APRUA: nessuno può cambiare la tua vita se non te stesso

Nata di recente, l’Associazione APRUA opera in Ticino e in Italia. Il nome è l’acronimo di Associazione Per una Responsabilità Umana in Azione. Tra i suoi scopi c’è l’organizzazione di seminari, incontri e percorsi che favoriscano nei partecipanti una maggior consapevolezza dell’interazione fra corpo, mente ed emozione  nell’assumere le proprie responsabilità e nel determinare le proprie azioni sviluppando nuovi modi di vivere .

« Al di là dell’acronimo, mi piace che il nome suggerisca l’idea di quel piccolo spazio poco protetto quel punto di presente proteso in avanti » dice Bruno Balestra, ex-procuratore pubblico e uno dei principali fondatori dell’Associazione. «Perché, anche se è vero che un’imbarcazione si guida da poppa o dal pozzetto centrale, nei momenti difficili, quando c’è nebbia o quando si è in mezzo a scogli o bassi fondali, è importante che ci sia qualcuno a prua per segnalare il pericolo ».

« L’idea di creare un’associazione che promuova la responsabilità ha, per me, sicuramente origine dall’esperienza professionale vissuta come magistrato, dal confronto con tante regole, realtà e culture e dalla successiva formazione in neurosemantica (disciplina che aiuta a comprendere il ruolo delle emozioni nella formazione dei significati che associamo a parole e situazioni). La collaborazione, fin dal suo inizio  con l’”Associazione sulle Regole”, (fondata in Italia da Gherardo Colombo, il magistrato milanese del pool di Mani Pulite) che tiene incontri  nelle scuole, nei Comuni, per associazioni e enti allo scopo di sensibilizzare giovani e meno giovani sul senso delle regole e sulla loro importanza, ha sicuramente rafforzato lo stimolo di sviluppare un approccio che possa essere integrativo e complementare nei contenuti e nei metodi ».

«  Proprio perché profondamente convinto della necessità di regole, credo sia necessario acquisirne nella pratica un significato diverso, non più quello di norme esterne più o meno immanenti create e imposte da altri, ma quello di modalità di relazione realmente condivise, costruite di volta in volta in un processo di relazione e comunicazione, perché la vita è relazione ».

«  Con alcuni amici di esperienze e formazioni diverse, abbiamo costituito la nostra associazione, focalizzata sul concetto di responsabilità, una responsabilità che cerchiamo di osservare da più prospettive cercando di aggiornarci sulle conoscenze e opere più recenti sul “funzionamento” dell’essere umano e di conseguenza dell’organizzazione del convivere. Arricchirci di altri punti di vista ci permette di scoprire nuovi significati. Ad esempio; si sente dire frequentemente che l’una o l’altra persona hanno perso la dignità, sono divenuti indegni, si tratta del refuso di vecchie abitudini mentali che non rispettano il  concetto di  “dignità dell’essere umano ”, così come è enunciata nel primo articolo della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. In questa dichiarazione, che molti conoscono di fama, ma che pochi hanno letto, si fa riferimento ad una dignità innata, intrinseca all’essere umano che è pertanto inalienabile e  non può esser persa. Accettare fino in fondo questo concetto significa uscire dalle logiche del giudizio sul diverso, dell’omologazione e della competizione che sono difficili da abbandonare nella misura in cui mettono in discussione un sistema ».

« Rendersi conto di quanto noi siamo profondamente parte del sistema, come evidenziano le scoperte scientifiche degli ultimi decenni, ci conduce forzatamente a un ulteriore cambiamento di paradigma nel rileggere la storia della nostra vita e quella dell’umanità. Ci porta e cercare nuovi modi di vivere e convivere in una realtà assai più complessa e affascinante della semplice visione lineare e dualistica che ci ha abituati a dividere gli avvenimenti in giusti o sbagliati secondo una logica meccanicista di causa effetto. Il riconoscimento concreto della dignità dell’altro può allora diventare la via per permettere a ognuno di vivere e realizzarsi arricchendoci tutti. Occorre però uscire dall’abituale meccanismo di voler cambiare la realtà esterna e l’altro e privilegiare invece il cambiamento di se stessi per scoprire altre realtà riconoscendo quali sistemi di pensieri/ emozioni ci portano a dare determinati significati alle cose; occorre uscire dalla logica” io ho ragione tu torto” dove entrambi siamo vittime o temiamo di esserlo per cercare nel rispetto della diversità obiettivi veramente comuni ».

« La dignità come diritto di esser se stessi, unici responsabili di fronte alla propria vita, parte dall’abilità di saper determinare la qualità della propria vita e salute. Tante recenti tecniche (rilassamento, focalizzazione ecc) scoperte con le neuroscienze ricalcano nella sostanza pratiche antiche, sciamaniche, di meditazione e preghiera delle quali, relegandole in una separata dimensione “irrazionale” o”spirituale”, abbiamo perso il vero significato pratico ».

« Prendere atto della “realtà complessa”(come la chiama E.Morin), una realtà più circolare o multidimensionale che lineare, ci impone di organizzare in altro modo le conoscenze dell’umanità ora ben separate in comparti e sottosuddivisioni specialistiche. Per questo motivo  nella nostra associazione, ci sono persone di formazioni e esperienze diverse, dal mondo della sanità a quello della legge, dall’economia alla formazione, dalla filosofia all’esplorazione dell’inconscio, dall’arte alla comunicazione, persone che hanno in comune il desiderio di scambiarsi le esperienze e condividerne di nuove “contaminandosi” e arricchendosi reciprocamente nel percorso di ricerca verso modi più integrati di vivere e convivere ».

« Per questo cerchiamo altre persone che ci arricchiscano e aiutino unendo le loro storie alle nostre, non si tratta di teoria e tantomeno di utopia, ma di condividere seminari ed esperienze per ridefinire insieme la responsabilità verso il nostro benessere individuale che non può esser scisso da quello degli altri e dell’organizzazione sociale ».

« In questa fase iniziale stiamo proponendo, delle serate a tema aperte a tutti. Non si tratta di conferenze, ma piuttosto di momenti di confronto esplorando i concetti oltre le parole, cercandone emozioni e diverse modalità d’interazione.  Gli incontri vengono condotti di regola da team di membri di APRUA che, alternandosi e mescolandosi di volta in volta, cercano di  offrire il maggior ventaglio possibile di approcci ».

« In futuro, organizzeremo eventi di maggior richiamo per il pubblico invitando anche personalità esterne, ci rivolgiamo però anche a scuole, imprese, categorie, gruppi specifici, con corsi e lavori  per affrontare diversi aspetti della responsabilità individuale e sociale, aspetti che proponiamo anche in  percorsi più articolati e non solo in aula, ma anche a contatto con la natura,  offrendo escursioni, gite alpinistiche e uscite in mare a vela.  La bellezza del paesaggio, l’attività fisica favoriscono infatti il piacere offrendo altri stimoli per esplorare l’abilità di vivere bene insieme. Sicuramente altre modalità ci verranno suggerite dall’esperienza e anche dalle richieste stesse del pubblico ».

