di ritorno a Roma riceve le prime prove dei doni che il trauma subìto durante la guerra ha risvegliato. Nell’opera autobiografica “La porta dell’infinito” pubblicata recentemente dall’editrice Verdechiaro, de Gennis racconta come l’apparizione di un UFO, alla finestra del suo ufficio, con la chiara percezione del messaggio “Siamo qui per te”, abbia segnato l’inizio della sua “carriera” di guaritore e veggente.

Presto inizia a raccogliere intorno a sé persone desiderose di beneficiare dei suoi doni e di partecipare agli eventi straordinari che la sua presenza attira. Fonda successivamente Cenacolo  81, poi Vangelo 2000, di cui fa parte anche l’astrofisica Giuliana Conforto. I gruppi da lui diretti hanno il privilegio di assistere a più riprese a fenomeni straordinari tra cui apparizioni di UFO in gran numero, luci che inspiegabilmente rischiarano la notte, immagini come “La porta dell’Infinito” che compaiono altrettanto inspiegabilmente nelle foto scattate con macchine polaroid puntate verso il sole, apporti di oggetti e altro ancora. I più sensibili tra i suoi compagni captano messaggi dai “fratelli dello spazio” e ne ricevono ammonimenti e consigli sia per quanto concerne la loro vita personale sia sulla condotta da adottare per tutta l’umanità .

I doni di guarigione, che mette con straordinaria generosità al servizio di chi lo avvicina come anche di persone lontane, sono per Ettore de Gennis solo un’occasione di manifestare quell’amore per tutti gli esseri che è per lui la condizione fondamentale del risveglio dell’essere umano. “Il mio interesse è risvegliare le coscienze” scrive “guarire il corpo è la naturale conseguenza”.

Stupefacente è anche la capacità di bilocazione che gli permette in un’occasione di essere veduto da vari conoscenti, seduto tra gli invitati a una nota emissione televisiva alla quale aveva rifiutato di partecipare. Lui stesso non ebbe coscienza del fenomeno e gli spettatori che lo videro rimasero sorpresi per il fatto che il conduttore non gli rivolgesse mai la parola.

Il libro di de Gennis è una fonte di stupore e un’occasione per riflettere sulle capacità della coscienza umana, oltre che un incitamento a manifestare quell’Amore universale che i “Fratelli dello spazio” indicano all’uomo come unica via verso la salvezza.

 

Ettore de Gennis, La Porta dell’Infinito, Edizioni Verdechiaro

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UFO: presto una disclosure?

Il 21 maggio scorso si è tenuto a Lugano  il quinto congresso internazionale indetto dal CUSI (Centro Ufologico della Svizzera Italiana). Questa volta il tema scelto dalla presidente Candida Mammoliti e dai dirigenti del Centro  erano le sempre maggiori chances di una vicina « disclosure » per usare i termini ufologici, ossia di un pubblico riconoscimento dell’esistenza degli UfO da parte delle autorità.  Abbiamo posto qualche domanda a uno degli oratori del convegno, il sociologo e scrittore Roberto Pinotti, direttore del CUN (Centro Ufologico Nazionale) italiano.

 

Dottor Pinotti, ci sono degli indizi che permettano di sperare un’apertura sul problema UFO?

Io penso di sì perché da circa tre anni a questa parte istituzioni e governi di tutto il mondo stanno finalmente ammettendo che il fenomeno esiste e che se ne sono sempre occupati. Esistono quantità sterminate di file militari, e anche civili, e paesi europei come l’Inghilterra, la Francia, la Spagna, l’Italia, il Belgio li hanno tranquillamente resi accessibili al pubblico. Lo stesso discorso vale per paesi sudamericani come il Brasile, il Cile, l’Ecuador, l’Argentina. Il Messico ha ammesso a sua volta di aver studiato il fenomeno UFO. In Giappone, addirittura ministri l’hanno dichiarato importante. Poi anche l’Australia, la Nuova Zelanda, il Sudafrica e Israele hanno fatto la stessa cosa. Quindi sembra un contagio che in tutto il mondo sta portando i governi riconoscere la realtà del fenomeno.

Secondo lei, perché si è arrivati a tanto?

Perchè probabilmente  oggi non è più possibile fare quello che si faceva fino a ieri, cioè sbrigativamente negare tutto per non affrontare il problema a livello di pubblico.

Perché questo rifiuto di riconoscere pubblicamente l’esistenza degli UFO?

Ma perché il tema è ritenuto universalmente destabilizzante. E quindi anche per ragioni di ordine pubblico e di opportunità si è preferito parlarne il meno possibile. Inoltre non dimentichiamo che fin dall’inizio questo tema è stato appannaggio esclusivo dei militari e i militari hanno secretato tutto, fin dagli anni Cinquanta.

