Vivere la Kabalah

Le Sephirot, o "Luci" nel corpo unano

Parlare di Kabalah, uno degli aspetti più misteriosi del misticismo ebraico, può a prima vista sembrare complicato.  Il termine “cabalistico” evoca di per sé qualcosa di astruso e di difficilmente spiegabile in termini concreti.  Tuttavia la Kabalah può applicarsi a infiniti ambiti: dalle più elevate visioni del cosmo alle realtà più quotidiane e concrete, proprio perché nella realtà spirituale non vi è differenza tra “grande mondo” universale e “piccolo mondo” individuale. Ne parliamo con Adriana Simeoni, studiosa di psicologia, cultrice di esoterismo e autrice di un libro di recente pubblicazione dedicato appunto alla Kabalah.

La Kabalah è legata ai grandi miti della creazione, alla magia, all’Alchimia. Per quale motivo affascina anche chi, come te, si interessa di psicologia?
La psicologia è veramente una scienza affascinante che può toccare gli antri più profondi e le vette più alte dell’essere umano e del cosmo (microcosmo e macrocosmo). Naturalmente dicendo questo non mi limito allo studio psicologico riconosciuto dalla scienza ufficiale, ma lo estendo a quello che ognuno singolarmente può portare avanti riconoscendo e sviluppando le proprie possibilità intrinseche. L’ampliamento di coscienza che ne deriva ognuno lo avrà effettuato per conto proprio e questo studio è quello che viene chiamato “esoterico” (dal greco esoterikos = interno), riguarda lo sviluppo delle capacità dell’individuo di conoscere sempre più se stesso e il mondo che lo circonda. L’ampliamento di coscienza ci porta a vivere diversamente la nostra vita quotidiana, non più a sopportare e a reagire ciecamente alle avversità, ma a considerarle come gradino di risalita di una scala evolutiva e quindi ad agire in maniera positiva; il nostro comportamento non sarà più quello egoistico, ma riguarderà il bene nostro, degli altri e della natura. Tramite lo studio della Kabalah si acquisisce la consapevolezza che la Vita è immortale, la consapevolezza che è proprio l’essere umano a portarla avanti, e che, se si agisce per un bene collettivo, le azioni sono oggettivamente valide per la vita in sé, altrimenti si matura un karma negativo, che poi bisognerà azzerare.
In natura tutto si trasforma (Laviosier) e magia e alchimia sono discipline che possono regolare questa trasformazione che diversamente, pur avvenendo, si realizzerebbe in maniera inconscia e in tempi molto più lunghi. Il mago è colui che sa e vuole trasformare coscientemente le energie che sono in natura e può trasformarle sia per cose egoistiche (magia nera) e sia per il bene del mondo (magia bianca). L’alchimia ci indica come poter trasformare, purificare e anche sublimare le energie che sono in noi e nel mondo. Ci insegna praticamente a portare le energie da dense, istintuali ed egoistiche ad energie spirituali, cioè come trovare l’oro nei metalli (o essenza incorruttibile), l’oro nell’essere umano (o il Sé), L’Elisir di Lunga Vita nel cosmo (o Essenza Creatrice). Esempio colui che vuole e sa trasformare le energie della propria indignazione e sa adoperarle in maniera adeguata per combattere le ingiustizie, per essere più forte del male, per diffondere serenità o per migliorare il mondo, è un mago bianco; se invece le trasforma per raggiungere traguardi egoistici suoi personali o personali di altri, è mago nero. L’essere umano, divenuto cosciente delle proprie possibilità, collaborerà con la “Grande Opera”, come dicono gli alchimisti, cioè collaborerà con la Vita Una, lavorerà per l’economia generale dell’universo: armonizzerà gli opposti, smusserà la pietra angolare, diffonderà armonia, gioia e luce ovunque si trovi.