« Non siamo preoccupati perché  viviamo il nostro obiettivo non come una sfida, un dovere o una missione con aspettative di mete future, ma semplicemente come il piacere di un cammino ricco di curiosità e stimoli nuovi verso una responsabilità che non sia sinonimo di peso o di colpa da evitare. Una responsabilità come abilità leggera e appassionata di trovare insieme e condividere nuove risposte, nuove rotte guardando a prua ».

www.aprua.net

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Published in: on 26 febbraio 2013 at 10:03  Lascia un commento  
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Che cos`è la Guarigione Russa

Olga  Haüsermann pratica e insegna Le Tecniche di Guarigione Russa. Queste tecniche, basate sull’influenza della mente sulla materia, si rifanno agli insegnamenti di vari scienziati di fine Ottocento. Agiscono sulla salute, i processi di invecchiamento, la situazione economica e la vita in generale.

Olga, che cosa sono le Tecniche di Guarigione Russa e quale è la loro origine?

«Le Tecniche di Guarigione Russa si basano su un sapere antico che è stato riscoperto solo nel corso dell’Ottocento. Esse uniscono un sapere filosofico, scientifico e spirituale. Una delle fonti più antiche di queste tecniche sono i lavori del filosofo e cosmologo Nikolai Fedorov. Il ricercatore spaziale Konstantin Ziolkowski e il geochimico Vladimir Vernadski hanno portanto poi avanti gli insegnamenti di Fedorov e oggi il sapere viene ulteriormente sviluppato da scienziati e filosofi come Gregori Grabovoi, Arkadi Petrov, Igor Ariepjev, Valentina Batischewa e altri ancora. Questi ultimi permettono di utilizzare gli insegnamenti dei loro maestri in modo pratico e in particolare per migliorare la salute e le condizioni di vita sia a livello economico che sentimentale. Gli strumenti usati sono la concentrazione e la visualizzazione. Le Tecniche di Guarigione Russa prendono in considerazione l’uomo in quanto unità composta di corpo, coscienza, spirito e anima».

C’è un’origine sciamanica in queste Tecniche?

«No. Non si tratta di insegnamenti sciamanici o mistici. La Guarigione Russa fa leva sulle capacità latenti in ciascun essere umano. Esse sono in  accordo con le scoperte della fisica quantistica. Tengono contro del fatto che le più piccole particelle di  materia sono fattte di vibrazione, energia, movimento e luce. L’uomo può vedere l’onda o la particella, a dipendenza del suo modo di guardare. I maestri russi insegnano che l’uomo può influenzare la materia con la forza della propria coscienza».

Che cosa si può raggiungere praticando queste Techniche?

«La Guarigione Russa permette all’essere umano di influire coscientemente sulla propria salute e sugli avvenimenti della propria vita e pertanto di “prendersi in mano” in modo decisivo. Essa ci consente quindi di assumerci la responsabilità del nostro destino e di uscire dal ruolo di vittima. Possiamo lasciarci alle spalle le malattie e vivere sani e in modo sensato. Ci insegna a sviluppare il nostro potenziale spirituale in un compito creativo e a comprendere meglio il mondo».

Ma tutto questo concerntrarsi su se stessi non rischia di rendere egoisti?

«La Guarigione Russa è l’insegnamento più attento all’umano che mi sia mai capitato di incontrare.  Tra i suoi scopi ci sono sempre lo sviluppo armonico del mondo e la liberazione di tutta l’umanità. Tutti gli obbiettivi individuali che possiamo raggiungere attraverso queste Tecniche sono pienamente armonici solo se vengono realizzati da tutti. Il primo insegnamento dei maestri russi è la responsabilità e il dovere di contribuire al benessere delle altre creature sul pianeta. Il mondo è un sistema unitario e tutti gli esseri e le cose che lo compongono sono collegati. Anche l’uomo è una parte del tutto».

Come si è avvicinata alle Tecniche di Guarigione Russa?

«Mi occupo di queste tecniche da circa otto anni. Mi sono formata presso vari importanti guaritori e maestri. Ai miei seminari invito sempre autori e rappresentanti famosi di questi insegnamenti e traduco il loro interventi in tedesco. Posso affermare che vivo questo insegnamento e che esso ha trasformato la mia vita in modo meraviglioso».

Pensa che negli ultimi tempi le energie siano cambiate?

«Le vibrazioni della Terra si sono elevate. Questo fatto ci obbliga ad uscire dal nostro stato di torpore e a diventare coscienti. I pensieri e le emozioni degli uomini, sia  positivi che negativi, oggi diventano molto rapidamente realtà».

Per maggiori informazioni:

silvianerini@libero.it

 

 

 

Published in: on 11 febbraio 2013 at 10:04  Comments (1)  
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Alla riscoperta del proprio sogno

“Si può prendere in considerazione questo: alla nascita, e forse anche prima, abbiamo un Sogno”… “Potremmo ipotizzare che nascendo abbiamo ben chiaro il Sogno, quello cioè che siamo nati per fare, la direzionne nostro percprso nella quale possiamo dispiegare i dettami della nostra Anima per dirla con E. Bach.”
Questa premessa sta alla base di “La ruota della Creatività”, secondo libro di Adriano Parmigiani, terapista e insegnante di Shiatsu oltre che studioso di floriterapia e della tradizione dei nativi americani. Il guaio è che gran parte di noi dimentica questo sogno e vaga nel mondo in preda a un inquietante senso di vacuità che tenta di colmare inventandosi scopi e missioni posticci, o lasciandosi imporre un “sogno” dall’esterno.

Perché avviene ciò?Chiediamo all’autore.
“Tutto comincia con il processo di socializzazione” ci risponde  “Un processo che è necessario perché altrimenti non potremmo vivere, ma che oscura una serie di cose,  anche con le migliori intenzioni da parte dei migliori genitori e dei migliori educatori”.

Si può ritrovare il proprio sogno?
“Certo, ma la riscoperta di questo compito originale significa mettere in moto un processo di memoria e per mettere in moto un processo di memoria è necessaria una certa quantità di energia. Tutto il mio libro è la descrizione di come i nativi attuavano questa forma di psicoterapia ante litteram, attuata dai saggi e dai vecchi della tribù per aiutare ciascuno a ritrovare quello che è il suo specifico cammino, indipendentemente da quelli che erano i bisogni della società, della tribù, della famiglia. Si tratta di un processo che non è molto conosciuto perché è poco divulgato”.

Chi legge il tuo libro può scoprire gli strumenti per ritrovare il proprio sogno anche senza saggi ad assisterlo?
“Sì” nel senso che una volta che sei entrato nel processo, che lo hai capito, puoi e devi andare avanti da solo. È come quando uno va in analisi: ci rimane per un certo numero di anni e poi capisce alcune cose e può anche permettersi di lasciare l’analista. Qui è più o meno la stessa cosa, nel senso che si parte da una concezione del mondo completamente diversa dalla nostra che viene sintetizzato come ruota di medicina. La ruota di medicina è il modo in cui i nativi delle pianure americane vedevano il mondo e se stessi nel mondo”.