Comunque oggi tutte le ammnistrazioni e tutti governi stanno uscendo allo scoperto?

Non tutti. Chi ancora non sta dicendo nulla sono gli Stati Uniti, che sono proprio la prima potenza che ha studiato il fenomeno UFO per oltre vent’anni, tra il 1947 e il 1970, con quello che è stato chiamato “Progetto Blue Book”. In quella occasione sono stati esaminati ventimila casi circa di cui circa settecento sono rimasti inspiegabili da un punto di vista scientifico. Negli anni Settanta, l’Aeronautica USA ha chiuso il progetto, affermando che il fenomeno non costituiva una minaccia per la sicurezza nazionale e che di conseguenza non era il caso di continuare a occuparsene usando fondi federali. La stessa cosa che ha detto recentemente anche l’Inghilterra. Tutti questi paesi hanno aperto i loro file; ma se esistono documenti classificati come segreti, è assolutamente fuori discussione che vengano aperti né oggi né mai. È interessante notare che l’Unione Sovietica, quando è collassata, ha incredibilmente mostrato un dossier secondo il quale, negli ultimi dodici anni dell’URSS, il KGB si era interessato attivamente di UFO. Al collasso dello stato sovietico il documento è venuto fuori. Gli Stati Uniti anche loro hanno dei dossier perché, dopo l’abbandono del Progetto Blue Book nel 1970, il tema è diventato appannaggio dell’Intelligence. Ma gli Stati Uniti non ne parlano.

Perché?

La risposta è piuttosto semplice: se gli USA dovessero ammettere pubblicamente che il fenomeno esiste, che è intelligente, tecnologico e che oltretutto non è di origine terrestre ma viene da fuori, questo basterebbe per mettere seriamente in discussione la supremazia mondiale degli Stati Uniti. Quindi Washington tace.  Anzi, dirò di più: penso che non sia una caso se negli ultimi anni si stia diffondendo, soprattutto a livello cinematografico, televisivo e nella cronaca, una mitologia  che parla di alieni piccoli, umanoidi, che rapirebbero ignari essere umani.

Sta parlano delle abduction?

Certo. Non dico che il fenomeno non sia autentico, dico che non corrisponde ai parametri che gli si vogliono dare e che vedono degli alieni come assolutamente torvi, pericolosi, ostili. Naturalmente, se li dipingo in modo negativo, posso presentarmi al mondo come difensore e mantenere una certa leadership.

Quindi si tratterebbe di una manovra politica?

Penso proprio di sì. Fin quasi dagli inizi del cinema i governi hanno capito quale straordinaria arma propagandistica era questa arte. Hollywood fa propaganda da sempre. Durante la guerra fece propaganda contro le potenze dell’Asse e per sostenere i combattenti al fronte, sempre attraverso i film. Poi , durante la guerra fredda i cineasti presero di mira il  nemico sovietico. Oggi è il turno del terrorismo. Quindi, se Hollywood fa i film anti-alieni, è perché ha lo scopo di ottenere un certo tipo di risposta nell’immaginario collettivo. Perché dietro a tutto questo c’è un’Intelligence che fa benissimo quello che fa.

Che ruolo ha Internet nella questione UFO?

Un ruolo fondamentale. L’informazione é totalmente cambiata. Facciamo un esempio banalissimo: l’anno scorso in Italia ci sono state oltre duemila segnalazioni che sono state largamente veicolate via internet, l’aeronautica che segue la questione fin dal 1949 ha ricevuto a malapena venti segnalazioni. Questo vuol dire che la gente non riporta più questi casi all’autorità. Gli organi d’informazione vengono bypassati, sono ridotti a semplici casse di risonanza per gruppi di potere o, nel migliore dei casi, servono ad approfondire certe questioni, ma non fanno informazione. L’informazione viene fatta in rete dove in tempo reale tutti leggono tutto.

Con il rischio di bufale e di errori?

Ovviamente. Su cento notizie cinquanta saranno forse false e si deve imparare a discriminare. Ma intanto le cinquanta notizie vere circolano, cosa che un tempo non sarebbe successo.

Come si spiega allora che certi personaggi, anche noti al grande pubblico, continuino a negare e a ridicolizzare il fenomeno UFO?

Le spiegazioni possono essere di varia natura. Alcuni lo fanno in buona fede, perche si ostinano a pensare che i testi su cui si sono formati,  quaranta o cinquant’anni fa,

Roberto Pinotti (a destra) durante il congresso del CUSI

siano ancora validi. Altri invece hanno tutta la convenienza a mantenere lo status quo e, se hanno detto certe cose dieci o quindici anni fa, non se la sentono ammettere di aver sbagliato. Altri ancora  cercano semplicemente visibilità.