E’ esatto che certe verità espresse dalla Kabalah hanno trovato conferma nella fisica e nella biologia?
La Cosmogonia cabalistica presenta dei lati molto vicini alle più moderne teorie scientifiche. Il Big-Bang è stato descritto dai cabalisti centinaia di anni fa, quello che loro hanno chiamato “Tzim-Tzum”. La teoria che è detta dai cabalisti “frammentazione dei recipienti” fu chiamata dagli scienziati “particelle subatomiche”. La creazione ex nihilo (dal nulla) è ormai riconosciuta dalla fisica quantistica. La possibilità di trasformare la materia in luce è da sempre uno degli assiomi fondamentali della Kabalah, come pure sapere che il mondo è fatto di luce, teoria dei fotoni, cioè da particelle luminose da cui poi sarebbe emerso il cosmo. E, continuando, all’interno del Tabernacolo, costruito dagli israeliti nel deserto per ospitarvi l’Arca dell’Alleanza, cofano contenente le Tavole sulle quali era scritta la Torah, avveniva un miracolo che sembrava inspiegabile: l’Arca, che veniva posta nella parte più interna del Tabernacolo, il Sancta Sanctorum, pur essendo visibile, non occupava spazio e le misure del Tabernacolo, prese con l’Arca o senza erano le stesse; oggi la teoria della relatività ha spiegato come un campo energetico, estremamente intenso, quale quello dell’Arca, possa curvare lo spazio facendo letteralmente sparire in sé determinati oggetti.
I minerali della terra, gli astri del cielo, le parti del corpo fisico, i numeri, le lettere, le parole, i nomi rappresentano determinate forze e non altre che sono nel cosmo, e studiando la Kabalah che si interessa della creazione, scopriremo tutti i collegamenti e i rapporti che ci sono fra noi, il cielo e la natura. Scopriremo che la monade che Leibnitz definisce come un punto metafisico, un centro di energia spirituale, privo di estensione, indivisibile, colmo di vita, di attività e forza incessante, sia quanto i cabalisti affermano di Kether (Prima Sephirah), il prototipo di ogni realtà fisica, psichica e spirituale. Anche la concezione fisico–matematica di un elettrone che occupa la totalità dello spazio, sembra essere l’esatto corrispondente della concezione cabalistica di Kether.
Nel The Misterious Universe scopriamo che James Jeans scrive: “Ciò dimostra che un elettrone deve occupare in un certo senso almeno la totalità dello spazio…. E gli scienziati, Faraday e Maxwell, immaginarono una particella elettrificata emanante linee di forza per tutto lo spazio… e via dicendo. Molte altre corrispondenze ancora ci sarebbero da enunciare, ma che verranno scoperte andando avanti nello studio della Kabalah.

Come possiamo, noi che viviamo in una società frenetica e consumistica usare la Kabalah come mezzo di elevazione?
Anche in questa società frenetica è doveroso cercare di ritagliarci un piccolo spazio, necessario per la nostra evoluzione e che dovremmo portare avanti come prima cosa in maniera voluta e cosciente. La mattina appena svegli, a costo di mettere la sveglia dieci minuti indietro, o la sera prima di andare a letto, possibilmente sempre alla stessa ora, come un vero impegno con noi stessi, e gli impegni presi con noi stessi sono i più importanti da rispettare, perché solo loro ci danno la possibilità di capire di più noi stessi (conosci te stesso e conoscerai il mondo –Socrate-), facciamo dieci minuti di riflessione che dedicheremo a riguardare il nostro comportamento quotidiano e ad osservare attentamente, senza scuse, se ci siamo comportati secondo i valori che ci indicano le Sephiroth. Le Sephiroth sono le Luci, le forze dell’Anima, i Numeri (o Leggi) che regolano il mondo e la nostra vita. Esse formano “l’Albero della Vita”, che con i suoi sentieri, ci indica il cammino di risalita verso l’Unità. L’Albero della Vita è un simbolo composito che rappresenta tutta la creazione secondo la Kabalah (Tradizione). Le Sephiroth, sono le forze che corrispondono a determinate parti del nostro corpo, della nostra psiche, della mente e del nostro spirito. I medici di un tempo, studiosi di Kabalah, pronunciando il nome della Sephirah preposta alla parte del corpo dolorante, riuscivano a curare il paziente, essi, però, conoscevano le vibrazioni di tale nome, vibrazioni che possono essere conquistate solo da colui che è in sintonia con la natura e che è onesto e veritiero.
Studiando il valore, la storia, la forma delle Sephiroth e valutando la posizione di queste sull’Albero, che sono poste in ordine successivo di emanazione, noi possiamo conosceremo il grado di realizzazione di queste in noi e nel mondo che ci circonda e possiamo conoscere la strada da percorrere per raggiungere le vette dello spirito. Queste forze sono: Volontà (Kether), Saggezza (Hokhmah), Intelligenza (Binah), Amore (Hesed), Severità (Ghevurah), Bellezza (Tiphereth), Vittoria (Netzah), Splendore (Hod), Fondamento o Verità (Yesod), Regno (Malkuth).
Cerchiamo ora di fare un esempio per delineare la risalita delle forze della nostra anima. Partendo dallo stato in cui siamo sicuramente abbiamo potuto notare che, in determinati momenti, si fa sentire in noi il desiderio di comprendere qualcosa di più della vita e, se ci soffermiamo a voler capire meglio, vediamo che in noi giocano tante forze: i sogni, le immagini, la fantasia, le forze della psiche, degli astri, le forze inconsce, gli archetipi e via dicendo, tutte espressioni che ci spingono a voler capire di più rispetto a ciò che appare nella vita. Ecco che, se riusciamo a non bloccarle, ma anche a non esserne dipendenti, queste forze ci spingono a percorrere il primo sentiero (il primo per la risalita delle energie umane, ma l’ultimo rispetto alle energie dell’emanazione), cioè la Tav, i sentieri sono le lettere dell’Aleph-Beth, o alfabeto ebraico, questo sentiero ci porterà a Yesod; Sephirah che vuol dire fondamento, vuol dire conoscere le nostre basi e ci insegna a divenire veritieri perchè la verità è il fondamento della Vita Vera; la ricerca della verità in noi ci aiuterà ad andare avanti nella ricerca della “Verità Una”. Questo lavoro, fatto su noi stessi, ci porterà al secondo sentiero. Il secondo è quello dalla lettera Shin che vuol dire fuoco, luce e ci introdurrà nella Sephirah di Hod, Splendore. Il nostro desiderio ora si fa più sentito, più autentico e veritiero e qui troveremo il Maestro giusto, adatto al momento evolutivo che attraversiamo, questi ci darà il “la”, “l’imput” per andare avanti, fin tanto che non troveremo il vero Maestro, che è quello interiore. E, raggiunta la Sephirah più alta, saremo uno con Lui. Questo studio e questo lavoro su noi possiamo e dobbiamo farlo, soprattutto perchè questa vita è frenetica, bastano dieci minuti al giorno di riflessione e possiamo veramente cambiare la nostra vita, perché essa è rivelatrice a noi stessi delle grandi possibilità che sono in noi.