Mi potresti fare un esempio?
“Ti posso citare uno dei racconti evocati nel libro, la storia del giovanotto Occhio di Falco che voleva sposare Raggio di Luna e che per dimostrare il proprio valore era intenzionato a rubare due cavalli della tribù vicina. A quel punto otto saggi della tribù lo facevano sedere in mezzo a loro e impersonavano  per lui ciascuno una direzione della Ruota di Medicina. Ogni direzione aveva un modo di porsi di fronte alla vita: il nord, per esempio, rappresenta la mente, il razionale, il Sud rappresenta invece l’acqua, l’istinto. Quindi c’era un confronto tra il fanciullo che voleva diventare uomo e gli uomini che gli facevano da specchi, rappresentando le varie direzioni, ossia tutte le parti della sua psiche. Lo scopo di questo processo non era di indebolirlo o di ostacolarlo, ma di mostrargli dove era la sua debolezza e aiutarlo a diventare forte per far sì che lui andasse a fare il suo atto d’amore, ma che lo facesse con una consapevolezza diversa e non trascinato da un impulso che gli poteva nuocere. I saggi parlavano molto di consapevolezza e con questo termine intendevano una consapevolezza interiore, non una motivazione esterna”.

Ma è un sistema applicabile anche alla nostra società, o a un progetto che potrebbe interessare la nostra società?
“Sicuramente a un progetto che potrebbe interessare il singolo. In fondo il concetto dei nativi non era un concetto che riguardasse una struttura sociale. Il focus era sull’individuo. La struttura familiare, tribale e sociale era assolutamente in funzione dell’individuo, ossia esattamente il contrario di quello che succede oggi alle nostre latitudini, in barba a quanto viene affermato nelle Costituzioni dei singoli stati.  Per tornre alla società occidentale moderna, la mia idea è che la cosa importante sia di creare in questa società delle oasi in cui si possano costruire delle relazioni diverse. Se poi queste oasi riescono a crescere a macchia di leopardo e a costruire una rete, questa è una bella utopia che potrebbe anche realizzarsi”.

Adriano Parmigiani,  La ruota della creatività, Un percorso per recuperare il Sogno, Edizioni Youcanprint. ISBN 978-88-67519-10-1.

Per contattare l’autore: lacasaheyoka@libero.it

Vivere in armonia con il cosmo

Coltivare e mangiare biodinamico fa bene alla salute e ravviva il legame che unisce l’essere umano a tutto il creato. Renata Babini Cattaneo ci parla di una cucina che è anche una scuola di pensiero.

“Coltivare e mangiare biodinamico è un modo per mostrasi attenti alla nostra salute e al benessere di tutto quanto ci circonda” afferma Renata Babini Cattaneo Premoli, insegnante di cucina biodinamica e presidente della Fondazione Uriele, che ha lo scopo di _DSC0237promuovere il bene delle persone in forma idonea all’epoca in cui viviamo, con i necessari adattamenti a seconda della cultura locale, del territorio, della politica nazionale e dei potenziali produttivi . “L’agricoltura biodinamica si ispira all’insegnamento di Rudolf Steiner, anche se non è affatto necessario conoscere la filosofia antroposofica per  cucinare biodinamico. In questo senso il biodinamico è diverso dal biologico tout court; ma  non sto affatto criticando i prodotti bio, anzi, incoraggio tutti a comprare bio qualora non trovassero prodotti biodinamici”.

Ma quale è la differenza? Le differenze sono parecchie. Innanzitutto l’agricoltura bio ammette l’uso di diversi prodotti sulle coltivazioni, di cui solo alcuni sono usati nel biodinamico. Inoltre nell’agricoltura biodinamica vi è un’attenzione particolare al momento in cui si pianta, si semina e si raccoglie. Non si tratta solo della stagione, ma del giorno preciso, addirittura dell’ora. Il calendario dell’agricoltore biodinamico tiene conto di alcune feste religiose, come   San Giovanni  di San Michele Arcangelo e la Santa Pasqua, come momenti fondamentali dell’anno.

“Per fare un esempio” prosegue Renata “ sulle coltivazioni si mette il corno letame che agisce sulle forze di terra, per questo il  letame di mucca viene messo all’interno di corna prelevate da animali morti (gli allevatori biodinamici non tagliano mai le corna alle loro bestie) . Viene interrato  il giorno di San Michele, all’inizio dell’autunno, rimane nella terra fino alla Santa Pasqua,appunto perché possano agire le forze di terra. A quel punto il concime è ridotto a una polvere che viene diluita nell’acqua diciamo omeopaticamente  e spruzzata sui campi, anche qui in quantità molto ridotte. All’inizio nemmeno io credevo che una simile concimazione avesse effetto, invece ho constatato che è proprio così: le piante concimate crescevano rigogliose, quelle non concimate erano molto più deboli. C`è poi il corno silice che agisce invece su foglie frutti e fiori che si interra a San Giovanni e dissotterra a San Michele così che agiscano le forze cosmiche”.

Anche mangiare biodinamico implica un’attenzione al momento, il che vuol dire sentirsi parte di un tutto che comprende la Terra e l’universo. È un atteggiamento olistico, per usare un termine oggi piuttosto inflazionato. Significa innanzitutto rinunciare a qualsiasi frutto o verdura che non sia di stagione. “È giusto che sia così” sottolinea Renata “perché le verdure e la frutta di stagione contengono proprio le sostanze di cui il nostro organismo ha bisogno in quel momento. In autunno e in inverno, ad esempio, si dovrebbero privilegiare le radici quali rape o topinambour, pastinaca, o le verdure come i porri, cavoli, verze, poiché preparano l’organismo alla stagione fredda. In primavera vanno consumate verdure amare che aiutano il fegato a liberarsi dalle tossine”.

Chi cucina biodinamico deve altresì prestare attenzione ai fornelli e alle pentole che usa in quanto non sempre i materiali si adattano a preservare la qualità del cibo. Bisogna pure evitare di cucinare a temperature troppo elevate.

“Attenzione e rispetto per gli ingredienti sono fondamentali” soggiunge Renata Babini. “Oggi chi si ferma mai a riflettere sulla meraviglia che è un buon olio d’oliva? Chi sente la ritualità del pasto? Una dieta biodinamica consiglierebbe ad esempio che i cereali vadano consumati in giorni precisi: il frumento la domenica, il riso il lunedi, l’orzo il martedi, il miglio il mercoledì, la segale il giovedì, l’avena il venerdì e il mais il sabato. Questo perché ad ogni giorno corrisponde un pianeta ed un colore e  ad essi  un cereale preciso.

Ma non richiede molto tempo tutto ciò? Oggi si è sempre di fretta…

“È tutta una questione di organizzazione e di priorità . Nessuno ci vieta ad esempio di mettere a cuocere  i cereali, già con la giusta dose di acqua, circa venti minuti prima di uscire e quindi spegnere il fuoco. Li troveremo al ritorno pronti da portare in tavola. Un altro punto essenziale è che bisogna mangiare meno. In questo, il cibo biodinamico ci aiuta in quanto il valore energetico è  maggiore e quindi una piccola quantità basta”.

La proieziofobia: un disturbo dovuto a cattiva informazione

Uscire dal corpo in modo cosciente è un’esperienza che cambia la vita

Chi non riesce ad avere esperienze fuori dal corpo è forse affetto da proieziofobia, un problema che impedisce alla persona, solitamente dotata di un buon parapsichismo, di constatare la propria capacità di manifestarsi in altre dimensioni indipendentemente dal cervello fisico.

Le proiezioni fuori dal corpo, dette anche viaggi astrali, un tempo erano riservate a pochi iniziati e a qualche persona cui succedeva spontaneamente di trovarsi proiettata oltre la forma fisica. In questi ultimi casi a volte il fenomeno veniva vissuto con terrore in quanto in assoluta contraddizione con il pensiero collettivo e la cultura dominante. Oggi, la IAC (International Academy of Consciousness) studia le esperienze fuori dal corpo, dette anche OBE (Out of Body Experience), e le considera assolutamente normali e auspicabili per tutti. Di pari passo con questo studio emerge un fenomeno piuttosto diffuso detto “proieziofobia”. Ne parliamo con Analaura Trivellato psicologa e studiosa della IAC.