Non bisogna comunque sopravvalutare l’influenza di questi scettici. Per parlare solo della mia esperienza, in quarantacinque anni che mi occupo di questo problema ho visto le cose cambiare radicalmente. All’inizio chi si interessava di UFO erano poche centinaia di persone, oggi le posso assicurare che sono milioni. Secondo le statistiche addirittura il settantacinque per cento della popolazione mondiale é convinto della realtà del fenomeno.

Published in: on 21 giugno 2011 at 09:03  Lascia un commento  
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Conoscersi per realizzarsi

Non vi è piena realizzazione di se stessi senza autoconoscenza. Adriana Simeoni, studiosa e scrittrice romana, offre ai lettori un libro in cui le teorie psicologiche e spirituali vanno di pari passo con gli esercizi pratici.

Il nuovo libro di Adriana Simeoni, studiosa romana che ha integrato gli studi di psicologia, specializzandosi in Comportamentismo, Piscosintesi e Logoterapia, porta un titolo che incuriosisce : “GLI INFINITI POTERI DELL’IO – Autorealizzazione e Autotrascendenza – Guida teorica e pratica“. In copertina, una riproduzione del quadro di G. Friedrich  “Il viandante sul mare di nebbia“ mostra una figura solitaria che, dall’alto di una roccia, contempla la pianura sottostante. Così, dice Adriana Simeoni, la coscienza, l’Io, deve arrivare a contemplare e a dominare le parti secondarie o periferiche della personalità.

L’autoconoscenza è indispensabile a chi voglia vivere pienamente, non a caso sul Tempio dell’Oracol a Delfi si leggeva questa scritta : “In te si trova occulto il tesoro degli Dei, Oh Uomo, conosci te stesso, e conoscerai l’universo e gli Dei”.

Adriana Simeoni si ispira come detto a Roberto Assagioli, fondatore della Psicosintesi e a Viktor Frankl, il cui metodo, la Logoterapia, (da non confondere con il lavoro sulla parola) si appella a un Logos, una parte superiore della psiche umana che si potrebbe paragonare a un maestro interiore che sa molto bene ciò di cui abbiamo bisogno e ciò di cui siamo capaci. Tutti noi possiamo perfezionarci a più livelli facendo appunto ricorso a questo Io, .

L’Io, o Coscienza, precisa l’Autrice, non è il Superio di Freud, che fa invece parte della personalità inferiore e contiene tutte le norme sociali e morali del “si fa” e del “non si fa”.  L’Io  superiore può a volte spingerci persino ad andare contro le convenzioni: non è  l’io quotidiano, bensì un io che, dice Assagioli, domina le parti più basse o periferiche della personalità che sono soltanto espressioni parziali di ciò che siamo.

Il lavoro di autoconoscenza non richiede né studio particolare né lunghi periodi di isolamento, scrive Adriana Simeoni, basta un impegno minimo ma regolare che strappi circa dieci minuti ogni giorno alla vita frenetica e rivolta al “fuori” cui quasi tutti ormai sono costretti.  Gli esercizi proposti cominciano con un rilassamento e prevedono poi vari tipi di lavoro, dalla visualizzazione all’affermazione, o alla meditazione che porta al contatto con la coscienza, l’Io, o il maestro che  ha il potere di trasmutare le energie personali portando a un cambiamento anche profondo del modo di essere e di comportarsi.

Gli infiniti poteri sono presenti in ciascuno, ma ciascuno è libero di intraprendere un percorso più o meno lungo e più o meno impegnativo. Si va dalla correzione dei difetti e debolezze alla piena realizzazione delle proprie potenzialità e, come detto nel titolo, si arriva  all’autotrascendenza. Quest’ultimo tratto del sentiero implica la trasmutazione delle energie secondo  i dettami dell’Alchimia spirituale che conduce l’uomo al contatto con lo spirito.

In quest’ultima parte del volume Adriana Simeoni si scosta dalla psicologia in senso stretto per invitare il lettore ad aprirsi alla dimensione del traspersonale, un percorso che richiede coraggio e volontà poiché dagli affetti quotidiani si passa all’amore universale, dall’intelligenza terrena alla saggezza e dal proprio progetto di vita individuale alla fusione con la volontà divina per giungere a intravedere l’eternità.

A queste mete che possono anche spaventare, il lettore viene condotto gradatamente e con mano gentile. Anche perché le tappe non si possono saltare e non vi è possibiltà di arrivare allo spirito se prima non si è fatto un certo ordine nella propria vita quotidiana e nei propri rapporti con il partner, con i familiari e con i colleghi di lavoro.

 

Adriana Simeoni, “Gli infiniti poteri dell’’Io”, Edizioni Terre Sommerse