Che cosa può portare lo studio della Kabalah all’uomo e alla donna di oggi?
Abbiamo avuto modo di dire, rispondendo alla prima domanda che lo studio della Kabalah ci porta a capire di più la vita e ad agire di conseguenza. Capendo che la Vita è Una e che tutto è collegato arriveremo a renderci conto che agendo per il bene di questa, agiamo per il vero bene nostro. Una volta presa coscienza di ciò, senza accorgercene, noi agiremo diversamente di fronte alle situazioni, saremo più decisi ad agire secondo coscienza, in nome di un bene comune. R.Assagioli, medico, psichiatra e psicoanalista, fondatore della psicosintesi, diceva che bisogna essere schiavi della propria coscienza e padroni della propria volontà. Agire secondo coscienza significa agire secondo quello che noi riteniamo giusto, leale e onesto nei riguardi di tutti indistintamente. E anche se la nostra concezione del giusto e del vero è ancora limitata, esercitandoci ad agire con coscienza, dandole credito, facendola essere sempre più presente in noi, questa si amplierà, si rafforzerà e noi acquisiremo sempre più attenzione verso il nostro modo di agire e  maggiore discernimento fra bene e male e, soprattutto, acquisiremo sempre più quella forza di volontà necessaria ad affermare ciò che riteniamo giusto. Per affermare le cose giuste nei riguardi di tutti bisogna essere forti ed equilibrati, spesso anche andare contro i nostri desideri personali, ma non è un traguardo troppo difficile se veramente desideriamo essere migliori. Le lettere dell’alfabeto ebraico e le Sephiroth  indicano i traguardi che l’essere umano deve raggiungere. La Kabalah è basata proprio sul valore delle dieci Sephiroth e su quello delle ventidue lettere dell’alfabeto ebraico, la cui forma e valore risale alle Tavole ricevute da Mosè sul mante Sinai, e che insieme costituiscono i trentadue sentieri necessari all’energia creatrice per arrivare a noi, e necessari all’energia di ritorno per risalire all’Unità. Risalendo questi sentieri, noi saremo sempre più all’altezza di ricevere nuova energia e nuova luce. Come già detto, ravvivando e realizzando nel nostro comportamento il valore di ogni Sephirah, acquisiremo sempre più le virtù, la forza e i valori che esse rappresentano. Ampliando la nostra coscienza, noi saliremo l’Albero, come se fosse la scala di Giacobbe, diventeremo sempre più omnicomprensivi, vedremo sempre più chiaramente il modo giusto di comportarci e saremo sempre più in pace e in armonia con noi stessi e con il mondo.

Adriana Simeoni, Kabalah, una via per raggiungere la divinità. Edizioni Terre Sommerse

Published in: on 22 gennaio 2010 at 10:38  Lascia un commento  
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