Che cosa si intende per “proieziofobia”?

Proieziofobia è un termine che si riferisce alla paura di vivere un’esperienza fuori dal corpo (OBE) come anche al timore di percepire esseri non fisici o dimensioni sottili. In termini più tecnici si tratta della paura irrazionale della  multidimensionalità, che ostacola il progresso del parapsichismo e quindi la capacità della persona di proiettarsi consciamente fuori dal corpo fisico. La proieziofobia solitamente colpisce persone che possiedono un buon livello di parapsichismo naturale ma non possono nè spiegare, né comprendere, né controllare queste percezioni e finiscono col sentirle come inquietanti e con l’averne paura. In realtà si può imparare a controllare questi fenomeni spontanei e questo è il modo migliore per guarire dalla proieziofobia.

La proieziofobia si può considerare come una malattia?

Se ci riferiamo alla scienza, le fobie in generale appartengono alla categoria dei disturbi da ansia. Quindi nel caso delle fobie si preferisce la parola “disturbo” a quello di “malattia” in quanto più neutro e meno stigmatizzante.

Nel contesto di questo mio lavoro, la proieziofobia va tuttavia considerata come il risultato di un certo numero di fattori che concorrono a creare il disturbo e tra questi: il contesto culturale, l’educazione, le influenze del collettivo, le esperienze di vite passate (anche non ricordate). Tutti questi fattori, uniti a una mancanza di informazione imparziale o alla disinformazione, possono condurre alla proieziofobia anche se ovviamente non si può affermare che ciò si produca nel cento per cento dei casi in quanto vi sono persone più resistenti di altre e inoltre non vi è mai una chiara relazione causa-effetto.

Come si può guarire?

Guarire non mi sembra la parola più indicata, in quanto per vincere la proieziofobia, come tutte le altre fobie del resto, è necessario un processo graduale di lavoro passo per passo e non vi è una guarigione subitanea.

Il punto essenziale per vincere la proieziofobia è la comprensione della nostra natura non fisica, ossia del fatto che possiamo manifestarci indipendentemente dal cervello fisico. Quando questo fatto viene capito e sentito come una componente naturale della vita, superare la proieziofobia diventa più facile.

Un ottimo esempio è l’esperienza di premorte, detta anche NDE, durante la quale una persona viene considerata clinicamente morta ma in realtà si trova fuori dal corpo e in seguito racconta un’esperienza in cui solitamente attraversa un tunnel e incontra un essere di luce o parenti defunti.  Inoltre molti protagonisti di NDE vedono cose che, date le loro condizioni fisiche, non dovrebbero essere assolutamente in grado di vedere. Questi fenomeni dimostrano che la nostra esistenza non dipende dall’attività del certello fisico e che possiamo agire in altre dimensioni anche in assenza di attività cerebrale.

La cura convenzionale per i disturbi da ansia consiste sia in una delle tante forme di psicoterapia, sia nell’assunzione di farmaci. Nel caso della proieziofobia non consiglio il ricorso a cure farmacologiche che non vanno alla radice del problema; in quanto alle psicoterapie tradizionali, esse si scontrano con l’atteggiamento della la psicologia che non riconosce né la multidimensionalità, né la reincarnazione, né i differenti veicoli di manifestazione, ossia i corpi che usiamo nelle dimensioni non fisiche. La psicologia parte quindi da premesse sbagliate e pertanto non risulta efficace nella cura.

Le ricerche che ho effettuato mi hanno dimostrato che un’informazione diretta e non distorta è fondamentale per permettere una più ampia comprensione e un cambiamento dell’interpretazione dei fenomeni. Questo è ciò che tento di fare nella mia ricerca e nelle lezioni che tengo in varie parti del mondo. Il mio motto personale per quanto riguarda la proieziofobia è “comprendere per superare”.

Il secondo punto è quello di iniziare una forma di auto-trattamento nella quale la persona applicherà una sua tecnica specificamente scelta in base ai sintomi, alle cause scoperte, e all’intensità della proieziofobia di cui soffre. La pratica è insostituibile per raccogliere esperienze che aumenteranno la fiducia e permetteranno di superare la proieziofobia.

Tutte queste variabili vanno prese in considerazione per sviluppare diversi tipi di tecnica e questo è uno degli aspetti più importanti del mio lavoro in questo settore.

È importante liberarsi dalla proieziofobia?

È importante in quanto le OBE permettono di constatare che,se la nostra vita fisica è limitata nel tempo, la coscienza (essenza, individualità, anima, spirito) invece non lo è affatto. Noi non cessiamo di esistere quando moriamo. Questa certezza cambia totalmente la prospettiva che ciascuno di noi ha della propria vita e solitamente conduce a rivalutare le proprie priorità. Riconoscere, comprendere e superare la proieziofobia istilla quindi naturalmente la motivazione e la forza necessarie per affrontare le sfide quotidiane, sfide che richiedono un atteggiamento fermo e coraggioso. Si acquisisce maggiore sicurezza poiché si prende coscienza che la lfacoltà di cambiare il mondo esterno risiede dentro ciascuno di noi.

 

Nota: data la complessità dell’argomento sto raccogliendo dati che mi permettano di approfondire la comprensione del problema. I feedback o gli imput da parte dei lettori sono pertanto molto apprezzati e costituiscono un grande contributo a questo studio (milano@iacworld.org)

Analaura Trivellato è brasiliana. Laureata in lingue e psicologia ha iniziato a studiare le teorie relative alla multidimensionalità della coscienza nel 1991. Nel 1999 è diventata insegnante di Coscienziologia e nel 2005 si è trasferita in Gran Bretagna dove è entrata a far parte del team dell’Accademia internazionale di Coscienziologia (IAC) www.iacworld.org di Londra. Ha insegnato in diversi paesi e ultimamente è diventata coresponsabile della pubblicazione dell’IAC  “Journal of Coscientiology”.

Conoscere la propria verità nascosta

Nel Ticino esiste da alcuni anni un’associazione che diffonde una dottrina dal nome intrigante: Etelusio. L’associazione fa capo a un maestro di nome Michele ed è rappresentata in Ticino da Iren Nikiforova. Le abbiamo posto alcune domande.

Che cos’è Etelusio?

Etelusio è un’antica dottrina misterica che proviene dal bacino del Mediterraneo e che è stata trasmessa oralmente dai maestri, i cosiddetti Mistikos, ai discepoli. Per dottrina non si intende una religione bensì un insieme di strumenti, di mezzi, il cui fine è di liberarci dalla schiavitù dell’ignoranza e di accedere a quelle parti di noi in cui è nascosto il potere o, per usare un altro termine, le potenzialità. Dell’insegnamento fanno parte anche delle tecniche ben specifiche, destinate al coloro che vogliono intraprendere questa strada.

Etelusio è guidato da un maestro. Gli allievi gli devono ubbidienza?

Più che di ubbidienza parlerei di devozione. Si tratta di “sapere che non si sa” e quindi di avere l’umiltà di seguire colui che ha percorso il cammino prima di noi. Dobbiamo anche lasciare che la dottrina agisca su di noi, ci attraversi. Quindi la devozione riguarda sia la dottrina che colui che la insegna. Nel nostro caso abbiamo la fortuna di poter incontrare un maestro in carne e ossa: non si tratta di un ricordo o di un’immagine tramandata dai libri.

La liberazione di cui mi ha parlato, a che cosa porta?

Prima di parlare di risultati bisogna essere bene in chiaro sullo scopo che si vuole raggiungere. Quando si parla di migliorare si stessi e di cammino di crescita spesso si vuole semplicemente rafforzare la propria personalità per ottenere successo nel mondo. Vi è però un altro modo di migliorare se stessi ed è quello di rivolgere la propria attenzione a quella parte di noi che è invisibile, nascosta. Etelusio non mira tanto a farci diventare più importanti né a procurarci riconoscimenti, quanto a metterci in contatto con la parte sconosciuta e nascosta di noi che è quella che detiene il potere. Per stabilire questo contatto dobbiamo prima svuotarci da tutto ciò che abbiamo considerato come parte di noi, perché solo svuotandoci possiamo tornare a essere riempiti. Certo, Etelusio propone anche corsi che mirano a migliorare la vita quotidiana, ma il vero insegnamento è molto più profondo e non dà esiti immediatamente riscontrabili. Si tratta appunto di portare l’attenzione all’interiorità.

Chi sono le persone che si avvicinano a Etelusio?

Sono persone “in ricerca”, persone che hanno la sensazione che manchi loro qualcosa, magari senza sapere bene ciò che stanno cercando. Spesso sono giunte a una svolta nella loro vita e  si sentono in qualche modo con le spalle al muro.  Senza una spinta interiore molto forte nessuno intraprende un cammino di conoscenza.

Etelusio, essendo una dottrina antica, comprende anche pratiche sciamaniche?

Esistono al mondo delle forze che fanno parte della vita. Così come noi esseri umani siamo portatori di energie, anche il resto del mondo è attraversato da correnti di potere. Entrare in contatto con queste forze, non per manipolarle ma per conoscerle, permette di vivere in sintonia con esse. È uno degli aspetti della magia.

Perché spesso tendiamo a volere a tutti i costi cose che sono contrarie alla corrente energetica del momento?

L’essere umano ha varie componenti. Se non ci conosciamo non possiamo nemmeno capire da quale parte di noi viene la spinta a cercare di realizzare a tutti i costi qualche cosa anche se tutto sembra contrastarci. Un primo passo consiste nel capire che esistono forze più grandi di noi contro le quali non possiamo fare nulla. Dobbiamo perdere le nostre illusioni di onnipotenza.

Come possiamo capire chi siamo?

Il punto di partenza è capire ciò che non siamo. Spesso quando siamo convinti di volere una cosa, in realtà non siamo veramente noi a volerla. Perciò un primo passo verso la conoscenza di noi stessi è proprio il distinguere quali sono le nostre vere esigenze.

Le techniche si praticano in gruppo o individualmente?

Ci sono incontri individuali e incontri a piccoli gruppi nei centri. Ci sono anche dei seminari che si svolgono nella natura, in certi casi all’estero.

Il fatto che Etelusio appartenga alla tradizione occidentale facilita le cose per chi segue questa dottrina?

Certamente, in quanto le pratiche sono in un certo senso più vicine al nostro DNA. Non voglio togliere nulla alle pratiche orientali, anzi, ne riconosco la bellezza. Sono convinta però che le loro forme meditative non hanno lo stesso effetto su di noi, proprio perché i loro mantra e le loro tecniche, non fanno parte della nostra cultura e sono degli elementi sconosciuti che dobbiamo assimilare.

Che diffusione ha Etelusio?

Prima ho accennato alle forze e alle correnti energetiche che si manifestano nel mondo.  Vi sono momenti in cui queste correnti richiedono che la dottrina resti nascosta. In altri momenti invece viene data la possibilità a molte persone di avvicinarsi a essa. Oggi stiamo vivendo un momento di apertura. Per cui sono nati centri in Ticino e anche in altri paesi. È un movimento molto rapido che non dipende da noi che ne siamo solo gli strumenti.

Per saperne di più: http://www.etelusio.com

 

Published in: on 29 ottobre 2012 at 10:42  Lascia un commento  
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Il duemiladodici è un portale

Devana ci parla della sua visione della data fatidica, della ricerca spirituale che la porta a viaggiare nei luoghi sacri di tutto il mondo .

Devana alla fiera Ai Confini del Mondol’acqua

 Avevamo incontrato Devana alcuni anni fa sulle rive Ceresio. Allora ci aveva affascinato parlando della sua ricerca dell’immortalità, intesa anche e soprattutto come spiritualizzazione del corpo fisico e passaggio ad altre dimensioni (vedi « E se fossimo…immortali » nella sezione Artcoli del sito di Mutamenti). La ritroviamo ora a Mendrisio, dove partecipa alla fiera Ai Confini del Mondo e riprendiamo con lei il discorso del passaggio dimensionale del 2012 cui ci aveva già accennato. In barba alla crescente isteria e al timore di catastrofi, Devana ribadisce la convinzione che la trasformazione è sottile e non si riferisce ad una data temporale precisa. «Per me il 2012 non è una data, ma un portale attraverso il quale transitare per tornare all’Uno che riassume tutte le forme. Tutta l’umanità è destinata a uscire dalla dualità e a tornare all’unità, quindi ciascuno ha il suo 2012, ossia un punto in cui andiamo oltre l’illusione della forma verso quella che chiamiamo « ascensione ». Il discorso dell’ascensione ci riporta al grande tema della ricerca di Devana : il passaggio al corpo di luce. « L’ ascensione avviene quando sei libero da ogni attaccamento alla materia » precisa« e gli attaccamenti possono essere di vario genere, da quello del cibo alle varie dipendenze, dall’alcol, dal fumo e altro ancora ». Oggi effettivamente si parla con sempre maggiore insistenza di vivere sensa mangiare, o comunque mangiando molto meno. « È possibile vivere senza mangiare » ci dice Devana « D’altro canto è ormai noto che molti di noi mangiano per riempire buchi emozionali. Riempiamo il frigo con le nostre emozioni per così dire. Il cibo è l’ultimo dei grandi attaccamenti. Dobbiamo capire innanzitutto che alimentarsi è un momento sacro, di comunione con i doni della Terra e dobbiamo anche fare tutto il possibile per mangiare del cibo che non sia stato ottenuto facendo del male, uccidendo, o usando la chimica. Un passo ulteriore sta nel capire che non è il cibo che ci mantiene in vita, ma l’energia, come ha dimostrato Jasmuheen ». Passiamo quindi a parlare della ricercatrice australiana e della sua proposta di nutrimento pranico. « In luglio, dopo dodici anni di tentativi, ho finalmente terminato la pratica di digiuno preconizzata da Jasmuheen con lo scopo di connettersi all’alimentazione pranica ». Afferma Devana. « Sono 21 giorni di digiuno e la prima settimana si prevede anche di non bere. Attraverso questa pratica mi sono resa conto che si può fare una vita assolutamente normale senza mangiare. Al termine dei 21 giorni sono partita per il cammino di Compostela e l’ho percorso tutto senza allenamento. Oggi so di poter vivere senza mangiare anche se qualche volta mangio perché mi piace il sapore del cibo. Sono convinta che la via dell’ascensione è questa : liberarsi da ogni credenza che ci porta a dipendere. A quel punto sei abbastanza leggero da poterti involare verso la nuova dimensione che sarà la quinta dimensione, quella dell’unità ».Nel nostro precedente incontro avevamo accennato a questo tipo di evoluzione, ma anche a una conservazione del corpo fisico. Oggi, ci dice Devana, ciò che la interessa è soprattutto una trasmutazione del corpo fisico in corpo di luce. « Per me la via della ricerca rimane sempre quella del viaggiare, perché viaggiando trovo gli insegnamenti e le risposte ». Tra queste ultime ci sono due nuovi importanti strumenti : l’acqua e la voce. « Ho trovato una forte connessione con l’acqua. Entrando nelle acque sacre dei luoghi che visito ricevo un’informazione. L’acqua mi trasmette le memorie, mi infonde il sapere legato a quei siti. Poi mi porto a casa l’acqua e la uso per fare dei rituali sciamanici. Viaggiano mi sono ricordata di essere stata una sciamana in altre vite e sono tornata ad essere una sciamana in perché niente rende meglio l’idea di quello che sono e di quello che faccio. Sciamano significa ponte e io mi sento veramente un ponte tra le dimensioni, tra le culture, tra le manifestazioni. In quanto al suono, durante un viaggio in Perù, in una caverna situata sopra Cuzco, mi è stata attivata la funzione del canto che utilizzo per informare l’acqua delle cellule delle persone che tratto ». Rivela. « Si tratta di suoni canalizzati :  io presto solo le mie corde vocali per l’emissione di quel canto che produce degli effetti e inserisce dei nuovi programmi direttamente nelle cellule  delle persone che ascoltano».

Published in: on 29 ottobre 2012 at 10:27  Lascia un commento  
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Niente paura per il 2012-2013

I prossimi mesi non saranno segnati da eventi catastrofici, afferma Eddy Seferian,  sciamano milanese che continua a lavorare con i Maestri ascesi per la creazione di un’Europa finalmente unita e pacificata. I cambiamenti saranno di natura energetica, sottile e solo chi ha antenne particolari riuscirà a captarli.

Eddy Seferian al termine della conferenza a Mendrisio

Avevamo conosciuto Eddy Seferian a Milano alcuni anni fa. Allora ci aveva parlato del suo straordinario percorso e del dono che lo accompagna fin dall’infanzia di comunicare con creature di altre dimensioni e in particolare con i Maestri ascesi. Lo abbiamo ritrovato Mendrisio, in occasione della fiera  “Ai Confini del Mondo”, dove ha tenuto una conferenza e cantato i mantra dettati da Saint Germain e da altri maestri. È sempre lo stesso, sorridente e pieno di energia. Emana una serenità contagiosa che non si altera quando gli chiediamo che cosa pensi della temuta scadenza della fine 2012- inizio 2013.

“La situazione è in evoluzione” ci risponde.

Ma è vero che siamo arrivati a un punto cruciale? Insistiamo noi.

“Vorrei non rispondere” sospira. “Posso solo dire che ci sono molte persone che hanno addirittura perso il sonno. Io invece sono tranquillissimo e non mi sento di intervenire presso di loro. Ho anche delle delusioni, perché tra queste persone spaventate ci sono degli amici di cui non immaginavo che si lasciassero trascinare da queste paure. Non bisogna assolutamente aver paura. Quello che succede e che succederà è soprattutto sui piani sottili. Lo sentirà soprattutto chi è sensitivo e chi ha le antenne”.

Ma non ci saranno tempeste magnetiche? Chiediamo

“Se ci saranno ne avvertiremo le conseguenze. Non dimentichiamo che ci sono già state in passato e che nessuno ne ha parlato”.

Intano, ci dice, continua la sua opera di canalizzazione dei Maestri ascesi . “Il mio lavoro è per l’Europa. Ciò che mi stanno facendo fare è per l’Europa che si sta infine formando attorno ad un nucleo che è la Svizzera. La Svizzera ha dato l’esempio di unione di etnie diverse e si trova geograficamente nel cuore dell’Europa, anche se oggi non fa parte dell’Unione Europea. La Svizzera è in mezzo alle tre nazioni europee più importanti: francesi, nordici e latini puri. Ciò che avviene oggi con la crisi dell’euro non é che il risvolto sul piano fisico delle tempeste inevitabili che accompagnano la formazione dell’Europa sul piano eterico.

Gli chiediamo del Maestro St. Germain: quale è la sua posizione rispetto all’Europa visto che è  legato essenzialmente agli Stati Uniti?

“Il compito di St. Germain è di portare la vibrazione della libertà ovunque”. Puntualizza Eddy. “Passato l’Atlantico c’è l’Europa in primo luogo. C’è anche l’Africa, ma l’Africa è un capitolo che verrà chissà fra quanti secoli”.

E l’Asia? Gli ricordiamo noi, pensando alla Cina e ad altre potenze emergenti.

“Non so cosa dire perché non sento niente. So che i Maestri, negli anni Cinquanta quando parlavano della Cina, ci dicevano ridendo e scherzando: “un cino”, ossia  un uncino che punge e stimola. Noi ne restavamo molto sorpresi perché erano i tempi di Mao, ma oggi a distanza di anni non si può negare che avessero ragione”.

Vogliamo sapere qualcosa del suo lavoro, che lo porta a tenere meditazioni in svariate località italiane ed estere.

“Ormai non lavoro più in ufficio” ci risponde alludendo alla professione “normale” che ha esercitato fino a pochi anni fa. “ma in realtà sono più occupato di prima. Mi sposto, tengo le meditazioni, trascrivo le registrazioni. Dovrei pubblicare un altro libro dedicato ai nuclei filosofali che  formano una rete attorno alla terra. Ma non ne ho il tempo”.

Può dirci qualcosa di questi nuclei filosofali? “Quando ho finito il mio compito mi sono reso conto che sono diciassette nell’emisfero nord e diciassette nell’emisfero sud. Diciassette e diciassette fa trentaquattro: tre e quattro, il divino e l’umano. Elemento metafisico fuoco ed elemento metafisico terra. È la  metà della quadratura, della perfezione, ma non deve mai diventare un quadrato perfetto perché la perfezione  è statica.

Published in: on 25 ottobre 2012 at 19:05  Lascia un commento  
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Nel viso il passato e il futuro

In questa foto del noto comico italiano Roberto Benigni, sono messe in evidenza le due parti del viso

La Morfopsicologia ci aiuta a conoscerci e a scoprire le nostre potenzialità oltre a migliorare i rapporti con le persone che ci circondano permettendoci di capire meglio le loro reazioni.

Il viso è solitamente la prima cosa che ci colpisce quando incontriamo una persona. I suoi tratti e la sua mimica generano in noi quella simpatia, o quella antipatia, che determinerà gran parte del nostro rapporto. Da sempre l’umanità ha tentato di darsi dei parametri per determinare con certezza il significato dei tratti del volto. La Morfopsicologia è uno dei metodi più moderni di studio sistematico del viso e si ispira anche alle teorie psicologiche elaborate dai due capostipiti della psicanalisi : Sigmund Freud e Carl Gustav Jung.  Abbiamo intervistato Claudia Boeri e Lieta Vitali, fondatrici dell’Associazione Simpa di Milano, che tiene corsi di Morfopsicologia.

 

Quando è nata la Morfopsicologia ?

« Si parla di Morfopsicologia dagli anni Trenta, quando lo psichiatra infantile francese Louis Corman ha messo in luce le sue ricerche in ambito ospedaliero. Il dottor Corman era stato ispirato dalle scoperte di Claude Sigaud, un internista di fine Ottocento, evidentamente molto avanzato. Inoltre il metodo si appoggia ai vari indirizzi psicologici che si andavano affermando a quel tempo. In seguito, la Morfopsicologia ha avuto una certa difficoltà a farsi strada in quanto è prevalso, anche in psicologia, il pensiero analitico e razionale. Quindi l’aspetto rilevato da Corman, più legato a un pensiero sintetico-intuitivo, si è urtato a molti ostacoli e resistenze ».

 

Ma le ricerche sul carattere attraverso i tratti del volto risalgono a tempi più lontani degli anni Trenta… Sono note, e anche molto discusse, le teorie elaborate da Cesare Lombroso a cavallo tra Otto e Novecento.

« I primi tentativi di stabilire un legame sistematico tra il viso e il carattere risalgono all’antichità. Per quanto riguarda le teorie di Lombroso, non si può dire che siano del tutto sbagliate, il problema sta piuttosto nel fatto che non sono contestualizzate. Per fare un esempio: se una persona non ha una fronte alta non vuol dire per forza che non sia intelligente, bisogna vedere il resto del viso e inoltre bisogna anche tener conto del fatto che ci sono molti tipi di intelligenza. È anche sbagliato voler leggere certi tratti come indici indiscutibili di tendenze criminali. In un certo senso Lombroso è servito a Corman per verificare che un tratto non può essere letto prescidendo da qualsiasi collegamento con il resto del viso. Inoltre il volto non è una cosa statica, può cambiare nel tempo e anche da momento a momento. Rispecchia quelli che sono i nostri movimenti e le nostre reazioni nel mentale, nell’affettivo e nell’istintuale che sono i tre piani in cui Corman divide il viso ».

 

Si può leggere anche il passato ?

« Sì, si può leggere perché il passato c’è stato e ha lasciato delle tracce su di noi. Ma più che leggere il passato possiamo vedere come potrebbe evolvere il nostro futuro in base a  potenzialità che non sospettiamo di avere, o che sottovalutiamo ».

 

La Morfopsicologia sostiene che in ogni viso c’è una parte maschile e una femminile a prescindere dal sesso della persona. Perché ?

« La teoria della parte maschile e femminile presente in ciascuna persona è ripresa dalla psicologia di Jung.  È molto importante tenere conto di queste due parti  per capire su che cosa basiamo il nostro essere. C’è quindi una lettura dove Corman ha definito la parte maschile e femminile che c’è nel volto di ciascuno. Queste due parti possono essere in armonia e integrarsi, rendendo più ricco il nostro vivere, così come invece possono essere in conflitto. Lo stesso può dirsi delle parti cerebrale, affettiva e istintuale. La lettura del volto permette di stabilire se queste parti sono bene integrate o se invece sono in opposizione tra loro ».

 

Un altro aspetto della Morfopsicologia è la definizione di tratti del volto tipici di ogni fase della vita. Quali sono i parametri che permettono di stabilire questi fasi ?

« Qui la Morfopsicologia si riallaccia alle teorie di Freud sull’evoluzione della personalità dalla prima infanzia all’età adulta.  Lo studio dei tratti del viso permette di stabilire a quale età la persona è rimasta più legata. Ci sono persone adulte che hanno conservato tratti tipici dell’infanzia, o dell’adolescenza, e questi tratti si traducono poi in tendenze psicologiche ».

 

Che cosa fa sì che una persona rimanga legata a una fase della vita ormai superata ?

« Le cause possono essere molte. Può essere ad esempio che, al momento in cui un’adolescente sta scoprendo la propria autonomia, un giudizio lo blocchi e lo renda in un certo senso dipendente dall’opinione degli altri. Altre volte gli shock vengono dalla primissima infanzia o addirittura dal periodo prenatale. Anche in questi casi, studiando il volto si può capire quando si è verificano l’episodio ».

 

Ci vuole una formazione psicologica per studiare Morfopsicologia ?

« I nostri corsi sono aperti a tutti. Noi vediamo la Morfopsicologia soprattutto come un aiuto a conoscere meglio se stessi. Una forma di maieutica. Naturalmente ci sono anche psicologi che frequentano i nostri corsi. I gruppi in genere sono composti da persone molto diverse che si integrano molto bene. Tra i nostri allievi c’è stata persino una cartomante ambulante che desiderava scoprire il collegamento tra la personalità così come risultava dal volto e la lettura della carte.  Comunque la maggior parte delle persone interessate sono naturopati, perché la Morfopsicologia fa parte dell’approccio olistico alla persona ».

 

Oggi sempre più persone   fanno ricorso alla chirurgia plastica per modificare il loro aspetto e conformarlo a un ideale di bellezza. Che cosa ne pensate ?

« Non abbiamo niente contro la chirurgia plastica in quanto tale. Tutto sta nel vedere con quale maturità si affronta l’intervento. Alla fine si tratta di ciò che Freud definisce il rapporto tra l’idea dell’io e l’io. È giusto avere un ideale di se stessi perché l’ideale spinge verso un miglioramento, ma bisogna anche capire quale è il proprio io.  Se un io si lascia definire da regole estetiche  senza tener conto di quello che è, allora l’intervento estetico anziché migliorare la situazione la peggiora e rende la persona ancora più fragile e insicura. Un fenomeno che ci sembra inquietante è il costante calo dell’età delle persone che fanno ricorso alla chirurgia estetica, in quanto si sa che l’adolescenza per definizione è un momentoin cui non ci si sente bene nel proprio corpo e si vorrebbe essere diversi. Un altro fatto importante è saper accettare gli anni che passano. Le rughe raccontano la storia della vita e cancellarle significa rifiutare la propria biografia ».

Per saperne di più:

www.morfopsicologiaitalia.it

Curare oltre lo spazio-tempo

Abbiamo intervistato Nuno Sa Coimbra, un medico portoghese che usa per le sue cure energetiche una luce detta Luce di luce. La Luce di luce ha la facoltà di attraversare la materia e di agire oltre questo spazio-tempo sull’origine prima di tutti i disturbi e di tutte le malattie. Oltre a ciò la Luce di luce ristabilisce la comunicazione con il mondo creatore, ossia ha anche un effetto spirituale.

Dottor Sa Coimbra, che cos’è la Luce di luce?

La Luce di luce è una luce che appartiene all’altro spazio-tempo. È stata captata per la prima volta dal francese Alain Masson utilizzando una tecnica fotografica particolare. Masson ha scattato delle foto, dette foto AD (attrazione doppia), che hanno captato la Luce di luce. In trent’anni di ricerca Masson ha potuto provare che questo tipo di luce non segue le leggi dell’ottica. Essa infatti passa attraverso la materia, agisce sulle memorie del corpo  e sui globuli rossi del sangue. Alcuni esperimenti effettuati da una biologa francese hanno dimostrato che i globuli rossi trattati con la Luce di luce sono più resistenti. Secondo altri esperimenti anche i neutrofili (che agiscono in caso di infezione) risultano più attivi dopo il trattamento.

Si sono fatti altri esperimenti del genere?

Sarebbe stato effettivamente utile proseguire nella sperimentazione, il problema sta nel fatto che la Luce di luce non si può misurare con le nostre apparecchiature poiché queste ultime sono fatte per il nostro spazio-tempo e possono misurare solo ciò che è più denso. Per il momento quindi si possono solo vedere e studiare gli effetti della Luce di luce e il solo modo che conosco per captarla è la tecnica fotografica di Alain Masson. Per constatare che la Luce di luce passa attraverso la materia si può ad esempio scattare una foto senza togliere il coperchio dell’obiettivo. Si ottiene così un’immagine ricca di colori e ovviamente nessuna forma materiale. Se poi si scatta di nuovo senza mutare la posizione della macchina ma togliendo il coperchio, si ottiene una foto con il paesaggio e colori diversi.

Lei ha parlato di memorie del corpo. Che cosa intende con questo termine?

Intendo alludere alle conseguenze di situazioni traumatiche, o vissute come tali, che generano delle interferenze. Sappiamo che l’essere umano ha un corpo energetico dal quale dipende la salute del corpo fisico. Le memorie agiscono dapprima sul corpo energetico e, una volta che questo è danneggiato, il disordine si manifesta a livello fisico, mentale o emozionale. Ciò che molti ignorano però è che le memorie sono fissate anche nell’altro spazio-tempo e che pertanto tutto il lavoro di cura che verrà fatto a livello fisico o energetico sarà solo un palliativo. Se curiamo una malattia a livello fisico siamo quindi lontanissimi dalla vera causa  dello squilibrio. Se la curiamo a livello energetico, avremo fatto un passo avanti ma non avremo ancora raggiunto l’origine. Se invece riusciamo ad agire nell’altro spazio-tempo, possiamo innescare una serie di reazioni a catena che provocheranno un effetto più profondo.

Quindi le malattie sono causate da memorie?  

Certo. Le memorie sono la vera causa di tutte le malattie anche se queste ultime si manifestano in modi diversi. Sono convinto che tutte quelle che la medicina considera come malattie non sono in realtà altro che sintomi. Ciò nonostante per curare agendo sui due spazi-tempo bisogna essere medici, poiché bisogna saper intervenire nei casi acuti, come ad esempio un infarto. Nello stesso tempo tuttavia bisogna essere ben coscienti che tutti i malesseri che affliggono il paziente non sono altro che sintomi. Ciò che conta è la memoria che ha causato il tutto.

Lei usa la Luce di luce sulla cicatrice più vecchia che il paziente riesce a ricordare. Perché?

Per vent’anni ho lavorato usando la terapia neurale e la foto Kirlian, ma le ho usate in modo particolare. Praticando la terapia neurale infatti ho compreso l’importanza della prima cicatrice, la ferita più vecchia che permette di lavorare sulle memorie. Per quanto concerne la foto Kirlian, solitamente la si usa per la diagnosi, ad esempio per individuare un problema all’utero, o alla prostata. Ma se si fa una seconda foto Kirlian dopo aver trattato la prima cicatrice, si scopre che tutto il quadro è cambiato. Quindi ho cominciato a lavorare sulle cicatrici usando la foto Kirlian solo per controllare l’equilibrio e mai per fare una diagnosi. All’inizio trattavo le cicatrici con la terapia neurale, poi ho usato il laser, più avanti ancora i colori e la cromopuntura. Finalmente ho scoperto la Luce di luce e ho constatato che potevo lavorare in modo molto più profondo. Quando usavo le altre tecniche potevo certo ottenere dei risultati: ad esempio potevo curare una sciatica, ma sentivo che mancava qualcosa e che il paziente continuava a soffrire anche se in modo diverso. Il fatto era che la cicatrice restava iscritta nell’altro spazio-tempo e che la si poteva trattare veramente solo a quel livello.

Le memorie che tratta attraverso le cicatrici risalgono solo a questa vita o possono essere più antiche? Non possono essere state causate da esperienze vissute ad esempio dai nostri antenati, o da noi stessi in altre vite?

Certamente.  Possono essere esperienze molto antiche. Ma le esperienze in quanto tali non mi interessanno. Se si tenta di conoscerle si rischia di perdersi e si entra in uno schema di sofferenza. Basta trattarle con la Luce di luce.

Quindi non è necessario che il paziente sappia quale memoria lo tormenta?

Penso di no. Sarebbe una conoscenza puramente mentale, ma potrebbe in certi casi agire inconsciamente e provocare degli sconvolgimenti a livello emozionale. Con la Luce di luce il paziente non sente nulla e le memorie spariscono dolcemente. Credo sia importante agire a un livello superiore.

Se ho ben capito una parte di noi vive in uno spazio-tempo diverso?

Ci siamo abituati a pensare che l’essere umano è solo ciò che vediamo. In tempi più recenti taluni hanno accettato l’idea dell’energia, ma i testi dell’antica Tradizione ci insegnano che la natura di tutte le cose è settuplice. La tecnica di Alain Masson permette di vedere questa molteplicità dei corpi. Se scattiamo una foto con la tecnica AD e poi rifotografiamo la foto stessa, otterremo un’immagine diversa. Questo fa pensare che abbiamo avuto accesso a spazi-tempo diversi e che abbiamo potuto vedere alcune di queste sette realtà. Inoltre Alain Masson ha scoperto che ciascuno di noi ha sopra la testa un alone luminoso che ha chiamato “nimbo”. Il nimbo è un organo, esattamente come il fegato, ma è un organo sottile e pertanto sfugge alla nostra vista ordinaria. Alain Masson ha scritto che quando due persone si incontrano e sentono un’attrazione reciproca, i loro nimbi si avvicinano. Se al contrario provano antipatia, i nimbi si allontanano. Quindi il nimbo è un organo di comunicazione interpersonale, ma non è solo questo: il nimbo infatti ci mette in comunicazione con il mondo creatore, con l’altro spazio-tempo. Le memorie traumatiche si fissano nel nimbo bloccando questa comunicazione superiore che può essere ristabilita solo se trattiamo le memorie. Man mano che il trattamento procede si vede che il nimbo si libera e diventa più luminoso. La comunicazione con il mondo creatore e con quello che ci circonda diventa più facile. Lo scopo del lavoro con la Luce di luce è proprio questo: liberare le persone dalle memorie per permettere loro di comunicare con l’altro spazio-tempo. A mio parere infatti la Luce di luce è un’intelligenza, una forza intelligente.

Quindi alla fine il lavoro con la Luce di luce è un lavoro spirituale?

Credo che, dato che siamo stati dotati di intelligenza, dobbiamo usarla per progredire. Purtroppo oggi il progresso è solo materiale, mentre dovrebbe essere anche spirituale. Ciò che chiamo medicina dei due spazi-tempo non è una medicina complementare e nemmeno una medicina alternativa, è semplicemente un prolungamento della medicina classica. La medicina moderna è stata tarpata della sua parte spirituale che un tempo era molto importante. Secondo me la scienza dovrebbe procedere per così dire mano nella mano con il mondo creatore dal quale noi tutti dipendiamo interamente. Dobbiamo avere l’umiltà di riconoscere la nostra ignoranza e la dipendenza da questo spazio-tempo diverso.

Per saperne di più: http://www.sacoimbra.com

Published in: on 8 settembre 2012 at 19:24  Lascia un commento  
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